AFGANISTAN -  QUADRO POLITICO DALLA SUA INDIPENDENZA

 

L'Afganistan, terra di molteplici etnie organizzate in tribù governate da consigli di anziani e quasi sempre in contrasto tra loro, dopo essere stato un emirato britannico, nel 1919 diventa una monarchia indipendente ad opera di Amanullah Kan che ne detiene il trono per 10 anni, elaborando riforme che aprono il paese alla modernità, ma sono mal viste sia dal popolo che dalla precedente classe dirigente islamica. Nel 1923 il governo si dota di una costituzione anche questa contestata dagli stessi beneficiari (donne e popolo).

 

Nel 1929 Amanullah lascia senza resistenza il trono per evitare una guerra civile, avvedutezza che non risparmia al paese un quadriennio di rivalità tra le tribù e di interferenze Inglesi, con danno per la popolazione.

 

Nel 1933 prende il trono Zahir Shah che vi resterà 40 anni fino alla proclamazione della repubblica. Dal ’53 al ’63 affida il governo ad un suo cugino, Muhammad Daud, che come nuovo modernizzatore per giunta interessato al marxismo e aperto all’Unione Sovietica, suscita la stessa diffidenza e malcontento di Amanullah. “Dimissionatto” Daud, Zahir emana nel 1964 una nuova costituzione che prevede prime elezioni nel Paese. Il comunismo, dopo Daud, è messo al bando, ma nel ’64 nasce clandestino il Partito democratico del Popolo (PDPA), che però non può presentarsi alle prime elezioni del 1965. Un triennio di carestie dal 1966 al ‘69 e una grande crisi economica, fanno nascere malcontento contro la monarchia in tutto il Paese.

 

Viene allora proclamata la repubblica nel 1973 da Muhammad Daud, l’ex primo ministro di Zahir, che torna alla carica. Deposto Zahir, nel 1977 viene emanata una nuova Costituzione che definisce l'Afganistan uno Stato monopartitico e proclama l'Islam religione di stato, affidando il potere esecutivo al presidente e il potere legislativo al Parlamento (Shura), composto da una Camera degli anziani e una Camera del popolo.

Daud si aliena con queste soluzioni l’appoggio di Mosca e delle forze comuniste interne (ha per di più dimissionato i ministri comunisti), senza riuscire a consolidare le relazioni diplomatiche che intesse con gli altri Stati islamici e senza aver ottenuto la fiducia delle forze islamiche interne.

 

Viene così deposto (assassinato lui e tutta la famiglia) con un colpo di stato militare capeggiato da ufficiali comunisti nell'aprile del 1978. La Costituzione viene sospesa e si apre un nuovo periodo buio per la popolazione, con rivalità sanguinarie tra i due rami che si formano in seno al PDPA.

Nasce per contrapposto il gruppo armato dei mujaheddin, che interpreta il malcontento del popolo per le riforme comuniste (la riforma agraria infrange radicate tradizioni feudali e il ripristino delle libertà per le donne suscita allarmi maschili) e la sua diffidenza contro un governo “ateo”, anche se proclama la libertà di culto.

 

In appoggio ai governi comunisti, vacillanti per l’opposizione del popolo e dei potentati islamici, l’URSS invade il Paese nel dicembre 1979 e impone Karmal come primo ministro, presidente del Consiglio Rivoluzionario e Segretario Generale del PDPA, ponendo così fine anche alle rivalità tra i rami del PDPA  che da tempo si concludono con l’assassinio del rivale politico.

Gli USA e i loro alleati (Pakistani, Sauditi, ecc.) che mal vedono l’istallarsi della potenza rivale nella strategica zona dell’Asia centrale, puntano sull’opposizione mujaheddin foraggiandola e addestrandola, per ottenere il rovesciamento del governo comunista in carica e l’espulsione dell’URSS dalla zona. Ma “l’opposizione” è divisa in tante fazioni quante sono le Nazioni che offrono sostegno e concreti aiuti (Usa, Arabia saudita, Pakistan, ecc.) e ciascuna è in lotta con l’altra, devastando popolazione e territorio.

Nel 1986 Mohammed Najibullah salito al governo  tenta di pacificare il paese, promettendo apertura verso i mujaheddin e allontanamento delle truppe URSS d’invasione. Nel 1987 promulga una nuova Costituzione che prevede una elezione indiretta del presidente per un mandato di sette anni e una Assemblea Nazionale (Meli Shura) composta da Senato e Camera dei rappresentanti. Il PDPA controlla il governo, ma 50 dei 234 seggi della Camera sono riservati all’opposizione. Ma la guerriglia prosegue perché i mujaheddin mirano al ritorno dell’Islam per la conduzione del governo.

 

In seguito a vicende politiche interne (la perestroika di Gorbacev) l’URSS nel 1989 decide di ritirare le truppe di invasione. Najibullah, benché scoperto da un appoggio militare interno, resta al governo a fronteggiare la guerra civile. Ma quando nel 1991 l’URSS si scioglie, perde anche l’appoggio esterno di questa potenza e i mujaheddin prendono il sopravvento

 

Nell'aprile del 1992, il potere è preso ad interim da un Consiglio direttivo composto da rappresentanti mujaheddin. Ma prosegue la lotta tra le fazioni e mentre a Kabul Massud e Dostam trovano un accordo e nel ’93 passeranno i poteri del Consiglio nelle mani di Rabbani Presidente, Hekhmatyar lotta con la sua fazione per scalzare i rivali. Passeranno 4 anni di incessante tormento per la popolazione (92-96)

 

Le nazioni “interessate” alla regione afgana, perdono la fiducia riposta nei mujaheddin e cominciano a puntare (1994) sui taliban, integralisti islamici di stanza nelle scuole coraniche del Pakistan. Addestrati e armati da quelle nazioni, mettono a segno imprese in favore di un qualche ordine nel caos afgano, che destano l’entusiasmo del popolo.

 

Nel 1996 i taliban, foraggiati dalle stesse nazioni che prima foraggiavano i mujaheddin, prendono Kabul e il potere. Il regime che istaurano è il più oscurantista che l’Afganistan abbia mai conosciuto.

I mujaheddin riparano al nord est del Paese, realizzando così per l’Afganistan una doppia repubblica: al 90% sotto i taliban e al 10% sotto i mujaheddin, stretti nell’Alleanza del Nord guidata da Massud.

 

Nell’ottobre 2001 gli Stati Uniti, di fronte all’incapacità dei taliban di garantire la sicurezza degli oleodotti che attraversano (nuova via della seta) il paese, più che per i loro deliri integralisti contro la popolazione, foraggiano e armano i mujaheddin per capitolare il governo taliban, assicurando una feroce copertura aerea. Massud è stato ucciso prima dell’inizio dell’azione e allora i guerriglieri vengono guidati da Dostum.

L’intervento diretto degli USA è giustificato con l’accusa ai talebani di coprire Osama bin Laden indiziato di atti terroristici antiamericani dal 1998. Dostum a novembre entra a Kabul e prende il potere. I Taliban riparano a Sud, dove l’aviazione americana prosegue ininterrotti bombardamenti e le forze di Dostum incalzano.

Il 90% del territorio è ora sotto l’Alleanza del Nord e alla presidenza della repubblica viene posto Karzai.

Nel 2002 una grande assemblea di delegati di tutte le tribù e di tutte le etnie afgane, patrocinata dai paesi interessati alla situazione afgana, esprime un governo che porterà l’Afganistan entro 2 anni a libere elezioni democratiche. Karzai è riconfermato presidente.

 

 

 

 

 


 

AFGANISTAN - CRONOLOGIA

nota tecnica: la storia l’ho divisa in periodi di riferimento relativi alla storia occidentale per rendere più comodo l’inserimento dei nuovi dati. Stessa motivazione ha l’evidenziazione in grassetto delle date

 

periodo dell’antica Grecia

sia nel periodo del fiorire della Grecia che in quello della romanità le “potenze mondiali” del tempo si contendevano queste terre per la loro importanza strategica in quanto corridoio di transito tra Europa e Asia, la via della seta, che permetteva il contatto commerciale tra Egitto, Grecia e Fenicia prima e Impero Romano dopo, con le allora lontane terre cinesi e indiane e le loro fiorenti economie.

 

VI secolo a.C   Si dice che Zoroastro abbia introdotto in questo periodo, a Battra, nel nord dell’Afganistan, la sua nuova religione monoteista. Battra (l’attuale Balkh) era una grande città la cui fondazione è databile intorno al primo millennio a.C. e la sua importanza culturale è durata per quasi duemila anni. Alla base dell’opulenza delle città afgane, di cui Battra è un esempio, c’è l’economia mercantile che si sviluppa per le necessità delle civiltà mediterranee già fiorenti: Egitto, Fenicia, Grecia e ultima Roma. Carovane di mercanti trasportano seta, spezie, porcellane, pietre preziose dalla Cina e dal Nord dell’India fino al Mediterraneo. Questo commercio delinea di fatto quella che sarebbe passata alla storia come la via della seta, lungo la quale le oasi afgane sono tappe ideali per il viaggio. E’ da queste che sorgono le città. Anche il potere politico si sviluppa da queste città –oasi occasioni di sosta nel viaggio, perché i capi clan assicurano protezione ai mercanti in cambio di un pedaggio. Nascono così dei veri e propri regni tribali, che presto fanno gola ai regni più potenti, primo tra tutti quello persiano.

 

522-486 a.C. L’Impero Persiano si annette la maggior parte dell’odierno Afganistan[1] con le incursioni di Dario il Grande. Fioriscono altre città tra cui l’attuale Herat, presso la frontiera con l’Iran. Il suo primo nome fu Aria, e da lei nacque il termine “ariano”.

 

329-326 a.C. Alessandro il Grande[2] sottrae l’Afganistan all’impero persiano, ma non riesce a pacificare[3] le popolazioni che continuano a ribellarsi. A lui si deve la fondazione di un’altra grande città: l’attuale Kandahar, città santa per i mussulmani, che lui battezzò Alessandropoli,

323 a.C.  Alla morte di Alessandro, le satrapie orientali furono governate dalla dinastia seleucide, che regnava da Babilonia.

(intorno al 300, secondo una notizia letta non ricordo dove, ci sarebbe stata una dominazione del re indiano Chandragupta. La cosa sembra essere confermata nel data-base delle Donne in Nero: nel III sec. a.C. in lande Afgane avrebbe regnato un certo Ashoka, imperatore indiano. Sotto il suo impero la regione tra l’Afganistan nord orientale e il Pakistan nord occidentale sarebbe stata oggetto di una intensa attività missionaria Buddista

 

250 a.C.  Diodoto, un governatore locale greco-battriano, dichiarò indipendenti le pianure del fiume Amu dalla dominazione Seleucide. Da lì le popolazioni locali avanzarono verso sud e, nell'anno 180 a.C., imposero il loro dominio su Kabul e nel Punjab.

(altrove leggo invece che dal 256 al 130 a.C. una dinastia greca si stabisce nella Battriana, fondandovi un suo Stato).

Anche i Parti della zona orientale dell'Iran si staccarono dai Seleucidi e assunsero il controllo di Seistan e Kandahar.

 

periodo dell’antica Roma

130 a.C. Una confederazione di cinque tribù nomadi centroasiatiche (iraniane?), note come le Yüeh-chih, si impadroniscono del regno dei greco-battriani. Unite sotto le insegne di una di esse, la Kusana, conquistano il resto del territorio e fondano il regno omonimo, che diventa un intermediario commerciale tra Roma, India e Cina, dando nuova importanza (e lo stesso nome) alla cosiddetta "Via della Seta".

Per questa via, attraverso la valle del fiume Tarim, si espande in Cina il buddismo.

100 a.C.-50 a:C. Il regno dei Kusana (o Kushana) in questo periodo ha il suo massimo sviluppo e splendore. Probabilmente mantiene gli influssi culturali greci, legati alle sue origini (greco-batriane), assume la religione buddista per via dell’opera dei missionari arrivati dall’India, ma prende anche molto dalla cultura di Roma, sua partner commerciale. Nel 1° secolo a.C. i capi della dinastia Kushana, di origine indiana, tra cui Gandhara, avevano contatti regolari con Roma, tanto che alcuni motivi ornamentali romani, come tritoni, centauri, puttini che recano ghirlande, diventamo stilemi dell’arte Gandhara che fonde spiritualità e iconografie indiane, greche e romane. Risalgono a quest’epoca le famose statue dei Buddha di Bamyan, a nord di Kabul, fatte saltare in aria dal Governo Talibano nella primavera del 2001.

II secolo d.C. L'impero del re Kaniska si estende nel nord e nel centro dell'India e fino ai confini della Cina.

III secolo d.C. I Persiani sasanidi si impadroniscono da ovest di parte dell'impero kusano

 

IV secolo d.C. Una nuova ondata di nomadi centroasiatici (unni?) noti come Heftalì, assume il controllo del territorio. Il loro arrivo distrugge la cultura buddista.

 

550 d.C. i Persiani riconquistarono la zona che corrisponde all'odierno Afganistan, pur dovendo affrontare continuamente le rivolte delle tribù indigene.

 

 

Alto Medioevo

In questo periodo gli scambi commerciali verso il Mediterraneo hanno un ristagno per assenza di validi soggetti economici (le grandi civiltà mediterranee sono tramontate; esiste solo la potenza e la raffinatezza araba per tutto il medio oriente, l’Africa del Nord e la Spagna).

(==>indagare sugli scambi commerciali dell’Impero di Bisanzio)

 

642 d.C.    Arabi mussulmani sconfiggono i Sassanidi a Nahavand (vicino all'attuale Hamadan, in Iran) e conquistano tutto l’attuale Afganistan. Portano con la loro cultura la religione islamica, ma nel provare a convertire i locali trovano grande difficoltà. Di contro la loro cultura porta ad una vera rinascita il paese, che si avverte soprattutto nelle città, dove lo splendore artistico maggiormente lo manifesta.

700-1000 Ascesa di varie dinastie islamiche locali. Una delle prime fu quella dei Tahiridi, stabilitisi a Khorasan, il cui regno incluse Balkh ed Herat. A questa dinastia successe quella dei Safaridi, originari di Seistan. I principi del nord divennero presto feudatari dei potenti Samanidi, i quali, governando da Buhara, fecero comunque conoscere il loro splendore a Samarcanda, Balkh ed Herat.

Gli Arabi sviluppano attività mercantili in tutto il Medio Oriente, la classe dirigente trasforma l’eccedenza dei prodotti in spese dedicate al mecenatismo o ad abbellire le città, che divengono centri di una cultura raffinata e bastioni dell’Islam sunnita. L’Afganistan diventa uno dei fari della nuova civiltà islamica.

 


 

periodo  dei liberi Comuni Italiani

Il fiorire dell’Impero Mongolo (==>o anche delle economie cinesi e indiane?) riattiva i rapporti commerciali eurasiatici. Secondo autori come l’Arrighi, sono proprio questi scambi la base della prima accumulazione capitalistica, fenomeno che inizia nelle città-stato italiane.

dominio turco

X e l'XI secolo: I turchi sottomettono progressivamente tutto il territorio. La cultura islamica ha massimo splendore sotto la dinastia afghano-iraniana dei ghoridi (1148-1215) che gradualmente estesero il loro dominio anche al nord dell'India

 

dominio mongolo

1219   i Mongoli, sotto il comando di Gengis Khan, invadono la parte orientale dell'impero del sultano Ala ad-Din e nel 1221 conquistano tutto il territorio afgano, annettendolo al loro vasto impero.

L’invasione di Gengis Khan porta la distruzione del complesso e sofisticato sistema di irrigazione nel centro-nord del paese, che da fertile si trasforma in deserto, e la distruzione delle magnifiche città edificate dagli arabi. Alcune di esse saranno cancellate per sempre, altre sopravviveranno come Kabul, Kandahar o Herat, ma non ritroveranno più l’antico splendore.

1227  La frammentazione dell'impero dopo la morte di Gengis Khan (1227), permette ad alcuni capi locali di acquistare autonomia sui territori da loro controllati, mentre altri giurano vassallaggio ai principi mongoli.

1273 Marco Polo attraversa il Turkestan Afgano.

1360 tutto il territorio cade sotto il potere di Timur Lenk (Tamerlano), il conquistatore turco di fede islamica, i cui discendenti governarono Khurasan fino agli inizi del secolo XVI.

 

 

periodo delle spedizioni navali

L’abilità dei cantieri navali europei e l’arditezza di alcuni temerari capitani, espandono la presenza europea in Africa e, circumnavigato l’estremo sud dell’Africa, la portano fino in Asia. A parte le lotte tra le potenze europee (Portogallo, Stagna e Olanda) per l’egemonia dei mari, e oltre il fenomeno della nascita dei porti-città lungo le rotte delle navi, la possibilità di raggiungere l’India e le Filippine con grandi navi da trasporto, traccia una nuova strada per i traffici commerciali: la marittima via delle spezie. Diminuisce così l’importanza dei Paesi sull’asse commerciale della via della seta.

 

1525 Kabul cade sotto  il controllo di Babur, fondatore dell’Impero Moghul in India, che per altro è un afgano. Da lì marcia sul Punjab e arriva a Delhi, sconfiggendo il sultano indiano a Panipat. L’impero Moghul durerà più di 200 anni e cadrà sotto i colpi dei cannoni inglesi. Alla passione dei Moghul per l’architettura si debbono alcuni tra i più grandiosi edifici dell’India, tra cui il famoso Taj Mahal, fatto costruire da Shah Jahan per l’adorata moglie morta anzitempo.

Il periodo in realtà è tormentato da lotte continue tra tre protagonisti che contemporaneamente si affermano o perdurano nella regione. Si tratta del terzo impero persiano sciita formatosi per la dinastia safavide nel 1502 che controlla la regione meridionale, e dell'affermato impero Moghul, che domina Kabul, e i discendenti uzbechi di Tamerlano, che dominano il nordovest.

 

epoca delle espansioni imperialiste europee

In secoli più vicini (==>da circa il 1650?) l’area afgana viene ad essere nell’area del "Grande gioco", una battaglia di circa due secoli tra grandi soggetti con mire imperiali.

La Russia degli zar comincia l’infiltrazione da nord a sud, sia nella zona del Caucaso, sia in quella dell’Asia centrale per tutto il Settecento e l'Ottocento a spese dell'Impero Ottomano e di quello Persiano (rispettivamente gli odierni Turchia e Iran).

Successivamente l'Inghilterra, presente in India, dalla quale aveva cacciato definitivamente i francesi nel 1763, prende ad espandersi da sud a nord fino a raggiungere i confini tra gli attuali Pakistan e Afganistan.

 

1736 L’Afganistan sud-occidentale é invaso dai Persiani.(<== controlla: non ci stavano già?)

1747 Una assemblea di capi della potente tribù Durrani elegge come shah Ahmad Durrani, capo militare già al servizio dei sovrani persiani. Come prima mossa Ahmad riprende Kandahar ai Persiani. La cosa spinge i capi della vastissima tribù dei Pathan (inglese: Pashto), la più antica e numerosa della regione, a dichiarare fedeltà al re dei Durrani: è l’atto di nascita del moderno Afganistan. In breve il nuovo stato si profila come una confederazione di tribù, con una monarchia centrale a cui quelle versano il loro tributo. Della confederazione fanno parte i Pathan e almeno altri 20 gruppi tribali di cui i più importanti numericamente sono i Tagichi e gli Aimaka (originari dello Yemen e di stirpe araba), e inoltre gli Hazara, minoranza mongola disprezzata dai Pathan e ancor oggi discriminata[4], i Turkmeni, discendenti delle tribù turche, gli Usbechi, che discendono da tribù nomadi siberiane e i Nuristani dell’Hindu Kush.

L’integrazione nella nuova realtà “nazionale” non è senza dissidi e scontri: gli Hazara, musulmani sciiti e i Nuristani, animisti, furono addirittura oggetto di una “guerra santa” e sottomessi con la forza.

Contemporaneamente lo shah deve anche consolidare le frontiere nazionali, minacciate dalle spinte espansionistiche della Russia zarista e dagli interessi dell'Inghilterra, che già si era stabilita in India. La presenza di un comune nemico esterno, per giunta “infedele”, rispetto all’Islam che accomuna tutte le tribù, realizza però una coesione tra le varie tribù in grado di sedare - almeno per il tempo della lotta comune - le rivalità continue che le logorano.

(==>probabilmente il regno dello shah Ahmad Durrani dura dal 1747 al  1773).

 

1836 Gli Inglesi invadono l’Afganistan. (<== verificare)

1838-1842 Gli inglesi temevano sia la violazione delle frontiere indiane da parte degli afgani, sia l'inserimento della Russia, filoafgana, nello scacchiere asiatico. Così nel marzo 1838 un esercito anglo-indiano invade il paese scatenando la prima guerra afghana. Incontrando scarsa opposizione, nel 1839 gli invasori occupano Kandahar ma, non riuscendo a controllare il paese, lo abbandonano. (==> nota delle Donne in Nero ==> Nel gennaio 1842, di 16.500 soldati e 12.000 civili rimane un solo sopravvissuto che arriva a Jalalabad su di un cavallo stremato <== chi è il soggetto? Inglesi o Afgani?).

1842-1878 Questo risultato consolida il dominio di Dost Mohamed Shah, relativamente favorevole ai russi[5]. Volendo aumentare la sua influenza nel nord dell'India, inizia a fomentarvi ribellioni antibritanniche.

Da nord i Russi tentano una penetrazione non violenta, attraverso la loro religione ortodossa che provano ad estendere alle popolazioni afgane e sfruttando i continui dissidi tra le tribù che spesso sfociano il lotte fratricide.

Quando diventa shah il figlio di Dost Mohamed, Shere Alì, questi riesce a consolidare il potere verso l’interno. Parallelamente prosegue la strategia del padre in India dove continua a fomentare ribellioni contro gli Inglesi. Ma la cosa non sarà sopportata dagli inglesi che si apprestano ad una seconda guerra afgana.

 

Tra il 1870 e il 1914 (inizio prima guerra mondiale) le economie degli Stati che si contendono l’area sono ampiamente globalizzate (come si direbbe oggi) e il controllo delle aree strategiche diventa elemento del proprio prestigio.

L'Impero Ottomano è in agonia e gli imperi europei se ne contendono le spoglie. Gli inglesi si insediano sul Canale di Suez nel 1882, negli Emirati del Golfo nel 1867 e nel Kuwait nel 1899. I russi premono da nord su ciò che rimane della vecchia Persia allo scopo di accedere all'Oceano Indiano, e la Germania si insedia nel cuore del Medio Oriente, ottenendo concessioni ferroviarie (la tratta Istambul-Baghdad-Bassora e quella verso La Mecca).

 

1878-1879   Per contrastare la penetrazione russa in Afganistan e al tempo stesso salvaguardarsi dalla sobillazione delle popolazioni indiane ad opera degli afgani, nel novembre del 1878 forze anglo-indiane invadono nuovamente l'Afghanistan; nel corso del conflitto gli afghani subirono una serie di pesanti sconfitte militari. La dinastia Durrani venne deposta e l'Afganistan privato dei territori situati a sud del Khyber (incluso il Khyber Pass), ancor oggi del Pakistan, e tutta la regione viene trasformata in mero "stato-cuscinetto" tra la Russia zarista e l'India. Il paese viene sottoposto al governo di un emiro imposto dagli inglesi, perdendo quindi il controllo della politica estera e non solo.

(le Donne in Nero citano questo fatto ===> 1880 Eroina afgana, Malalai, raccoglie la bandiera da soldati uccisi e la porta in battaglia. Gli inglesi lasciano l’Afganistan. <== ma la guerra non era già finita?)

1893   L’Emiro Abdul Rahman Khan contratta con russi ed inglesi i confini di frontiera dell’Afganis-tan. Si stabilisce la linea Mortimer-Durand, che fissa i confini ad Est con l’Impero Britannico. La linea divide però a metà territori abitati da un unico gruppo tribale, come il Baluchistan e il Pathanistan, creando una frontiera artificiosa, causa di rivendicazioni nazionali a tutt’oggi irrisolta e alimento di focolai fondamentalisti.

Il paese diviene un protettorato dell’Impero Britannico

(<==cioè si ufficializza quanto attraverso il governo fantoccio dell’emiro gli inglesi già avevano, o l’emiro era scelto dall’Inghilterra appunto perché l’Afganistan era diventato un protettorato dalla fine della guerra? (e quando è finita? dopo il 1880?)).

L’emiro amministrava le questioni interne, ma i rapporti con l’estero erano filtrati dal Viceré delle Indie, che inoltrava le questioni al governo centrale.

 

 

periodo tra le guerre, seconda guerra mondiale e primo dopoguerra (1918-1950)

L’impero Ottomano muore alla fine della prima guerra mondiale (1918). Gli interessi in medio oriente sono già delineati e gli attori principali sono già tutti presenti. Tutti meno quello che oggi è il più importante, gli Stati Uniti, che inizieranno la loro presenza nell'area, sostituendo l'Inghilterra nel ruolo di protettore del neonato (1932) regno dell'Arabia Saudita. Il ruolo del Medio Oriente, però è mutato con l'affermarsi in Occidente di un modello economico e sociale basato sulla disponibilità energetica derivante dal petrolio. La seconda guerra mondiale vedrà in quest'area l'affermazione dell'egemonia statunitense che costruirà un sistema di alleanze basate sulle monarchie feudali arabe, sull'Iran dello Shah, sul Pakistan, stato nato nel 1947 dalla partizione dell'antico Impero Indiano in mano agli inglesi tra indù e musulmani, e, naturalmente, su Israele, vero cane da guardia dell’Occidente in Medio Oriente.

Il "Grande gioco" dell'Asia Centrale, si viene così a saldare con il "Grande gioco" degli interessi petroliferi mediorientali.

 

1919  Il protettorato britannico è diventato insostenibile per le varie tribù afgane. Accade che insorgano e Amanullah Kan (o Aman Allah Kan), nipote dell'emiro imposto dai britannici, prende il comando della lotta. Il 29 agosto del 1919 dopo soli quattro mesi di scontri, viene proclamata l’Indipendenza. Questa sarà riconosciuta col trattato di Rawalpindi.

Amanullah sale al potere e viene riconosciuto re da tutte le tribù. Il suo regno dura 10 anni (1919-1929) e apre ad una serie di importanti riforme sul piano politico, sociale e religioso tese alla modernizzazione del paese, soprattutto sul fronte del costume.  Tra le prime cose viene abolita la schiavitù[6]. Poi viene dichiarata la parità fra i sessi. Nel gennaio 1921, inaugura, insieme alla Regina, la prima scuola femminile. Si scatenano pesanti contestazioni da parte del clero. Contro esse il Re cita un “hadis” (discorso del profeta): “la ricerca del sapere è un obbligo di tutti i mussulmani uomini e donne”. Sosteneva inoltre che bisognava istruire le donne perché “lasciarle nell’ignoranza vuol dire non saper a loro volta educare i propri figli nel seno della famiglia”. Nello stesso anno inizia la pubblicazione di un settimanale per le donne, alla cui redazione lavora perfino la Regina.[7]

1923  Istituzione di un governo costituzionale e abolizione dei titoli nobiliari. Questo governo fu il primo a stabilire relazioni diplomatiche con l'Unione Sovietica, "relazione particolare" che sarebbe durata settant'anni.

1924   Viene terminato il primo ospedale per le donne. Ogni anno si aprono nuove scuole, con l’obbligo di frequenza fino alla quinta elementare anche per le bambine.

(1926  secondo una fonte è in questa data alla quale Amanullah si proclama re.)

1928  Abolizione dell’obbligo di indossare il velo (“il chador deve essere una libera scelta”). La Regina è la prima a scoprire il viso in pubblico [8].

Nel frattempo anche l’India aspirava alla propria indipendenza. Amanullah Kan appoggia la causa indiana e intrattiene con il Mahatma Gandhi un fitto carteggio. Ma a questo punto il giovane Re diventa scomodo anche per i britannici. Così questi cominciano ad appoggiare il clero afgano, contrario a tutte le innovazioni e soprattutto all’emancipazione delle donne, e il clan dei Mohammedzai, discendenti della dinastia detronizzata nel 1879, che da sempre contrasta il programma di riforme e col clero sobilla il popolo.

1929   Sopraffatto dalle forze straniere e dai mullah locali, il Re abbandona  il Paese, anche per evitare che una guerra civile mieta vittime tra la popolazione. Per nove mesi governa un re fantoccio, sottufficiale dell’esercito, figlio di un portatore d’acqua, scelto dagli inglesi e poi da loro ucciso – appunto dopo nove mesi - con la scusa (incredibile!) di aver tradito il proprio Re.

Appoggiato dagli inglesi sale al trono un lontano cugino del Re Amanullah, Nader Khan, gradito al clan dei Mohammedzai.

1931  Viene approvata una nuova Costituzione che, per accontentare i leader islamici, riconosce il potere dei capi locali.

1933   Nader Khan, dopo tre anni di terrore, viene assassinato da uno studente.

La corona passa a suo figlio Zahir Shah. Questi rimarrà Capo dello Stato per il periodo più lungo che l’Afganistan abbia conosciuto: 40 anni, fino al 1973. Nei primi vent'anni di regno tenta di consolidare la nazione, incrementa i rapporti con l'estero, sostiene lo sviluppo interno con fondi esclusivamente afgani e istituisce stretti rapporti commerciali con la Germania, l'Italia e il Giappone.

1934   Gli USA riconoscono  finalmente (ultimo stato a farlo) l’Afganistan come stato sovrano.

1939   Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Zahir Shah proclama la propria neutralità, ma nel 1941, su richiesta della Gran Bretagna e dell'Unione Sovietica, accetta di espellere dal paese più di 200 tedeschi e italiani che vi vivevano.

1942   Gli Stati Uniti stabiliscono relazioni con l'Afganistan.

1946   L'Afganistan diventa membro delle Nazioni Unite.

1947   Fine dell’Impero Britannico in India e soluzione delle sanguinose e centenarie controversie religiose in questo sub-continente, con l’invenzione del Pakistan. Questa regione viene ricavata su territori in parte indiani e in parte afgani, con la solita logica post coloniale di tracciare delle linee a caso rispondenti a esigenze emergenti e indifferente alle realtà preesistenti delle popolazioni. Nel Pakistan si trasferiranno tutti i mussulmani dell’India, mentre tutti gli indù dello Stato appena inventato dovranno spostarsi nella nuova India tutta induista. Milioni di rifugiati attraversano il confine indo-pakistano in ambedue le direzioni, i musulmani diretti a est, gli indù e i sikh a ovest, tra massacri reciproci: pare che le vittime degli scontri possano ammontare a mezzo milione. Malgrado tanto forzato esodo, oggi vivono in India circa 110 milioni di musulmani, facendone uno dei più popolosi stati musulmani del mondo. In oltre, quanto ai confini, il Kashmir é ancora al centro dello scontro indo-pakistano.

Con la creazione dello Stato del Pakistan, la vecchia Linea Durand pone l’Afganistan dinanzi al problema dello status politico dei pashtu[9], afgani che abitano in territorio pakistano.  L’Afganistan avanza formalmente la richiesta al Pakistan di permettere alle tribù pushtu di decidere della loro sorte, richiesta di autodeterminazione che il Pakistan ignora. Per rivalsa l'Afganistan voterà contro l'ammissione del Pakistan alle Nazioni Unite.

1949  Il Parlamento Afgano denuncia il Trattato Mortimer-Durand  

(e si rifiuta di riconoscere la Linea Durand come frontiera legale tra Pakistan e Afganistan <== dicono le Donne in Nero. Secondo me, invece era proprio in base a quella che risultava essere afgano il popolo pashtu, e per questo il parlamento la invoca).  

Le relazioni tra i due paesi si inasprirono negli anni successivi, con scontri lungo i confini, specie dopo il 1949 quando, con l'appoggio dello stesso governo afgano, le popolazioni del luogo creeranno un movimento per l'indipendenza di un paese che si sarebbe chiamato Pashtunistan o Pathanistan, visto con favore dall'URSS, ma mai realizzato.

1953   Viene nominato primo ministro il tenente Mohamed Daud Kan, cugino e cognato del re (lo Zahir Shah salito al trono nel ‘33 dopo l’assassinio del padre). Durante il suo governo realizza sistemi di irrigazione, strade e scuole. Trovandosi in una zona ad alta conflittualità, all'inizio della “guerra fredda” l'Afganistan cerca di mantenersi equidistante tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Capita così che Daud realizzi centrali idroelettriche con l'aiuto finanziario degli Stati Uniti e riorganizzi le forze armate con l'aiuto sovietico e, seguendo l’esempio di quel paese, nazionalizzi i servizi.

1956   Nell’Unione Sovietica Krushev inizia il cammino di destalinizzazione, mentre gli USA si trovano sempre più ad appoggiare il Pakistan e a rifiutare aiuti militari all’Afganistan. Entrambe le cose spostano “l’equidistanza” afgana verso l’URSS. Del resto già dal 1955 migliaia di afgani venivano regolarmente inviati a studiare in Unione Sovietica dove ricevevano una formazione soprattutto militare.

In questo periodo Daud abolisce (come già Amanullah Kan) l'obbligo del chador per le donne e la purdah, ossia il divieto di mostrarsi in pubblico con l’obbligo di occupare settori ben precisi della propria stessa casa. Le donne cominciano addirittura ad iscriversi all’Università, diventano forza lavoro e arrivano a partecipare al governo.

1961 Le ambizioni indipendentiste dei pushtu portano Daud a ricorrere a misure repressive.

L'influenza sovietica comincia a farsi sentire sulla stampa e nell’orientamento del governo. In un Paese fino a quel momento governato secondo la legge coranica, questo processo non poteva essere visto di buon occhio, né dal popolo né dai consiglieri del re, anche se per motivi opposti.

Nello stesso anno, con la scusa dell’insoluto problema pustu, il Pakistan chiude le frontiere con l'Afganistan. Probabilmente la decisione risente dello spostamento dell’Afganistan verso l’URSS e dell’influenza invece USA sul Pakistan.

marzo 1963  Come già al tempo dei tentativi di modernizzazione di Amanullah Kan (1919-1929), la modernizzazione (per di più marxista) di Daud si insabbia nell’avversione generale. Il re Zahir, benché zio e cognato dello statista,  ne "accetta le dimissioni" da primo ministro e, due mesi dopo, il Pakistan riapre le frontiere benché il problema dei pushtu resti irrisolto.

Si cerca un nuovo primo ministro che non appartenga né all'aristocrazia né alla famiglia reale. La scelta cadde su Muhammad Yusuf, che propone un gabinetto di tecnocrati e intellettuali e lavora ad una nuova Costituzione[10] basata sui principi della libertà individuale che preservi, al tempo stesso, i valori dell'islam e la monarchia. Entrata in vigore nel 1964, la nuova Costituzione permette per la prima volta la formazione di partiti politici e la realizzazione di elezioni, ma proibisce, anche se non in maniera esplicita, la formazione di partiti marxisti.

1965   Un Partito Comunista si forma lo stesso in clandestinità: il PDPA,  Partito Democratico del Popolo Afghano[11].

1965 settembre Prime elezioni legislative, così come previsto dalla nuova costituzione. Ma anche prime manifestazioni antimonarchiche organizzate dal PDPA. Questo, benché neo nato, si divide subito tra gruppo Jalq (composto dall'etnia tadjik o afghano-persiana), con l’obbiettivo di una rivoluzione basata esclusivamente sull'alleanza tra operai e contadini, e il gruppo Parcham, "bandiera", (dell'etnia pashtu), con l’obbiettivo di una più ampia unione popolare con la partecipazione degli intellettuali, della borghesia nazionale, delle classi medie urbane e dei militari. Questi partiti espongono le loro teorie attraverso organi di stampa, ParchamShola (Fiamma) e Khalk (Masse).

1968-1969  Periodo di pesanti difficoltà economiche aggravate da tre anni consecutivi di siccità durante i quali si ritiene siano morte per denutrizione circa 80.000 persone.

Lavoratori e studenti cominciano a organizzare il malcontento nelle zone industriali del paese. Le manifestazioni diventavano sempre più frequenti e numerose e le critiche al re si fanno più aperte.

1973   Il malcontento popolare è al giusto grado perché Muhammad Daud (“dimesso” nel 1963) non tenti di riproporre il suo governo con un colpo di Stato. Viene abbattuta la monarchia approfittando dell'assenza del re Zahir, all'estero per motivi di salute, e proclamata la repubblica. Mosca, che non aveva apprezzato la sostituzione di Daud, sostiene la sua nomina a presidente. Il PDPA saluta con favore la repubblica e anche il suo realizzatore Daud.

Viene abrogata la Costituzione del 1964. Daud propone un programma basato sulla democrazia e sul socialismo, quasi identico a quello che sarebbe stato pubblicato, quattro anni dopo – quindi anche dopo il suo assassinio -  nel primo numero del quotidiano Parcham, soprattutto riguardo a riforma agraria, nazionalizzazione delle banche, sviluppo industriale e giustizia sociale. Si ribadiscono anche i diritti acquisiti dalle donne.

aprile 1977  Viene approvata la nuova Costituzione che si rifà al modello dell'Algeria e dell'Egitto di Nasser; definisce l'Afganistan uno stato monopartitico e proclama l'Islam religione di stato, affida il potere esecutivo al presidente, dotato di ampi poteri, e il potere legislativo al Parlamento (Shura), composto da una Camera superiore (Camera degli anziani) e una minore (Camera del popolo).

Ma Daud decide di deporre dal suo gabinetto i ministri comunisti, cosa che gli fa perdere l'appoggio di Mosca.

1978   Poco sostenuto in patria (come tutti gli statisti progressisti), Daud cerca di riallacciare i legami con il mondo islamico (Kuwait, Arabia Saudita, Egitto e Persia) con cicli di viaggi diplomatici in questi paesi.

1978   Daud da una parte ha perso l’appoggio sovietico e la simpatia del PDPA e dall’altra non ancora ha stretto i rapporti che progetta coi paesi islamici. In patria le sue riforme non sono amate da un popolo mai progressista: è un momento facile per sostituirlo.

I militari organizzati dal Parcham assassinano Daud con tutta la sua famiglia col beneplacito dell’URSS.  Al suo posto mettono Nur Mohamed Taraki, che viene anche nominato segretario del PDPA. Hafizullah Amin, dirigente di una fazione comunista rivale, e Babrak Karmal, leader del Parcham, vengono nominati vice primi ministri. Questo rovesciamento tuttavia non fa che aumentare la tensione e le lotte all’interno del PDPA. Inizia una stagione di arresti e di torture. Anche tra Amin e Karmal nascono contrasti. Si lancia la Riforma Agraria contro la grande proprietà feudale, che tuttavia si scontra con le tradizioni ataviche solidissime nelle campagne e genera scontento tra i supposti beneficiari della riforma. In oltre il popolo non vede di buon occhio che il Paese sia guidato da esponenti di partiti comunisti e quindi atei.

1978 giugno   Nascono i mujaheddin (in arabo, combattenti per la fede), un movimento armato che da’ voce all’opposizione contro il marxismo delle istituzioni. Musulmani fondamentalisti provenienti da vari paesi dell’Islam per combattere il "Satana" del governo filo sovietico infedele, si raccolgono  nella cittadina di Peshawar, al confine con il Pakistan, e da lì espandono la guerriglia islamica in tutto il paese.

1979 febbraio  L'ambasciatore nordamericano a Kabul è sequestrato e assassinato. Gli Stati Uniti congelano gli aiuti economici e aumentarono la loro ostilità verso un governo che qualificano come filosovietico.

1979 aprile   Il conflitto tra Amin e Karmal si risolve a favore di Amin, che prende la carica di primo ministro (fino ad allora vacante).

1979 settembre  Consolidato il potere, Amin depone e fa uccidere il suo ex alleato Taraki.

Amin rivoluziona i modelli culturali del paese introducendo cambiamenti di stampo moderno (e marxista...) come l'eliminazione della "dote", una scuola con valori laici, la riforma agraria. Benché Amin avesse assicurato che l'Afganistan si considerava un paese non allineato, i contadini che ascoltavano le trasmissioni di Radio Mosca, si persuadevano che anche il nuovo governo fosse marxista, filosovietico e quindi ateo.

dicembre 1979   Truppe sovietiche penetrano nel paese "per motivi strategici”. Con questa dicitura si intende l’opportuno controllo delle oramai troppo frequenti rivolte popolari contro le innovazione del regime filosovietico che sta perdendo il controllo della situazione, e il monito alle popolazioni sotto la Russia che non restino contagiate da quelle rivolte.

Amin viene ucciso durante un colpo di stato appoggiato dalle truppe di invasione. Il PDPA consolida il suo potere insediando  Babrak Karmal come primo ministro, presidente del Consiglio Rivoluzionario e Segretario Generale del PDPA. Viene proclamata la libertà religiosa, ma nei fatti si conduce una campagna brutale contro l’Islam.

1979-1986 In varie parti del paese comincia a crescere la resistenza contro gli invasori sovietici; il movimento più forte è quello dei mujaheddin, con spedizioni di volontari finanziate inizialmente dall'Arabia Saudita, poi anche da altri paesi. Tra i volontari, spicca un miliardario saudita, Osama Bin Laden.

Spaventati per il clima da guerra civile che si va incupendo nel Paese, milioni di contadini si rifugiarono nel vicino Pakistan o in Iran. Le previsioni sono giuste: la guerriglia dei mujaheddin si scatena, peggiorata da rivalità tra le varie fazioni del movimento. Ce ne sono tante quante i paesi che sostengono e finanziano la rivolta contro il comunismo, quindi ci sono le fazioni degli Stati Uniti, dell’Iran, del Pakistan e dell’Arabia Saudita. L’elemento unificante tra le varie fazioni in pratica è solo la Djihad, la guerra santa contro l’invasore ateo e comunista. Molti responsabili delle varie fazioni risiedono all’estero, in Pakistan o in Iran.

1986 maggio   Dopo 5 anni di direzione, Karmal viene sostituito come segretario del PDPA da Mohammed Najibullah[12], un giovane medico pashtu, che ha vissuto in URSS ed ha diretto per anni i servizi segreti afgani.

1987 gennaio   Najibullah annuncia un cessate il fuoco unilaterale. Offre garanzie per i capi dell'opposizione mujaheddin disposti a trattare con il governo, un'amnistia per i ribelli prigionieri e la promessa di un prossimo ritiro delle truppe sovietiche che ancora imperversano nel paese in sostegno del suo governo. I mujaheddin, però, continuano a combattere lo stesso.

1987  Viene assassinata Meena, la fondatrice della Associazione di donne RAWA (Revolutionary Association of Women of Afghanistan), probabilmente dai servizi segreti sovietici o con il loro avvallo.

1987   Il governo comunista sostenuto dall'URSS promulga una nuova Costituzione in base alla quale il presidente è eletto indirettamente per un mandato di sette anni e l'Assemblea Nazionale (Meli Shura) è composta dal Senato e dalla Camera dei rappresentanti. Il Partito democratico del popolo controlla il governo, però 50 dei 234 seggi nella Camera sono riservati ai membri dell'opposizione.

1988    Più per la politica di Gorbacev della “perestroika”, che per sconfitte militari o per pressioni del governo locale, l'URSS decide di ritirare le truppe di occupazione.

1989 Dopo sei anni di trattative, viene firmato a Ginevra un accordo afghano-pakistano, sotto il patrocinio di Stati Uniti e Unione Sovietica. Tale accordo stabilisce le condizioni per i rapporti tra i due Stati, specifica principi di non intervento e garantisce il rientro volontario dei profughi, che sono al momento 4 milioni (per via della guerra civile congiunta alla lotta contro l’invasore sovietico).

Nello stesso anno il PDPA cambia il nome in Partito Watan (Partito della Patria).

1989 15 febbraio  Conclusione della ritirata. I Russi lasciano sul terreno tra 40.000 e 50.000 soldati, una catastrofe. Però il regime ateo e marxista di Najibullah resta in piedi. E allora i combattimenti dei Mujaheddin continuano.

1990   Najibullah, privo del sostegno dell’Unione Sovietica e pressato dalla guerriglia islamica (sostenuta anche dagli Stati Uniti), reintroduce regole che possano compiacere le istanze islamiche. Ma questo non basta a fermare la guerriglia o consolidare il suo governo su tutto il territorio.

1991 settembre   Stati Uniti e Unione Sovietica decidono congiuntamente di sospendere l'invio di armi sia al governo che alla guerriglia afgana. Il patto realizza poco, nella direzione della pace, perché restano aperti i canali dall’Arabia Saudita e dall’Iran, che per altro finanziano e riforniscono gruppi di mujaheddin in lotta tra loro.

1991 dicembre Alla fine di un percorso rovinoso iniziato con l’insuccesso dell’esperimento Gorbaciov, le repubbliche fondatrici dichiarano sciolta l’URSS.

Una volta scomparsa l'URSS, il regime di Kabul resta senza appoggi esterni.

1992  Il presidente Najibullah si rifugia nella sede dell'ONU a Kabul. Il governo passa nelle mani di quattro “vicepresidenti”.

Le autorità annunciano la propria disponibilità a negoziare con i gruppi ribelli, ma l’incontro, alle porte della capitale, tra loro e il comandante Ahmed Sha Massud, del Jamiat-i-Islami, provoca le proteste dei gruppi di mujaheddin di maggioranza pashtu, del sud e dell'est del paese. Dal Pakistan, Gulbuddin Hekmatyar, capo del gruppo fondamentalista Hezb-i-Islami, minaccia di bombardare la capitale se il governo non si dimette. Nei giorni seguenti, forze di Massud e di Hekmatyar iniziano a combattersi all'interno della stessa Kabul[13].

1992  15 aprile I Mujaheddin prendono Kabul, ma Najibullah, al sicuro presso l’edificio delle Nazioni Unite, scampa a rappresaglie [14].

L'alleanza dei gruppi islamici moderati capeggiati da Ahmed Sha Massud, nominato ministro della Difesa del nuovo governo, ottiene il controllo della capitale, espellendo gli integralisti guidati da Gulbuddin Hekmatyar.

1992 maggio  Il Consiglio Interno discioglie formalmente il Partito Watan (ex PDPA) e istituisce un tribunale speciale per giudicare gli ex ufficiali comunisti che avessero violato le leggi islamiche o nazionali. Vengono disciolti anche la KHAD, polizia segreta, e l'Assemblea Nazionale. Alcuni cambiamenti mostrano l'intenzione del governo di reintrodurre nel paese la legge coranica: viene proibita la vendita di alcolici e alle donne si fa obbligo di coprirsi il capo e indossare gli abiti tradizionali.

Hekmatyar, escluso da qualsiasi potere e rappresentante di ben altre istanze integraliste, esige il ritiro di Massud e delle milizie di Abdel Rashid Dostam da Kabul. Quest'ultimo era stato membro del governo comunista, ma lo aveva abbandonato per unirsi ai guerriglieri musulmani che avevano preso il potere.

E’ un periodo di violenze  e soprusi, di cui patisce soprattutto la popolazione civile. Il numero dei profughi aumenta.

L'economia del paese è paralizzata e il 60% dell'apparato produttivo distrutto. L'Afganistan cerca di rifarsi con la produzione di oppio, di cui diventa il maggior produttore nel mondo.

Il governo pakistano decide di bloccare il contrabbando di alimentari e di armi che attraversano la frontiera verso il sud dell’Afganistan dove ha radunato le sue forze Hekmatyar. Lo accusa di compromettere le relazioni tra i due paesi.

1993  I mujiaeddin insediano a Kabul come presidente il capo del Jamiat-i-Islami  Buranuddin Rabbani[15], tajiko.

Hekhmatyar e Dostam sono i principali leader in un conflitto contrassegnato da accordi e tradimenti

1994  Nasce nelle scuole coraniche (madrase) del Pakistan il movimento islamico dei Taliban (sing. Talib, letteralmente: “quelli che cercano”). Sono studenti del Corano, di etnia Pathan e di religione musulmano sunnita.  Nel novembre  un convoglio di 30 autocarri pakistani carichi di vari generi di conforto e alimentari viene assalito da banditi a Kandahar – sempre nel sud del paese controllato dalle forze più integraliste. Intervengono i Taliban che annientano i banditi e restituiscono il carico ai legittimi proprietari.  Questa capacità di intervento i Taliban l’hanno formata nei campi profughi del Pakistan con l’aiuto (materiale e tattico) dei servizi segreti del Pakistan, l’ISI (Inter-services intelligence),

Dall’episodio del convoglio di aiuti alimentari, interverranno sempre più frequentemente nelle lotte che dilaniano il paese, dando l’idea alla popolazione di portare un certo ordine e una certa disciplina nel caos delle fazioni di mujahideen o addirittura augurabili giustizieri in tanto caos. In due anni di guerra civile (1992-1994) i mujaheddin hanno gettato l’Afganistan in un abisso di distruzione morale e materiale, e i Taliban sembrano anche efficaci combattenti di quella paventata "alleanza integralista-comunista" che minacciava l'islam. Su essi sempre più puntano (cioè forniscono sostegno economico, materiali e addestramento) Pakistan, Arabia Saudita e Stati Uniti.

Entrati in lizza anche loro, tra le varie fazioni mujaheddin, conquistano velocemente ampi spazi nel territorio.

1996 settembre  Kabul cadde nelle mani dei taliban. I Mujahideen, compattati nella “Alleanza del Nord”, capeggiata dal tagiko Massud, ripiegano nella valle del Panshir, a Nord, tra le montagne più alte del mondo, e lì continuano a combattere.

I Taliban instaurano un Emirato Islamico, che però viene riconosciuto soltanto dall’Arabia Saudita, dal Pakistan e dagli Emirati Arabi Uniti. Affermano di voler fondare una “vera società islamica”, imponendo, per il bene di tutti, la sharia, la legge islamica da loro tradotta. Le elezioni non serviranno più, perché non appartengono alla tradizione islamica. Le donne lavoratrici vengono rimandate a casa e le bambine non potranno più andare a scuola: ritorna la purdah, con la segregazione in settori prescisi della casa, l’obbligo del burka, di scarpe silenziose per non distrarre il maschio che pensa, del silenzio. I vetri di una casa nella quale ci sono donne, debbono essere verniciati, perché non si abbia contatto con l’esterno. Pur in questo clima plumbeo, alcune donne trovano il coraggio di mantenere in vita associazioni (ad esempio la già citata RAWA) o di tenere aperte scuole casalinghe clandestine per le bambine e per donne analfabete. Ma le norme coraniche sono plumbee anche per il maschio: proibizione dell’ascolto della musica e di cantare, proibizione degli spettacoli, con chiusura di tutte le sale cinematografiche, dell’alcol in qualsiasi forma, della rappresentazione della figura umana in tutte le forme di arte. Il divieto di tagliarsi la barba è meno folle della minuziosa distruzione di tutte le opere d’arte relative ad altre religioni (cannoneggiamento dei Budda giganti di Bamiyan) o raffiguranti la persona umana (distruzione di quadri o di interi musei come quello di Kabul, incenerimento di tutte le pellicole prodotte e conservate negli archivi delle cineteche nazionali). E, per i contravventori: fustigazioni, lapidazioni e taglio delle mani, in esecuzioni pubbliche.

1997 fine   Benché abbiano da un anno il governo del Paese e le loro lotte per l’estensione del controllo su tutto il territorio proseguano, soprattutto a nord contro i mijaheddin dall’Alleanza, i taliban controllano solo l'80% del Paese.

1998 inizio  Un terremoto sconvolge Rustaq, città sotto il controllo delle forze di opposizione comandate da Massud. Il governo di Kabul, considera il sisma "una tragedia per tutti gli afghani", e invia perciò decine di camion carichi di medicinali e cibo alle migliaia di vittime attanagliate per giunta dal freddo dell’inverno afgano e dalla fame.

1998   Mazar-e-Sharif (importante centro a nord ovest) cade definitivamente nelle mani dei Taliban. Per vendicarsi per l’alto costo in perdite umane e impegno bellico che la conquista ha imposto, massacrano la popolazione civile, sulla quale avevano già infierito gli uomini dell’Alleanza del Nord.

-  L’UNICEF denuncia il collasso del sistema educativo del Paese.

-  L’economia afgana gira intorno alla esportazione di quantità immense di oppio. Più Organizzazioni Umanitarie denunciano il sistema barbaro di reclusione domestica delle donne e le vessazioni di ogni genere di cui é vittima la popolazione civile. Ma a tutto questo il mondo non da’ segni di  interesse.

1998 fine  Gli Stati Uniti lanciano dei missili contro quelle che presume essere basi militari afgane del miliardario saudita Osama bin Laden, accusato di essere il capo dell’organizzazione terroristica al Qaeda alla quale sono attribuiti i due attentati dell'agosto 1998 contro le ambasciate statunitensi di Nairobi (Kenya) e Dar es Salaam (Tanzania).

1999 luglio   Tutte le forze di opposizione tentano l’unione sotto la guida di Massud, che è già alla guida della nutrita Alleanza che controlla il 10% del territorio. Il governo scatena una offensiva militare che ostacola il processo di unificazione. Ma questo è l’unico risultato degli scontri; militarmente si succedono avanzate e ritirate da entrambe le parti.

1999 novembre   L'ONU commina sanzioni finanziarie ai Taliban e decretano l’embargo aereo della compagnia di bandiera Ariana perché il regime dei taliban rifiuta di concedere l’estradizione di Osama bin Laden. Da qualche tempo pare che questo, che è reputato il capo massimo dell’ala estrema del terrorismo mondiale, viva in una villa a Kandahar, nel sud dell’Afganistan, non lontano dall’abitazione del capo dei Taliban, il mullah Omar.  Le sanzioni saranno inasprita nel 2001.

2001 aprile   Inizio di un accanito cannoneggiamento talebano contro le statue dei Budda giganti di Bamiyan, disintegrate, dopo mesi di inutili cannonate, con la dinamite. Due sono i budda di Bamiyan , ma un terzo è a soli 7 km e sarà distrutto con la dinamite pochi giorni dopo. Questo è il primo avvenimento che attira l’attenzione internazionale sull’Afganistan. Quando l’attenzione del mondo si risveglia, la situazione umanitaria è gravissima  a causa della protratta siccità, i profughi sono milioni, la condizione della donna è animalesca e ai margini della zona controllata dai taliban continuano sanguinosi combattimenti (il 90% del paese è controllato dai taliban, mentre tutta la zona nord est del paese si può considerare una seconda repubblica sotto il controllo dei Mujaheddin comandati da Massud).

2001   8 settembre   Una bomba esplode nel Centro Anticrimine del Ministero degli Interni a Kabul. Un avvertimento delle Forze del Nord?

2001  9 settembre   Massud viene gravemente ferito da due finti giornalisti andati ad intervistarlo. Una risposta dei Taliban e di al Quaeda?

2001  9 settembre viene ucciso il Ministro della Cultura del Tajikistan, grande oppositore del gruppo islamico IMU.

2001   11 settembre  Esattamente 10 anni dopo la caduta dell’URSS e dello sfaldamento dei suoi resti con la secessione delle repubbliche dell’Asia Centrale, cadono le torri gemelle a New York per un attentato che verrà attribuito a Osama bin Laden

 

la storia prosegue su Afganistan_3_bombe USA_moventi

“bombe USA” è definizione spregiativa ma brutalmente realistica del periodo Afgano sotto “l’intervento” USA (che altro non è stato che un mero bombardamento aereo)

 

 

2001, 22 dicembre   Si insedia a Kabul un governo ad interim, capeggiato da Hamid Karzai (Pathano) composto soprattutto da Ministri della Alleanza del Nord. Ne fanno parte anche alcune donne, a dimostrazione che la condizione umanitaria con i mujaheddin cambia [16]. Il Paese é completamente distrutto; sono necessari miliardi di dollari per la ricostruzione.

2002, 10 - 18 giugno   Come stabilito alla conferenza di Bonn di dicembre, si tiene la Loya Jirga[17] a Kabul, una assemblea dei capi tribù delle varie etnie afgane composta da 1500 delegati provenienti da tutte le provincie dell'Afganistan [18].

Alla fine dei lavori, Hamid Karzai viene riconfermato primo ministro di un governo di transizione che in due anni porterà l'Afganistan a elezioni democratiche[19].

2002 luglio   Viene ucciso uno dei vice ministri.

2002 agosto Ricominciano gli attentati a Kabul.

In tutto il paese permangono focolai di guerra; soldati americani ed inglesi sono ancora presenti per completare le operazioni di guerra. Molte donne nella parte ovest, verso Herat, sono ancora sottoposte all’obbligo del burka.

 

 

==> chiarisci e posiziona nel tempo il fenomeno del “Golden crescent”, lo scambio eroina-per armi tra mujaheddin e fornitori della CIA

 


 

[1]   Adotto la scrittura “Afganistan” che ben mi sembra riprodurre la fonazione che riferisce al nome del paese. Alcuni dottamente, a partire dal settembre 2001, scrivono “Afghanistan”. Mi sfugge il valore di quella “h”: foneticamente - per la lingua italiana - non ne ha nessuno, né vedo come possa rappresentare qualcosa che possa evincersi dalla scrittura in pashto o in dari del nome del paese. Già è difficile, dai documenti, capire come si chiamino le persone o i luoghi (vedi anche più avanti in questa stessa breve nota: Amanullah Kan o Aman Allah Kan), eppure molti sanno per certo come debba essere scritta la fonazione mu-ja-e-ddin e si formano i partiti dei  Mujahideen, dei Mujaheddin, dei Mujiahiddin.

Invidio molto queste persone.

 

[2]   O se si preferisce “il Macedone”. Si è mai riflettuto (e noi “pacifisti” è ora che lo si faccia) che il nostro linguaggio è pieno di pomposi riconoscimenti per stragisti, sporchi imperialisti, distruttori di popoli, schiavisti? Riconoscimenti tanto maggiori quanto più la loro oppressione sugli altri è stata sanguinaria e senza freno. E questo solo per pigrizia verso i modi imparati a scuola o sostenuti da paludati studiosi di destra. E visto che ci troviamo, si pensi anche alla ammirazione per il mito della così detta “democrazia” greca, dove una piccola élite, alla quale si apparteneva per mero diritto di nascita, imponeva il suo punto di vista alla vita della maggioranza degli altri: maschi, dalla pubertà alla senescenza, imperavano incondizionatamente su femmine, schiavi e bambini, senza alcun rispetto per le classi subalterne a meno di quello consigliato dall’inte-resse (le femmine per le loro funzioni, gli schiavi per le loro, eccetera). L’Afganistan che abbiamo combattuto rispecchia pallidamente le ingiustizie del mito greco, e noi, dopo aver sostenuto fallimentarmente che vi andavano a snidare il terrorismo, abbiamo sostenuto che vi distruggevamo una spaventosa tirannide!

 

[3]   “pacificare” è un altro bell’esempio di quanto invitavo a soppesare prima. Ho scritto anni fa’ un’operetta teatrale intitolata “La pace” in omaggio al grande Aristofane, nella quale polemizzavo sul valore storico di questa parola: una situazione nella quale un oppressore ha ridotto in uno stato di tale subordinazione l’oppresso, che questo momentaneamente non reagisce alla prevaricazione e l’oppressore - nel dolore e nella umiliazione dell’oppresso - si gode il benessere derivante dalla sua conquista.

[4]  Il disprezzo per gli hazara è ancora vivo, vedi Afganistan - eccidi militari, a proposito dell’omertà dei locali sulle fosse comuni.

[5]  viene da pensare a quanto accaduto nel 1978 dopo il colpo di stato militare che depone Daud e istaura un governo comunista e quindi filosovietico guidato dal Partito democratico del Popolo afgano, che se da una parte gode della protezione Russa, dall’altra apre l’invasione alle truppe di quel paese quando le rivolte popolari contro le innovazione del regime mettono in pericolo sia il governo filosovietico, sia la tranquillità delle popolazioni già sotto la Russia.

[6]   C’è da precisare che la schiavitù era da intendere in modo diverso da quella presente nelle piantagioni americane o in luoghi analoghi: si trattava di “domestici” non pagati

[7]   queste interessanti informazioni provengono dalla documentazione delle Donne in Nero, fonte dalla quale sono presi molti altri dati.

[8]   Tra l’altro, il chador non è un indumento tradizionale dell’Islam, ma è stato introdotto in Afganistan soltanto nel 1800 da una setta mussulmana indiana.

[9] non ricordo quale fonte riportava “pustu”, ma credo volesse parlare dei “pastun”. <=== Accertare comunque se si tratta di tribù differenti

 

[10] ogni statista che prende la guida del Paese ne cambia la costituzione. Sarebbe interessante verificare esattamente il numero delle costituzioni che questo Paese ha avuto! A me ne risultano ........   dal .......... al ..........

 

[11] Il Partito Democratico del Popolo Afgano è più noto internazionalmente come People’s Democratic Party of Afghanistan, ma per quelle coincidenze che spesso si verificano, in ogni caso la sigla resta PDPA. A proposito della prima nota a questa storia (quella sulla scrittura) mi chiedo però come suonasse in terra afgana il nome del patito e di conseguenza che sigla avesse, ammesso che ne avesse una. Una riflessione relativistica non fa’ mai male.

[12] altrove Ahmadazai Najibullah. Forse, allora Ahmadazai Mohammed Najibullah

[13] sembra quasi una caratteristica delle situazioni in Afganistan la presenza contemporanea di almeno tre contendenti: ora il governo filocomunista (appoggiato da lontano dalla Russia), Massud del Jamiat-i-Islami e Hekmatyar del Hezb-i-Islami. Al tempo della prima invasione Russa: le truppe sovietiche, il governo filocomunista (mai perfettamente allineati), l’arcipelago delle fazioni mujaheddin, ciascuna foraggiata da una nazione estera diversa e vessillifero del punto di vista di quella. E così indietro nel tempo

 

[14] non scamperà ai Taliban, che lo assassineranno nel 1996

 

[15] Nato nel 1940, Burhanuddin Rabbani, di etnia tagiki, è stato professore di Diritto islamico all’Università di Kabul e ha studiato nella prestigiosa università islamica di Al-Azhar in Egitto. Ha fondato il partito della Jamiat-i-Islami che si è battuto contro i tentativi di laicizzazione dello Stato del precedente governo dell’afghanistan. Nel 1992 è stato eletto presidente dal governo dei mujaheddin, ma è stato costretto all’esilio nel 1996 quando i Taliban hanno conquistato Kabul. E’ stato capo del governo in esilio, dove si è occupato di coordinare le diverse fazioni dell’alleanza anti-Taliban.

 

[16]   Si tratta di Suhaila Seddiqi al ministero della salute e Sima Samar al Ministero per le donne.

 

[17]   La Loya Jirga, che vuo dire in pashto "gran consiglio", è un forum dei capi tribù, (Pashtun, Tagiki, Hazara e Uzbechi ) che si riuniscono per parlare dei problemi della nazione.

L'istituzione, che ha un centinaio di anni, é simile alla assemblea consultiva o alla Shura Islamica.

Storicamente veniva utilizzata per risolvere le dispute tribali interne, discutere le riforme sociali e approvare la nuova costituzione. Ognuno veste nel suo abito tradizionale e i lunghi  dibattiti sono tenuti nelle lingue Pashto e Dari. Forse la più famosa Loya Jirga fu nel 1747, quando le varie tribù Pashtun si incontrarono a sud di Kandahar per eleggere il primo re dell'Afganistan. Si racconta che, dopo nove giorni di dibattito, la Loya Jirga scelse come re l'unico uomo che non aveva aperto bocca per tutta la durata del convegno. Era Ahmad Shah Durrani, l'uomo che fondo' lo Stato. Nel 1928, il re Amanullah chiese a sua moglie, la regina Soraya, di togliere il velo nella Loya Jirga di quell’anno, a dimostrazione del vento di modernità che voleva per il suo Stato. L'atto costo' a tutta la famiglia reale, perché da allora i delegati cominciarono a fomentare la rivolta nei suoi confronti.

 

[18]    Oltre 1000 sono stati eletti con una procedura suddivisa in due tappe:  ogni distretto ha eletto 20 persone che poi in maniera segreta hanno votato per un rappresentante del distretto. I distretti in Afganistan sono 362, quindi un seggio di rappresentanza è stato dato all'incirca ogni 22.000 persone. Solo i taliban non erano rappresentati, ma in compenso gruppi che hanno condiviso la loro politica non sono stati esclusi.

Da notare che la maggioranza degli eletti ha commesso atti di terrorismo, commercio di droga, abuso di diritti umani, crimini di guerra; tanto che difficilmente si troverà un così alto numero di persone ree di crimini di ogni genere nei confronti della propria popolazione riuniti in assemblea per decidere del futuro appunto del loro popolo.

Tra i 1500 seggi complessivi, 160 sono stati dati alle donne per la prima volta nella storia della Loya Jirga e un'altra parte dei seggi sono andati a rappresentanze onorarie, come per esempio ai nomadi (la popolazione Coochi), ai profughi, agli accademici, alle istituzioni culturali, a coloro che si occupano di questioni sociali e religiose.

[19]    Molti ministri del primo governo ad interim vengono riconfermati. Sima Samar, ministra per le donne, ha ritenuto opportuno lasciare il ministero e prendere la presidenza della commissione diritti umani a seguito di uno scandalo. Durante i lavori della Loya Jirga, un giornale afgano ha pubblicato una fotografia di Sima Samar con il titolo: “Questa donna non crede alla Shariah” . L’articolo la paragonava addirittura a Salman Rushdie (scrittore considerato eretico dai fondamentalisti islamici) affermando che meritava la morte per blasfemia perché diceva che, durante una sua intervista in Canada, mesi prima avrebbe detto che la Sharia va superata nella previsione di un governo laico in Afganistan. Habiba Sorabi è stata nominata al posto di Sima Samar e Mahboba Hoqooqmal, una professoressa universitaria, è stata nominata sottosegretaria. L’altra donna al governo, Suhaila Seddiqi, ha conservato il ministero della sanità.