11 settembre 1973. Cile

colpo di stato contro Salvador Allende

 

 

11 settembre 1973: il generale Augusto Pinochet bombarda ed espugna la Moneda, il palazzo governativo, dove resta asserragliato Salvador Allende capo di un governo socialista democraticamente eletto 3 anni prima.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nelle elezioni presidenziali del 1970, Salvador Allende, candidato della coalizione Unidad Popular,  aveva preso il 36,3% dei voti, il conservatore ed ex presidente Jorge Alessandri Rodríguez il 35,8% e il cristiano-democratico Radomiro Tomic il 27,9%. L'area di destra del paese contestò che venisse dato il governo a Allende per lo scarso scarto di voti con Alessandri. L'area di sinistra considerava invece meritato il governo, essendo Tomic in accordo con le posizioni di Allende e quindi il Governo si trovava a rappresentare oltre il 60% della popolazione. In Cile la costituzione prevede che sia  il Congresso ad avere l'ultima parola, e il Congresso approvò Allende.

Le destre presero da subito a sperare nell'Esercito. Ma anche se molti ufficiali erano ostili ad Allende, il generale Rene' Schneider, capo dell'Esercito, restava fedele al Governo. Questo gli costò la vita: venne simulato un rapimento e il generale vi restò ferito e morì il giorno stesso del giuramento di Allende. Documenti USA - desecretati 30 anni dopo - svelano che il commando che uccise il generale venne pagato 35.000 dollari dalla CIA.

 

Allende ereditava una situazione economica del Paese disastrosa: grandi sperequazioni nella distribuzione del reddito, inflazione galoppante, potere economico nelle mani di pochi.

La sua " vía cilena al socialismo" partì con la nazionalizzazione di grandi imprese (soprattutto quella del rame di cui il Cile è ricco), passò per la riforma del sistema sanitario e continuò portando avanti le riforme del suo predecessore Eduardo Frei sul sistema scolastico, la distribuzione del latte gratis per i bambini, e un tentativo di riforma agraria (Frei aveva espropriato circa un quarto di tutte le proprietà soggette ad esproprio). Frei aveva anche già parzialmente nazionalizzato il rame, acquisendo il 51% delle miniere di proprietà straniera e Allende espropriò la percentuale restante, per giunta senza ricompensare le compagnie statunitensi che sfruttavano le miniere.

Il mandato presidenziale in Cile dura al massimo di sei anni, il che può spiegare la fretta di Allende nell'attuare il suo programma.

Le riforme, come era prevedibile, trovarono l’opposizione dei proprietari terrieri, di alcuni settori del ceto medio, della destra rappresentata dal Partito Nazionale, della Chiesa Cattolica, scontenta della direzione presa dalla riforma scolastica, e, in ultimo, anche dei cristiano democratici.

 Dopo successi iniziali, l'economia del paese crollò nel '72: l'inflazione riprese a galoppare, i prodotti calmierati dal governo sparirono dai negozi e apparvero a borsa nera, la bilancia dei pagamenti vide salire le importazioni sulle esportazioni a causa del crollo della valutazione all'estero del rame cileno, unica produzione del Paese (ogni economia del terzo mondo prevede monoculture o monoestrazioni dalle proprie miniere per compiacere i mercati dei coloni). Lo sciopero dei camionisti blocca il paese. Ma scioperi di tutti i settori (soprattutto professionisti) danneggiano ulteriormente l'economia. La risposta invocata da più parti fu l'entrata nel governo del generale Prats, capo dell'esercito, come Ministro dell'Interno. Una visita di Fidel Castro di 4 settimane spaventa chi teme che Allende metta il paese sul binario di Cuba.

Nonostante gli indicatori economici in declino, la coalizione "Unità Popolare" di Allende aumentò i suoi voti al 43 percento nelle elezioni parlamentari di inizio 1973. Ma i Cristiano-Democratici si schierarono la destra rappresentata dal Partito Nazionale fondando la Confederación Democrática. A questo punto il Parlamento era al 60% contro Allende. Il conflitto tra esecutivo e legislatura paralizzò le iniziative di entrambe le parti.

Nell'agosto ben 2 colpi di stato vengono sventati dal Governo. Prats viene posto nel Ministero della Difesa, ma la scelta trova opposizioni violente al punto che deve lasciare ogni incarico, anche quello di capo dell'esercito. Questo ultimo incarico viene preso da Pinochet, sempre dichiaratosi fedelissimo ad Allende.

 

Quando nel 1998 Pinochet viene arrestato a Londra, il governo americano è costretto ad inviare centinaia di documenti desecretati, che malgrado le numerose censure, rivelano in maniera inequivocabile il coinvolgimento dell’amministrazione Nixon nel colpo di stato. La politica di Allende allarma soprattutto due colossi economici: IT&T (multinazionale che gestisce l’estrazione mineraria in Cile) e Pepsi Cola, il cui presidente è grande amico di Nixon. Per il presidente americano sono previsti cospicui finanziamenti nella prossima campagna elettorale in cambio di un particolare interessamento alla situazione cilena.

 

La visita di Fidel Castro a Santiago non aiuterà Allende. Ma secondo la CIA il presidente cileno non rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale. Sono Nixon e Kissinger che spingono i servizi segreti a fomentare un colpo di stato. Il complotto va avanti per ben tre anni. Si possono trovare nei documenti desecretati ordini precisi di Kissinger per aumentare la pressione su ogni punto debole dell’amministrazione cilena. Addetti militari all’ambasciata in Santiago vengono usati per inviare denaro a ufficiali dell’esercito e dirigenti governativi, vengono inviate anche armi e munizioni per formare gruppi di terroristi, da impiegare per il lavoro sporco; emblematica la vicenda del Gen. René Schneider (vedi sopra).  

Allende si è rovinato da solo … inizialmente la CIA era coinvolta, dopo no. (Henry Kissinger, Mixer, Rai, 1983)

Qualcuno ha detto che la dittatura di Pinochet non era fascista, ed è vero: fu una dittatura liberista, tra le più sanguinarie della storia. Questo stato vassallo dell’America allineandosi all’imperialismo economico del laissez faire, tolse tutti i paletti all’economia, lasciando libero sfogo alle dottrine anarcocapitaliste di Friedman. Così il Cile si ritrova già un anno dopo con una inflazione del 375; il tasso più alto del mondo. Un risultato ottimo per le multinazionali, che si ritrovano una massa di lavoratori disposti a lavorare più ore, con salari minimi e senza garanzie sindacali. Il duro lavoro svolto dal centro-sinistra per livellare le classi e garantire degli ammortizzatori sociali, è spazzato via.