1964 guerra in Viet nam

incidente del golfo del Tonkino

 

La notte del 4 agosto 1964 due cacciatorpediniere U.S. Maddox e C. Turner Joy erano nel golfo del Tonkino al limite delle acque territoriali vietnamite per una missione clandestina di sostegno alla ffensiva lanciata in simultanea dalla Marina sud vietnamita e dall´Aeronautica laotiana contro il Vietnam del Nord. La notte era tempestosa, il rombo dell´elica perseguitava l´addetto al sonar già disturbato dalle interferenze atmosferiche. Forse ad un certo momento, già con la tensione alta negli animi, un falso allarme fa scattare i nervi e porta i cannonieri della Maddox e della Turner Joy a esplodere munizioni nel vuoto: «Sparavano a obiettivi fantasma», raccontava decenni dopo James Stockdale, comandante della squadriglia della Navy in volo di scorta sopra le navi. «Io li vedevo bene dall´alto: laggiù non c´era nessuna motosilurante nemica… c´erano soltanto l´acqua color di pece e il fuoco dei cannoni americani». La cosa era stata dichiarata anche nei giorni seguenti il falso attacco, ma nessuna autorità gli aveva dato ascolto.

Era accaduto che poco tempo prima una nave statunitense fosse stata attaccata da motovedette vietnamite e l'Amministrazione Americana avesse denunciato il fatto alla comunità internazionale per giustificare una rappresaglia militare contro il Vietnam. Ma era risultato subito schiacciante il particolare non trascurabile che la nave statunitense era sconfinata lei nelle acque territoriali vietnamite e perciò le motovedette l'avessero fermata.

 

L'incidente del 4 notte invece accadeva in acque internazionali! Le navi sono parte integrante di una Nazione. L'attacco a una Nave in acque internazionali, cioè a una nave che non viola nessuno Stato, è un attacco alla Nazione alla quale appartiene la nave! Nessuno doveva smentire un accaduto così ghiotto. E del resto i cannoni rovesciarono fuoco e ferro per quasi 20 minuti! Non importa se contro nessuno.

 Il 5 agosto Lindon B. Johnson 36° presidente degli Stati Uniti Convinceva il Congresso ad entrare in guerra contro i Viet cong.

 

Questo si può leggere nelle 400 paginette fitte di un fascicolo compilato nel 2001 da Robert Hanyok, storico della National Security Agency (Nsa), l´Agenzia preposta a intercettare le comunicazioni e a decrittare i codici cifrati. Hanyok ha consegnato il suo studio nel 2001 alla NSA, che lo ha subito classificato «top secret» anche se parlava di fatti avvenuto 37 anni prima. Solo più tardi altri storici, esterni alla National Security Agency, hanno avuto notizia che lo studio esisteva e nel 2003 hanno chiesto che fosse reso pubblico ai sensi della Freedom of Information Act, la legge sulla libertà d'informazione: ne dava notizia ieri il New York Times, che avanza un'ipotesi: «Alcuni funzionari dell'intelligence credono che la pubblicazione di quell'articolo sia stata ritardata perché l'agenzia temeva un confronto tra il ruolo che ebbero le informazioni manipolate nella guerra del Vietnam e quelle in occasione della più recente guerra in Iraq». Oggi si può leggere il tutto su sito ufficiale  www.nsa.gov/vietnam/index.cfm.

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breve storia della guerra

Alla fine della guerra d'Indocina (1946-1954) fu stabilita dalla conferenza di Ginevra (1954) una linea provvisoria di demarcazione al diciassettesimo parallelo tra la zona controllata dalle truppe del Viet Minh al nord e la zona sotto la nominale sovranità dell'ex imperatore Bao Dai al sud, in attesa di elezioni generali per la riunificazione di tutto il Paese. Questa linea divenne di fatto confine tra due stati differenti. Il nord adottò un modello di tipo socialista, mentre al sud, sotto Ngo Dinh Diem, che aveva abbattuto Bao Dai, sorse un governo legato agli Usa (i quali non avevano sottoscritto gli accordi di Ginevra). Il regime autoritario sudvietnamita provocò la nascita della resistenza armata. Nel dicembre 1960 venne fondato l'Fronte Nazionale di Liberazione, costituito da quasi tutti i gruppi di opposizione, conosciuti popolarmente come Vietcong. La guerriglia nel Vietnam meridionale fu fronteggiata con un crescente intervento degli Stati Uniti, che aumentarono notevolmente il numero dei "consiglieri militari" sin dal 1961, sotto la presidenza Kennedy (foto a sinistra). La guerriglia si estese sempre di più, e l'eliminazione di Ngo Dinh Diem (1963) non garantì agli Usa alleati locali meno impopolari (Nguyen Van Thieu, Nguyen Cao Ky).

 

Nell'agosto del 1964, dopo aver provocato l'incidente del golfo del Tonchino, gli Usa iniziarono sistematici bombardamenti aerei sul Vietnam settentrionale. La Rdvn si rivolse, per forniture militari ed economiche, alla Cina popolare e all'Urss, bilanciando, con estrema abilità, la propria posizione tra i due paesi, divisi da contrasti ideologici e diplomatici. Fu tuttavia l'Urss a fornire l'aiuto più consistente e decisivo dopo il rapido mutamento dei rapporti Usa-Cina dal 1972 e l'intiepidimento cinese verso Hanoi. Alla metà degli anni sessanta la guerra si intensificò e il contingente americano raggiunse gli oltre 500.000 effettivi, che restavano però in Vietnam per un breve periodo, così che furono milioni i giovani americani a sperimentare la "sporca guerra", ai quali venivano ormai affidati compiti più estesi, dato che solo poche unità del regime erano affidabili e il loro tasso di diserzione era altissimo. Gli Usa premevano perché i loro alleati in Asia, in Oceania e in Europa fornissero concreti aiuti in modo da ridurre la crescente opposizione in patria a una guerra che mieteva decine di migliaia di vittime. Ma i contingenti alleati (di Filippine, Australia, Nuova Zelanda e pochi altri) erano simbolici, con la sola eccezione del forte corpo di spedizione sudcoreano.

 Un obiettivo strategico Usa era quello di bloccare le infiltrazioni di armi e militari dal nord al sud, ma così facendo le forze statunitensi rischiarono più volte di trovarsi nella situazione in cui si erano trovati nel 1954 i francesi a Dien Bien Phu: asserragliati e bloccati in basi munitissime contro le quali i Vietcong e i nordvietnamiti, sotto l'abile direzione strategica del generale Giap (foto a destra), potevano concentrare i propri attacchi. Solo grazie all'enorme superiorità aerea Usa tali situazioni vennero sbloccate, risultando però costosissime in termini di perdite umane, mentre la concentrazione di forze impediva un capillare controllo del territorio. Nelle campagne venne adottata dagli Usa una strategia volta a "pacificare" le aree in cui maggiore era la presenza della guerriglia. Furono costituiti villaggi "strategici", cioè controllati strettamente dalle forze governative, mentre si procedette a bombardamenti indiscriminati delle zone "libere" e alla eliminazione sistematica dei dirigenti dell'Fnl (Programma Phoenix). Tuttavia la guerriglia non fu piegata, come dimostrò l'offensiva del Tet (1968), quando i rovesci del regime di Saigon e degli Stati Uniti non furono tanto militari quanto, soprattutto, psicologici e politici: crebbe sempre di più negli Usa e nel mondo l'opposizione alla guerra, al punto che il presidente L.B. Johnson rinunciò a ripresentarsi alle elezioni presidenziali.

Nel 1969, mentre venivano avviate trattative di pace a Parigi, il nuovo presidente Richard Nixon, respinte le proposte dei comandi militari per un ulteriore aumento del contingente Usa (già più di un terzo di tutte le forze americane di terra e di mare) annunciò l'inizio del disimpegno americano (vietnamizzazione). Tuttavia le forze che premevano per una soluzione militare della guerra (ormai diventata un colossale business) erano molto potenti: con il pretesto che la Cambogia, benché neutrale, non era in grado di impedire le infiltrazioni vietnamite lungo il sentiero di Ho Chi Minh (foto a sinistra), il piccolo paese venne selvaggiamente bombardato dai B52 e invaso nel 1970 da truppe Usa e sudvietnamite mentre venivano più volte ripresi i bombardamenti a tappeto delle città nordvietnamite. Solo all'inizio del 1973, dopo quasi cinque anni di trattative, fu firmato a Parigi un accordo tra Rdvn, governo rivoluzionario provvisorio (costituito nel 1969 come emanazione dell'Fnl), Stati Uniti e Repubblica del Vietnam per il cessate il fuoco. I combattimenti proseguirono tuttavia fino alla primavera del 1975, quando le forze nordvietnamite e i Vietcong giunsero a impadronirsi degli altipiani del Vietnam centrale per poi scatenare l'offensiva che fece cadere in poche settimane il regime di Saigon e portò all'unificazione formale del paese. Il Vietnam uscì stremato dalla guerra, con danni materiali, umani e ambientali immensi: sul paese, grande quanto l'Italia, erano stati scaricati molti più esplosivi di quelli usati su tutti i fronti e da tutti i belligeranti nel corso della Seconda guerra mondiale, oltre a un'enorme quantità di defolianti chimici. Pesò soprattutto, nel lungo periodo, l'aver dovuto gestire così a lungo una rigidissima e autoritaria economia di guerra, dalla quale non si seppe uscire per più di un decennio dopo la conclusione delle ostilità. Negli stessi Usa la guerra, l'unica persa nella loro storia, con 60.000 morti e oltre 100.000 mutilati, rimase come una ferita morale e psicologica per un'intera generazione, oltre a rappresentare un cruciale evento militare ed economico che ne ridimensionò il ruolo planetario.

 F. Montessoro

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Dati della guerra: morti

1.027.085   militari vietcong e nordvietnamiti

   254.257 militari sudvietnamiti

    56.869 militari americani

  430.000 civili sudvietnamiti

                              feriti mutilati:

  783.602 militari sudvietnamiti

  303.704 militari americani

1.000.000 civili sudvietnamiti