1941  seconda guerra mondiale:

 

Pearl Harbor

 

Pearl Harbor, Base USA nel Pacifico dislocata in una insenatura naturale di in un’isola delle Hawaii turistica-mente famosa per la città di Honolulu. L’isola è a 4.000 km da San Francisco e 7.000 dal Giappone, ed è stata teatro di un feroce attacco giapponese durante la seconda guerra mondiale. L’insenatura (nella foto) è articolata ed ha acque profondissime. E' quindi un vasto porto naturale molto protetto. (clicca per cartografia dal satellite)

 

Il Giappone  era coinvolto nella guerra dal patto tripartito stipulato con Germania e Italia. Gli USA ufficial-mente no, ma in realtà nel marzo del 1941 era stata promulgata negli Stati Uniti una legge che autorizzava il presidente Roosevelt (eletto per la terza volta pochi mesi prima) a fornire materiale bellico agli “Alleati” contro le potenze del patto, addirittura anche senza pagamenti immediati. Il 14 agosto sempre del 1941 Roosevelt e Churchill avevano firmato su una nave da guerra dislocata nell’Atlantico la carta atlantica che definiva i principi fondamentali degli Stati democratici. E ancora: nel settembre gli USA prestano 1 miliardo di dollari all’URSS, in lotta contro le truppe tedesche. Quindi benché non coinvolti con azioni di guerra gli USA rappresentavano un grande problema per l’Asse nazzi-fascista. Ma ancor più per il Giappone in quanto a quello avevano applicato drastiche sanzioni, coinvolgendo anche altre nazioni nell’impresa, per punirlo delle politiche espansionistiche in Asia e nel Pacifico.

 

Il 7 dicembre 1941 stormi di aerei giapponesi attaccano di sorpresa la base di Pearl Harbor, distruggono l’arsenale navale e aereo dell’isola, causando alche 2.300 morti e 1.000 feriti.

La reazione non si fa’ attendere: l’8 dicembre gli americani dichiarano guerra al Giappone. (e l’11 dicembre Germania e Italia, in conformità al “patto tripartito”, dichiarano guerra agli USA). Per capire perché il Giappone vedesse così importante quella base, leggi la nota a fondo scheda.

 __________________________________

 

 

Il 1º settembre del 1939 la Germania invade la Polonia, provocando, il succes-sivo 3 settembre, la dichiarazione di guerra di Gran Bretagna e Francia, legate da un patto di alleanza con i polacchi e ormai decise a frenare l'aggressività tedesca. Credendo che la guerra volgesse oramai al termine, il 10 giugno 1940 anche l'Italia di Mussolini entra in guerra.

 

Nel 1937 il Giappone inizia a spadroneg-giare prima sul continente asiatico poi (1939) nel Pacifico, creando problemi ai proponimenti di egemonia agli Stati Uniti

  

 

Il 7 ottobre 1941, due mesi prima dell’attacco giapponese a Pearl Harbor, il capitano Arthur H. McCollum consegna al presidente Roosevelt un memorandum in cui si ipotizza lo scenario possibile con la vittoria dell’Asse: l’Europa occupata dalle truppe nazi-fasciste e, con la sconfitta militare britannica, un quasi immediato “effetto domino” in America dove i territori posti sotto il controllo di Londra in America centrale, meridionale e nei Carabi, ma anche in Canada!, sarebbero caduti nelle mani di Berlino così come la flotta inglese del Mediterraneo e dell’Atlantico.

 

Arthur H. McCollum, nato e vissuto in Giappone, da genitori americani, conosceva usi costumi ma soprattutto la lingua e la mentalità dell'isola, era un capitano di fregata della Marina statunitense e come tale aveva prestato servizio, seppur per un breve periodo, presso l’ambasciata Usa di Tokyo. McCollum, però era soprattutto un agente del Nio, il Naval Intelligence Office di Washington l’unico abilitato a fornire informazioni di intelligence e documenti di analisi strategica alla Casa Bianca

 

 

 

Un sondaggio effettuato nel settembre del 1940 (ad un anno dall’inizio della guerra in Europa) avvertiva che quasi il 90% degli americani era ben deciso a rimanere fuori dal conflitto. In più c’era una sorta di “patto” con la nazione stipulato da Franklin Delano Roosevelt (foto a destra), xxx presidente degli Stati Uniti; questi aveva assicurato gli elettori (“I assure you again, and again, and again...”) e le famiglie americane che mai “nessun ragazzo americano sarà sacrificato su campi di battaglia stranieri”.

 

 

 

il 27 settembre del 1940 Germania, Italia e Giappone firmano a Berlino il “Patto Tripartito”.

Londra era rimasta l’unico baluardo alla straripante potenza delle forze dell’Asse (RoBerTo, Roma, Berlino, Tokio). Ora, con l’alleato giapponese, l’Asse espandeva le sue mire al Pacifico. Se Londra cadeva, l’Asse arrivava a gestire le colonie inglesi e le aree di influenza in America del Sud e in Canada. Washington non poteva rimanere a guardare.

      (firma del patto a Berlino: da destra: Hitler, Ciano, Kurusu ambasciatore giapponese)

 

Nel settembre 1940 Roosevelt fa approvare dal Congresso il “Draft Act” che gli conferisce la facoltà di aiutare la Gran Bretagna e di convertire le industrie nazionali alla produzione bellica. Nell’ottobre 1940 la Casa Bianca decide di trattenere alla Hawaii le navi di stanza nel Pacifico per un’esercitazione sguarnendo tutte le altre basi della costa continentale. Alla fine del 1940 scatta un embargo petrolifero contro il Giappone per condannarlo delle sue aggressioni a Cina e Indocina al quale aderisce anche l’Olanda. In Giappone avvia trattative che risulteranno poi inutili. Nel 1941, la Us Navy invia più volte incrociatori nelle acque territoriali giapponesi. Vibranti proteste di Tokyo. Nel febbraio 1941, viene ristrutturata la flotta americana: fino ad allora unica, viene divisa in Flotta Atlantica e Flotta del Pacifico, questa agli ordini dell’ammiraglio Husband Kimmel (foto a destra). L’11 marzo 1941, il Congresso approva il Lend-Lease Act che attribuisce al presidente Usa la facoltà di aiutare tutti i paesi in guerra contro Italia, Germania e Giappone, con prestiti volti all’acquisto del materiale bellico che le industrie americane stavano producendo.

 

L’embargo petrolifero messo in atto dagli olandesi e dagli statunitensi cominciava a mettere alle corde il Giappone. Le riserve scarseggiavano e i negoziati stagnavano, a tal punto che il neo governo giapponese decise l’invasione delle Indie olandesi fonte di approvvigionamento. Prima dell’occupazione, però, bisognava “immobilizzare” la flotta statunitense. Era il settembre 1941 quando l’alto Ammiragliato giapponese, nella persona dell’ammiraglio Isoroku Yamamoto (nella foto), cominciò a pianificare l’attacco che prevedeva due direttrici principali: la prima avrebbe colpito Pearl Harbor con una serie di bombardamenti aerei (come poi avvenne). La seconda, poche ore, prevedeva lo sbarco anfibio di un’armata d’occupazione nelle Filippine (all’epoca colonia statunitense). Il 2 novembre dello stesso anno l’Imperatore Hirohito dà il proprio assenso.

 

 

Tutti i messaggi vennero intercettati dallo “Splendid arrangement”, decriptati e consegnati a Roosevelt e a “pochissimi intimi”. Durante le intercettazioni si venne a scoprire anche il punto geografico di raduno della flotta giapponese.

L’unico a non sapere dei movimenti e delle intenzioni nipponiche era proprio l’ammiraglio Kimmel che da poco aveva assunto il comando della flotta americana del Pacifico. Egli era cosciente che la concentrazione rappresentava un pericolo. Ne era talmente convinto che decise di organizzare un’esercitazione navale di 4 giorni, dal 21 al 24 novembre, “Exercise 191” dove si prevedeva un attacco nipponico alla flotta di stanza alle Hawaii. Ma quindici ore prima dell’inizio Washington ordinò a Kimmel di fare dietrofront e rientrare in porto con la flotta proprio per non “provocare i giapponesi”! L’esercitazione, insomma, non si doveva fare.

(nella foto una vignetta con Roosevelt che chiude i suoi scheletri nell'armadio, tranquillizzandoli "dopo le elezioni")

 

Il 26 novembre la flotta imperiale giapponese, al comando del vice ammiraglio Chuichi Nagumo, salpa le ancore verso il suo obiettivo.

Trentuno navi, tra cui 6 portaerei con 423 aerei (nella foto uno "Zero") solcavano il mare verso la guerra. L’arrivo sull’obiettivo doveva avvenire poco dopo l’orario d’inizio ufficiale delle ostilità, non ancora fissata. L’obiettivo dell’attacco venne “intercettato” da Washington il giorno prima della partenza della flotta giapponese, cioè il 24 novembre (il 23 data delle Hawaii): mancava solo la data finale dell’attacco che Tokyo non aveva comunicato nemmeno ai vertici militari. A Kimmel venne comunicato soltanto una vaga notizia riguardante una flotta giapponese salpata da Hitokappu con probabile destinazione le Filippine o la Malacca.

 

Nel Pacifico c’erano tre grandi portaerei americane, due a Pearl Harbor, la Lexington e la Enterprise e una a San Diego, la Saratoga. Il 28 novembre Washington dà l’ordine di partenza alla Enterprise, e ad 11 navi da scorta tra incrociatori e cacciatorpediniere. Il loro compito era quello di portare 12 aerei ai marine di stanza nell’isola di Wake molto distante dalle Hawaii (!). Il 5 dicembre riceve un altro ordine da Washington la Lexington. Anche per lei ci sono 18 aerei da portare nelle isole Midway. La scortano altre 8 navi. Con queste apparentemente inutili missioni Washington mette in salvo tutte le portaerei e 21 modernissime navi. A Pearl Harbor rimangono 90 unità, tutte relativamente vecchie comprese 8 corazzate con oltre trent’anni di “carriera”.

 

Intanto la flotta giapponese era incappata in una tempesta che aveva letteralmente disperso la formazione tanto da rendere impossibile lo scambio di messaggi luminosi tra nave e nave. Il 30 novembre il vice ammiraglio Nagumo si vede costretto a interrompere il silenzio radio per ricompattare la flotta. I messaggi radio vennero puntualmente intercettati, decriptati e inviati a Roosevelt. Tutto questo, però, venne tenuto segreto a Kimmel e a Short. Il 2 dicembre l’ammiraglio Yamamoto trasmette via radio una frase: “Niitaka-yama nobore 12 08” (scalare il monte Niitaka l’8 dicembre).  Era l’ordine d’attacco fissato per l’8 dicembre (il 7, data di Tokyo).

 

Nemmeno questo messaggio viene consegnato a Kimmel e Short. E non furono informati nemmeno dei 4 cablogrammi trasmessi in codice “purple” tra Tokyo e l’ambasciatore a Washington, intercettati sempre dall’intelligence Usa. I primi due contenevano una comunicazione a Washington suddivisa in 13 parti nella quale si poneva fine ad ogni tipo di negoziato. Il terzo ed il quarto, trasmessi la mattina del 7 dicembre, contenevano la comunicazione della rottura delle relazioni diplomatiche e l’ordine di consegnare la dichiarazione di guerra un ora prima dell’attacco, cioè alle 13,00 ora di Washington. Queste ultime due comunicazioni furono poste in visione a Roosevelt alle ore 10.00, 4 ore prima l’attacco. Sulla base di tali informazioni il comando generale statunitense compilò un messaggio d’allerta per le Hawaii, ma i messaggi “inspiegabilmente” giunsero a destinazione ad attacco avvenuto.

Il 16 dicembre l’ammiraglio Kimmel ed il tenente generale Short, inconsapevoli vittime di queste manovre, vennero rimossi dall’incarico e degradati per negligenza nel comando.

 

NOTA

Per comprendere perché il Giappone vedeva strategica alla vittoria Pearl Harbor c’è da ricordare che nei primi del '900 l’aviazione aveva un ruolo decisivo nella sorte di una guerra. Gli italiani, per altro, avevano inventato uno stratagemma del tutto al di fuori di qualsiasi “codice cavalleresco”, ma che faceva ancor più dell’aviazione l’arma determinante: si trattava di sganciare bombe da una quota alla quale non potevano arrivare i colpi delle contraeree. Oggi la cosa si capisce di meno perché esistono i missili che raggiungono un aereo a qualsiasi quota, ma al tempo esisteva solo la contraerei; e la contraerei doveva vincere la forza di gravità, mentre gli aerei ce l’avevano a favore!

L’espediente era da quattro soldi, ma vincente. Gli italiani l’avevano consegnato alla storia nel 1911 bombardando “a cazzo di cane” Tripoli. La terminologia impiegata (“a cazzo di cane”) spero abbia urtato il lettore: voleva farlo. Si pensi infatti quanto si siano “urtati” quelli che hanno perso la casa, o un familiare, che so: un padre, un figlio, una moglie incinta, o siano rimasti invalidi a vita, senza sapere nemmeno che cosa stesse accadendo. Perché le bombe tirate così dall’alto e affidate alla forza di gravità invece di colpire gli obbiettivi, sovente vagano colpendo a caso qua e là; torno a dire “a cazzo di cane” (e torno a sperare che dia fastidio). Gli Americani fecero gran tesoro della lezione! Noi a Roma ne sappiamo qualcosa: “le bombe di San Lorenzo” hanno colpito 21 quartieri, oltre San Lorenzo!

Ora però la capacità di volo di queste armi determinanti era legata alla capacità del serbatoio. Un bombardiere carico di bombe - pesantissimo - poteva sorvolare una ridotta quantità di terre. Aumentare il suo serbatoio significava però appesantirlo ulteriormente: c'era un punto limite oltre il quale si doveva scegliere se trasportare bombe o il serbatoio! Un po’ come il berlusconiano ponte di Messina (non esiste ad oggi un materiale che regga se stesso – se stesso e non il ponte – per una campata così lunga!): la tecnologia impatta spesso con questi limiti. In seguito verrà inventata la tecnologia del rifornimento in volo (aerei "cisterna" che a metà percorso riforniscono il bombardiere avvicinandolo e agganciandolo), ma all’epoca non esisteva.

Si capisce allora quanto fosse strategico avere delle basi, in terra o per mare (leggi portaerei) vicine agli obbiettivi da colpire o controllare. Pearl Harbor era una base di terra altamente strategica per controllare il Pacifico. E comunque il suo protettissimo porto naturale ospitava ben 3 portaerei che avrebbero portato ancora più in là i bombardieri: Tokio distava infatti altri 7.000 km .

(nella foto la Enterprise, una delle 3 in forza a Pearl Harbor)

Proprio questo però alimenta i sospetti sull’amministrazione USA: le 3 portaerei, insieme ai migliori incrociatori, furono allontanati da Pearl Harbor pochi giorni prima dell’attacco verso pretestuose missioni. Come mai, se l’attacco avveniva “di sorpresa”? Dai documenti oggi desecretati emerge infatti che il comando militare aveva saputo dell’attacco e lasciò quindi in porto solo materiale di scarsa qualità. Tra questo, 2.300 uomini da immolare per giustificare un’entrata in guerra non più solo economica. Non c'è da scandalizzarsi: la ragion di Stato non tiene conto in nessuna Nazione delle vite umane (l’Italia può pensare a Cadorna o a Cavour, i primi due criminali che mi vengono in mente). L'America per altro lo aveva già fatto altre volte (Maine e Lusitania, come dico sul sito) e continuerà a farlo in seguito (15.000 immolati nel 1943 a Los Alamos per gli esperimenti nucleari del progetto Manhattan (il numero preciso dei morti non è mai stato rilevato); alcune migliaia in Irak sia nel 1991 che nel 2003 per esperimenti di vaccini, droghe e uranio impoverito e ancora 2.974 nel 2001 per l'operazione "11 settembre").