IL “CASUS BELLI”

 

 

pag 2      11 settembre 2001: il fatto

pag.4      i Bush e i bin Laden

pag.5      Osama bin Laden

pag.6      precedenti attentati contro gli USA e fragilità USA verso attacchi terroristici

pag.7      “clima” tra l’attacco alle torri e il bombardamento sull’Afganistan

 

 

 

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11 settembre 2001

2 aerei di linea con centinaia di passeggeri a bordo vengono dirottati da integralisti islamici e lanciati contro le “Twin Tower” di Manhattan.

L’azione verrà attribuita a Osama bin Laden, principe Saudita, di famiglia amica e in affari coi Bush da anni, salito alla ribalta come condottiero nella guerra degli afgani contro gli invasori russi, a quel tempo foraggiato e appoggiato dagli Stati uniti, ma da tempo in clandestinità come organizzatore del terrorismo internazionale [1]. Non rivendicherà mai nessuna delle azioni terroristiche a lui attribuite, ma nemmeno le smentirà.

Gli aerei dirottati sono stati certamente 2, filmati da centinaia di amatori, perché a 18 minuti dallo schianto del primo è sopraggiunto, a schiantarsi al centro della torre gemella della prima, un secondo, quindi mentre erano già accorse folle di foto amatori e di televisioni a riprendere il cataclisma sulla prima torre.

Si è parlato – con tanto di documentazione fotografica - di un terzo aereo che sarebbe stato lanciato sul Pentagono, a Washington, distruggendone l’ala ovest. Ma alcuni hanno ipotizzato un bluff (vedi Massimo Mazzucco: “Inganno Globale” e simili)

Un 4° aereo è stato trovato distrutto vicino Pittsburgh in Pennsylvania. Non si saprà mai se sia stato intercettato e abbattuto dai caccia americani o si sia schiantato sul terreno per imperizia dei dirottatori. O addirittura non sia un aereo dirottato ma un errore Statunitense, un aereo abbattuto solo per un sospetto, nella tensione del momento, dopo che tutti i caccia si erano alzati in volo per pattugliare i cieli, una volta capito il tipo di pericolo che incombeva sull’America.

A mettere a segno l’operazione, sarebbero stati (secondo le conclusioni USA) 19 kamikaze di cui 13 cittadini dell’Arabia Saudita, da anni negli USA, appartenenti alla così detta middle-class perfettamente inseriti, colti e rispettati.

Pare che da tempo stessero imparando a pilotare aerei in scuole statunitensi di pilotaggio e che la CIA e l’FBI lo sapessero; e pare che sapessero anche che si stesse preparando un grande attacco a New York e ne avessero dato frequenti notizie alla Casa Bianca.

 

I morti sugli aerei sono certamente 257 (oltre i 19 dirottatori).

I due schiantati sulle torri erano della American Airlines e sono rispettivamente un Boeing 767 e un Boeing 737, appena partiti da Boston. Gli altri due sono della United Airlines.

I morti nelle torri resteranno un dubbio per moltissimo tempo.

All’interno delle due torri lavoravano circa 50.000 persone, ma alle 8.55, ora del primo impatto, gli uffici non erano ancora aperti. Del resto era anche presto per i visitatori, che ogni giorno mediamente in 70.000 salivano per turismo o affari nelle torri.

Il sindaco di New York Rudolph Giuliani (italo americano) avrebbe fatto approntare 30.000 bare. L’operazione bare proseguì anche quando si cominciò a dire che i “dispersi” erano solo 5.400. Il 9 ottobre (data dell’inizio dei bombardamenti sull’Afganistan), il numero dichiarato era sceso a 3.000.

Nel 1° anniversario della strage (11 settembre 2002), Bush elencò i nomi di tutti i morti: 2.081.

Tre di loro si affrettarono a telefonare, però, per avvertire di essere vivi.

 

Le “Twin Towers”  erano state realizzate nel 1970 dall’architetto nippo-americano Minoru Yamasaki nel centro commerciale detto “World Trade Centre”, in Southern Manhattan. Erano proprietà della Autorità portuale di New York che le aveva concesse proprio il mese prima in fitto per 99 anni a John Silverstein, un imprenditore immobiliare per una cifra pari a 6.500 miliardi di lire italiane. Questo le subaffittava a imprese e studi professionali.

Erano costruzioni di ....... piani e ospitavano gli uffici di circa 700 compagnie: banche, società di progettazione, studi d’avvocato, emittenti via cavo, società d’assicurazione, ma soprattutto colossi del settore finanziario (solo la Morgan Stanley impiegava lì dentro 3.500 persone). Poi molte società asiatiche, società di import-export e una parte del Wall Street Journal e della CNN.

Nel 1993 avevano subito un attentato alla loro base attribuito sempre a Osama bin Laden.

 

Il primo aereo si era conficcato oltre l’80° piano della prima torre. Il secondo colpisce la seconda giusto al centro. E’ la parte alta di questa che crolla per prima, dopo circa un ora di rogo, rovesciando ferro e vetro su tutto il quartiere e sollevando una nuvola di polvere che si depositerà su Manhattan per le restanti due ore. Mezz’ora dopo si accartoccia su se stessa la prima torre colpita: fusa all’interno nelle sue strutture crolla su se stessa anche se la magnitudine del disastro coinvolge l’edificio vicino (già evacuato come tutta la zona).

Il 3° aereo (poi contestato) con 56 passeggeri e 9 membri dell’equipaggio, ha volato raso terra sorvolando nell’ora di punta (9.40 locali) la tangenziale per Washington, per colpire nel basso l’ala sud-ovest del Pentagono, diametralmente opposta a quella degli uffici del ministro della Difesa Donald Rumsfeld. L’ala era in ristrutturazione, per cui poche erano le persone presenti. L’incendio conseguente si è propagato per i corridoi dell’edificio. Circa 1 ora dopo l’ala è crollata.

Il 4° aereo con 45 passeggeri, si è schiantato a 120 Km da Pittsburg. Pare che una passeggera abbia avvertito a terra dalla toilette, via cellulare, del dirottamento, mettendo così in allerta i caccia che già si erano alzati in volo per i precedenti attacchi.

 

Bush è stato imbarcato dai suoi agenti di sicurezza sul famoso Air Force One, scortato da F17, e tenuto in volo fino al rientro della situazione di pericolo. Cheney, il vice presidente, è stato fatto scendere nella war room, il bunker operativo della Casa Bianca, insieme al segretario della sicurezza nazionale, Condoleeza Rice. I 9 rappresentati di Camera e Senato che ricoprono le cariche più rappresentative, sono stati presi in “custodia precautelare federale”.


 

I Bush e i bin Laden

 

Negli anni '60 arriva in Texas, dalla lontana Arabia Saudita, Muhammad bin Laden. Vuole fare affari, e capisce di dover frequentare gli ambienti che contano. Succede poi ch'egli muoia in un misterioso disastro aereo, lasciando l'eredità e le amicizie ormai consolidate a suo figlio Salem, fratellastro del celebre Osama.

Questi si da fare, fondando una compagnia aerea, la Bin Laden Aviation. Inizia inoltre la frequentazione con i Bush, prima con il padre - già ricchissimo, prima alto funzionario della Cia e in seguito direttore della stessa, vice presidente di Reagan e nell'88, presidente egli stesso - e poi col figlio.

I Bush e i bin Laden dagli anni '70 sono soci: il business del petrolio è il loro affare e la loro ricchezza. Bush junior, che si era laureato nel '75, quando decide di entrare nel mondo degli affari, fonda la Arbusto[2] Energy: società petrolifera. Tra i suoi compagni c'è Salem bin Laden, e nel consiglio d'amministrazione figura Khaled bin Mahfouz, altra importante figura, ritenuto oggi uno dei maggiori alleati di Osama.

 

Intanto nel 1988, all'inizio del primo governo Bush, scoppia lo scandalo della Bank of Commerce and Credit International, che vede bin Mafhouz e un altro finanziere della Arbusto, James Bath, in mezzo ai guai: la banca è accusata di riciclare il denaro sporco proveniente dal traffico di eroina dell'Afganistan, che poi la CIA avrebbe riutilizzato per finanziare gruppi di guerriglieri sparsi per il mondo. Si legge sul Times del 29 luglio 1981: "Poiché gli Usa volevano fornire ai ribelli mujahaiddin in Afghanistan missili Stinger e altro materiale militare, c'era il bisogno della piena collaborazione del Pakistan. Dalla metà degli anni '80 il distaccamento della CIA a Islamabad fu una delle più grandi sedi di servizi segreti al mondo. 'Se lo scandalo BCCI è un così forte imbarazzo per gli USA che indagini dirette non sono mai state condotte, ciò ha molto a che fare con il tacito via libera che gli stessi americani diedero ai trafficanti di eroina in Pakistan', ci ha detto un agente segreto dell'agenzia".

 

Salem bin Laden muore, come il padre, misteriosamente nel 1988 in un incidente aereo. Nel frattempo, George W. Bush mette su un'altra compagnia petrolifera, la Bush Exploration, che in seguito diverrà Harken Energy: i legami fra i Bush, Bath e le famiglie Saudite durano fino ad anni '90 inoltrati.

 

Poi Osama diventa un pericolo e Bush diventa presidente.

 


 

Osama bin Laden

 

Osama bin Laden sale alla ribalta al tempo dell’invasione dell’Afganistan da parte dell’URSS.

Le truppe sovietiche erano entrate in Afganistan nel dicembre del 1979 per dare stabilità al governo filocomunista instauratosi con un colpo di stato nel 1973, ma contestato sia dai notabili islamici, sia dal popolo. In realtà loro obbiettivo è anche porre fine alle sanguinose lotte tra le correnti che si erano formate all’interno del PDPA, il partito popolare di impronta marxista al governo del Paese, lotte che ne indebolivano la direzione in una situazione già estremamente difficile.

Dal 1978 si era armato un movimento detto dei mujaheddin (in arabo combattenti per la fede) che opponeva le istanze islamiche alla dottrina marxista del governo ateo dei comunisti. La loro pressione sul governo, come quella di tutti gli islamici dei vari clan, consiglia al governo di chiedere appunto una copertura militare all’Unione Sovietica.

Il 1979 è anno cruciale per l’Islam e di conseguenza per l’Occidente:

a) In Iran, paese dalle grandi ricchezze petrolifere,  dopo la cacciata dello Shah che tutela gli interessi americani nella regione (gennaio) torna l’ayatollah Khomeini (febbraio), in esilio in Francia dal 1964. Realizza, acclamato, un regime islamico sentito dal popolo come una entusiasmante rivoluzione.

b) In Pakistan Mohammed Zia ul-Haq, generale che ha destituito e poi giustiziato Ali Buttho, inizia un processo di islamizzazione delle istituzioni e conseguente sottopone tutti i comportamenti cittadini alla legge coranica. Tutto questo senza però smentire l’antica amicizia con gli Stati Uniti (grande equilibrismo).

c) un paese di sentimento fortemente islamico, l’Afganistan, viene invaso e controllato da atei sovietici (dicembre)

d) ...è per l’islam il 1399, cioè sta per iniziare un XV secolo pieno di speranze, a meno dell’onta afgana.

Varie nazioni puntano per motivi differenti sui mujaheddin per far scacciare i russi; anche potenze occidentali per scongiurare che la strategica regione afgana cada nelle mani del blocco sovietico (siamo ancora in “guerra fredda”).

Sono gli anni in cui la CIA fornisce grandi quantità di danaro all’amico Pakistan per finanziare l’addestramento dei guerriglieri che dovranno contrastare l’Unione Sovietica in Afganistan. Non è mai stato chiarito quanto controllo avesse la CIA su quel danaro o quanto il governo Pakistano e l’ISI, il suo servizio segreto avesse mano libera sulle ingenti somme (e quindi se gli USA fossero direttamente responsabili di quanto sarebbe poi accaduto). Il flusso di danaro è tale che finisce per portare alla luce lo scandalo della BCCI (vedi paragrafo precedente) affare di riciclo dei proventi del traffico afgano di eroina, gestito dalla CIA per foraggiare attraverso il Pakistan, la sua lotta all’invasione Sovietica. E’ necessario fornire ai mujaheddin anche un elevato numero di missili Sting in grado di abbattere gli aerei sovietici [3].

 

E’ in questo quadro che arriva dall’Arabia Saudita, con i suoi cospicui  fondi, il principe Osama bin Laden, che si distingue, col favore degli amici nonché compagni d’affari USA, nella lotta all’URSS.

 

Ricchissimo e con idee molto ispirate, con conoscenze negli ambienti più disparati del globo, organizza un data base con i nomi di tutti i jihadisti sparsi nel mondo e dei movimenti attorno ai quali si radunano. E’ la “base”,  in arabo al qaeda, un concetto informatico che diventa la più temuta organizzazione del  terrorismo islamico. Nel 1989 l’URSS abbandona l’Afganistan, ma l’organizzazione resta.

 

il 2 agosto 1990 l’Irak di Saddam Hussein invade il Kuwait. Uno dei motivi preoccupa i principi Sauditi della confinante Arabia: Saddam si è indebitato oltre misura nella lunghissima guerra contro l’Iran, malgrado dietro di lui ci fossero gli Stati Uniti interessati a eliminare dal ricchissimo Iran il governo dei grandi contestatori dell’occidente. I sauditi temono che Saddam non si fermi ai pozzi kuweaitiani e possa sconfinare nel loro territorio. L’arabo Osama offre la sua protezione ai Sauditi. Ma questi, filoamericani da sempre, non si fidano del personaggio ancora intriso di mistero e preferiscono invocare l’aiuto dagli USA. Parte così l’operazione “scudo nel deserto” (per l’America è sempre necessario dare un nome alle cose) che poi nel gennaio 1991 diventerà “tempesta nel deserto” e spazzerà via le forze irakene dal Kuwait. Dopo l’armistizio chiesto il 28 febbraio ’91 da Saddam, le forze USA restano in Arabia Saudita col beneplacito dei principi locali: tra Osama e i Sauditi si crea una insanata frattura per questo consegnare la terra dell’Islam all’infedele occidentale.

 

Nel 1991 bin Laden è in Sudan. Stringe amicizia con Al Turabi che diventerà eminenza grigia di al Qaeda. Per tutto il 1992 profonderà le sue immense ricchezze per formare guerriglieri sudanesi, ma contemporaneamente fornire di opere pubbliche il paese che ne è sprovvisto. Sua sarà la gigantesca arteria autostradale che percorrerà tutta la nazione (la più grande dell’Africa). Ma non trascura di provvedere ai suoi affari internazionali, mettendo a segno operazioni finanziarie che aumentano ulteriormente la sua ricchezza.

 

Nel 1993 gli USA mandano in Somalia un contingente di uomini come “caschi blu” dell’ONU. Intervento umanitario, per l’occidente, interferenza nell’espansione dell’islam per gli arabi. Si realizzano una serie di attentati contro le forze USA fino ad ottenere che abbandonino vergognosamente l’impresa lasciando non meno di 19 soldati morti e altri feriti. La Somalia dimostra che il terrorismo può allontanare gli occidentali dall’Islam.

 

Il 1995 vede vari attentati in Arabia contro basi USA: una autobomba esplode nel centro di addestramento statunitense  causando 5 morti e una autocisterna esplode sempre sul suolo Arabo causando 19 morti. Gli attentati arabi e somali sono attribuiti ad al Qaeda.

 

Bin Laden è diventato troppo pericoloso da ospitare. Il Sudan “espelle” il suo prestigioso ospite. In realtà tenta di “venderlo”, come ha già fatto con altri personaggi ospitati nel suo territorio. E’ il 1996. Incredibilmente gli USA rifiutano l’affare. Si dice che non l’abbiano voluto acquistare per evitare un processo nel quale l’emiro avrebbe potuto rivelare realtà scottanti sui legami tra CIA e mujaheddin.

 

Osama chiede asilo all’Afganistan. Una legge profondamante sentita dai pashtun obbliga l’accoglienza di chi chiede ospitalità. Questa connotazione del pensiero e dello spirito pashtun non sarà mai capita dagli occidentali, ma è così. Per cui Osama diventa afgano al di là del guadagno che quello Stato ne possa trarre o della reale volontà di compromettersi con la sua presenza.

Appena in Afganistan, Osama diventa la guida dei taleban che vivono in Pakistan. Figli di profughi riparati in quella nazione per sfuggire alla guerra civile tra le varie fazioni e clan e tra queste e la Russia, frequentano le povere madras, le scuole coraniche dove si predica il rigore della norma letteralmente intesa. Armati e addestrati dai servizi segreti che già addestrarono anche i mujaheddin, i taleban prendono il potere. Per due anni di Osama non si sa più molto.

 

Riappare come capo del Majlis al Shura, il Consiglio consultivo di Al Qaeda[4], nel giugno del 1998, in una remota località alla frontiera tra l'Afganistan e il Pakistan, e annuncia di fronte a 150 militanti islamici la costituzione del Fronte internazionale islamico per la guerra santa contro gli ebrei e i crociati. A questa dichiarazione di guerra fanno seguito, il 7 agosto dello stesso anno (1998), gli attentati alle ambasciate americane di Nairobi e Dar es-Salaam e il 12 ottobre 2000, l'attacco alla nave da guerra Uss Cole all'ancora nel porto di Aden (rispettivamente 230 morti e 2400 feriti e 11 morti e 85 feriti).

Gli Usa per rappresaglia bombarderanno un campo di addestramento di al Qaeda (che però è abbandonato) e una fabbrica di medicinali che pare fornisca a bin Laden materiali per le sue armi chimiche. Si afferma, nei giorni successivi, che la fabbrica distrutta era il più grande complesso farmaceutico dell’Africa e la sua perdita è un colpo durissimo alle popolazioni che già stentano ad arrivare ai farmaci (per via della povertà, ma anche per via dei brevetti. Aveva la fabbrica implicazioni con la famosa storia dei vaccini anti HIV e dei loro brevetti?)

Salta subito dopo un cacciatorpediniere Statunitense: 19 marins perdono la vita e altri restano feriti.

 

Dopo gli attentati dell’11 settembre, si da’ per certo che viva in Afganistan, in una villa a Kandahar, nel sud del Paese, non lontano dall’abitazione del capo dei Taliban, il mullah Omar.

 

Dopo il bombardamento USA sull’Afganistan, pare fosse riparato nel labirinto di grotte di Tora Bora, nel sud afgano. Sono in effetti state trovate delle strutture manufatte all’interno di alcune di esse. Ma alla fine del bombardamento di lui non si è trovata traccia. (non c’è da stupirsi: il pericoloso capo dei taliban, il mullah Omar, pare abbia passato il confine pakistano guidando una motoretta e di lui si son perse le tracce. Figurarsi chi era già alla macchia...).

 

 


 

precedenti attentati contro gli USA e fragilità USA verso attacchi terroristici

 

Un rapporto del Dipartimento di Stato del 2000 sul terrorismo internazionale registrava 200 attacchi interni o esterni a personale o proprietà USA dal 1980 a quella data, cioè negli ultimi 20 anni.

Dal febbraio 1993 – data del precedente attentato al World Trade Centre – all’agosto 1988 – data degli attentati alle Ambasciate USA di Tanzania e Kenya - gli attentati avevano provocato 93 morti e 656 feriti solo a contare i cittadini statunitensi. Dal 1993 al 2000 (data del rapporto) erano stati assicurati alla giustizia solo 13 terroristi, tutti di matrice islamica.

Nel settembre del 1999 il ministro della difesa William Cohen volle evidenziare le falle nel sistema di difesa americano da attacchi terroristici, per cui istituì una commissione di esperti e di parlamentari che il 15 febbraio del 2001 stilò un documento in merito: il Road Mapof National security, Imperative for Change.

Il rapporto segnalava tra l’altro: “Terroristi e criminali hanno compreso che le difficoltà di monitorare crescenti velocità e volumi di beni e passeggeri che ogni giorno attraversano gli USA rende loro assai facile introdurre armi e merci di contrabbando, nonché muovere loro agenti operativi dentro e fuori il Paese [...] L’enorme quantità di merci e passeggeri che arriva negli USA ogni anno, già supera le capacità dei servizi doganali. Più di 8,8 miliardi di dollari di merci; oltre 1 milione e 300 mila persone; più di 340.000 veivoli; più di 58.000 spedizioni vengono processati giornalmente ai punti di entrata. Di tale volume le dogane possono ispezionare solo l’1 o il 2%”

 

 

“Una simile società è impotente contro attacchi miranti la società stessa. Il controllo minuzioso di ogni aereo, di tutta la merce, di ogni passeggero, porterebbe la paralisi economica. Il costo della ricostruzione delle torri, il dispiegamento delle truppe per la difesa, è nulla rispetto al calo del PIL conseguente una azione di controllo più minuziosa. Per altro elevare i controlli in modo parziale, solo su un settore della produzione o dello scambio, non farebbe che orientare il terrorismo sui settori ancora non controllati.

Muore il sogno dell’Impero universale e pacifico, benevolo come Mc Donald ed efficace come Microsoft, che calza Nike  e beve CocaCola, esteso dalla Siberia alla Terra del fuoco. Un impero porta con se infiniti vantaggi: si pensi solo all’approvvigionamento a basso prezzo di petrolio o al ruolo del dollaro come moneta di riserva internazionale. Ma ha un costo: l’apparato militare permanente, che però l’11 settembre si è fatto cogliere impreparato e impotente. Un apparato pletorico e costosissimo che i Padri Fondatori della repubblica aborrivano, considerandolo nemico delle libertà. Adesso l’impero ha anche un costo in vite umane: fino a ieri si pensava che il massimo rischio fosse una autobomba contro le Ambasciate, l’attacco ad una nave americana all’estero o l’assassinio di un uomo d’affari americano o un turista in giro per il mondo. L’11 settembre ha dimostrato che una modesta organizzazione terroristica può provocare migliaia di morti. Come termine di paragone, per capire l’animo dei cittadini americani, si pensi che la guerra dl Golfo costò solo 100 soldati americani. E’ il prezzo della globalizzazione. Nulla è più fragile di una società ossessionata dalla produzione senza intoppi e quindi senza intralci. Non si possono perquisire le migliaia di persone che si recano negli uffici governativi senza creare uno stato di polizia. Non si può trattare ogni aereo in volo come un potenziale nemico senza paralizzare l’economia.

L’Impero romano doveva temere solo una insurrezione locale o il pugnale di un assassino isolato che riusciva ad avvicinare un proconsole. Cento anni fa un anarchico poteva uccidere un re o un presidente (Umberto I o William McKinley) o lanciare una bomba rudimentale in mezzo alla folla. Oggi un gruppo può abbattere un aereo dirottato su un edificio dove lavorano 50.000 persone o espandere gas nervini in una metropolitana.”

(Fabrizio Tonello il Manifesto 12 settembre 2001)

 


 

il clima tra l’attacco alle torri e il bombardamento sull’Afganistan

20settembre 2001

Dichiarazione di Bush davanti al Senato: “Noi condanniamo il regime dei Talebani. A quel regime chiediamo di consegnare immediatamente Osama bin Laden e tutti gli altri terroristi che sono con lui; di chiudere i campi di addestramento; di consentire ispezioni agli Stati Uniti. Queste richieste non sono oggetto di negoziato o di discussione. O consegneranno i terroristi o dovranno condividerne la sorte”.

 

Un sociologo algerino avrebbe commentato con un intervistatore del Los Angeles Times andato ad intervistarlo ad Algeri: “Il tuo governo ha partecipato alla creazione di un mostro. Ora quello si è rivoltato contro di voi e contro il mondo. 16.000 arabi sono stati addestrati in Afganistan e trasformati in una vera e propria macchina da guerra”

 

25 settembre 2001

Bush congela i beni finanziari di 27 società ed enti sospettati di rapporti con il terrorismo

 

27 settembre 2001

Da Berlino, dove è in visita ufficiale, Berlusconi dichiara: “La nostra civiltà è superiore ed è destinata ad occidentalizzare i popoli”

(ripreso e bacchettato per molto tempo, reagirà in una trasmissione televisiva col famoso gesto - scrollamento delle mani giunte e occhiata obliqua, come a dire “Ma andiamo...! Dobbiamo fare gli ipocriti anche tra noi?”)

 

2 ottobre 2001

L’economista Serge Latouche, esperto dei rapporti nord-sud, non prevede nulla di buono per il mondo occidentale come conseguenza della furia bellica americana e la prospettiva di disfatta dell’Afganistan. Parafrasando Marx dice: “I POVERI DEL MONDO NON HANNO NULLA DA PERDERE. QUESTA E’ LA LORO GRANDE RICCHEZZA”                                                                            (Manifesto 3 ottobre 2001)

 

4 ottobre 2001

Bush ai talebani: “Saremo senza misericordia!”


 

[1] Osama bin Laden, come capo del Majlis al Shura, il Consiglio consultivo di Al Qaeda, nel giugno del 1998, in una remota località alla frontiera tra l'Afghanistan e il Pakistan, annuncia di fronte a 150 militanti islamici la costituzione del Fronte internazionale islamico per la guerra santa contro gli ebrei e i crociati. A questa dichiarazione di guerra fanno seguito, il 7 agosto dello stesso anno, gli attentati alle ambasciate americane di Nairobi e Dar es-Salaam e il 12 ottobre 2000, l'attacco alla nave da guerra Uss Cole all'ancora nel porto di Aden.

[2]  la società è spagnola e il nome indica proprio, come in italiano, un arbusto, un cespuglio. Il nome è evidentemente stato scelto perché la parola inglese “bush” significa cespuglio, arbusto.

[3]    E’ certa una fornitura di ben 900 Sting. Quale fine abbiano fatto, arrivati in Afganistan tra le varie fazioni, non si è mai saputo.

 

[4]     dettagliatissime notizie su al-Qaeda  al sito  http://www.grandinotizie.it/dossier/019/fatti_perche/025.htm