BOMBARDAMENTO DELL’AFGANISTAN

 7ottobre 2001 – gennaio 2002...

 

 

 

pag. 2     la Convenzione di Ginevra

pag. 3     l’Italia in questo bombardamento

pag. 4     elenco delle vittime civili

pag.16    bilancio finale

 

 

 

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Nel documento si parla di vittime “civili”. Cosa si intenda per “civili” e quali protezioni siano previste per essi, quali siano i compiti umanitari della Croce Rossa durante i conflitti, quale comportamento si debba avere verso i prigionieri e cosa deve garantire ai civili dei paesi occupati l’occupante, sono tutte cose sanciti nella

 

Convenzione di Ginevra del 1949[1]

1. principio fondamentale e norme fondamentali

il principio fondamentale sul quale si basa il diritto dei conflitti armati si esprime nel seguente modo: in ogni conflitto armato, il diritto delle parti in conflitto di scegliere i mezzi e gli strumenti di guerra non è illimitato. Da ciò derivano due norme fondamentali:

1) è proibito l'impiego di armi, di proiettili, di materiali e di mezzi di conflitto che possano causare mali superflui

2) si esige dalle parti in conflitto che facciano precisa distinzione tra la popolazione civile e i combattenti, così come tra beni civili e obiettivi militari, e conseguentemente che dirigano le loro operazioni esclusivamente contro obiettivi militari.

2. definizione di persona civile e di beni civili

è una "persona civile" chiunque non appartenga alle Forze Armate, e così la si considererà in caso di dubbi. Sono "beni civili" tutti i beni che non sono obiettivi militari, cioè beni che per la loro natura, localizzazione, finalità o utilizzazione non contribuiscano efficacemente all'azione militare.

3. protezione

la proibizione di attaccare persone e beni civili implica la proibizione di tutti gli atti di violenza, offensivi o difensivi. Si proibiscono anche gli atti o le minacce di violenza la cui finalità sia quella di terrorizzare le persone civili. La proibizione include gli attacchi indiscriminati: si tratta di quegli attacchi che non sono diretti, o che non possono essere diretti, a motivo dei metodi o degli strumenti utilizzati, contro obiettivi militari. Si considerano indiscriminati gli attacchi che abbiano come obiettivo militare diversi obiettivi militari ben individuati, situati in una città, un paese o altra zona in cui si abbia una concentrazione analoga di persone e beni civili.

Si proibisce, inoltre, l'attacco, la distruzione, il danneggiamento dei beni indispensabili per la sopravvivenza della popolazione civile, come i depositi alimentari e le zone agricole che li alimentano, le installazioni e i depositi per l'acqua potabile. Dovranno inoltre evitarsi danni estesi, duraturi e gravi all'ambiente: si proibiscono perciò i mezzi e gli strumenti concepiti per causare tale tipo di danni e compromettere così la salute e la sopravvivenza della popolazione.

 


 

L’ENTRATA IN GUERRA DELL’ITALIA

"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di

risoluzione delle controversie internazionali"

Articolo 11 Costituzione Italiana:

"Auspico che nell'imminente dibattito parlamentare finisca la logica dei distinguo capziosi e che

l'assoluta maggioranza delle camere si ritrovi unita attorno alle grandi scelte a cui siamo chiamati. E' una sfida di rilievo per tutti e chi vi si sottraesse si assumerebbe una amara responsabilità".

Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio

“L'Ulivo ha fatto a larga maggioranza una scelta così importante per il Paese: stiamo parlando della

guerra e questa mi sembra la notizia principale”

Piero Fassino, leader dell’opposizione

Il contingente militare italiano che sarà impiegato nella guerra al terrorismo sarà composto complessivamente da 2.700 uomini e, per alcune aliquote, avrà anche compiti di attacco

Antonio Martino, Ministro della Difesa

IL CONTRIBUTO DELL’ITALIA

Le forze armate italiane hanno messo a disposizione del Pentagono la portaerei Garibaldi, in realtà una nave portaelicotteri adattata al decollo e all'atterraggio di aerei a decollo verticale Harrier (di produzione inglese, che sono stati effettivamente usati per il bombardamento in Afganistan), 2 fregate portaelicotteri e una nave rifornimento. Dall'aeronautica militare arrivano 8 caccia Tornado, bombardieri con capacità di ricognizione, 1 velivolo-cisterna (un Boeing 707) per il rifornimento in volo, 1 aereo da trasporto, un C130; l'esercito fornisce 4 elicotteri d'attacco, 1 reggimento meccanizzato (con 30 blindati leggeri Centauro, adatti a luoghi impervi quali possono essere montagne e valli dell'Afganistan), 1 compagnia di paracadutisti (il Tuscania), 1 compagnia del Genio, un'altra di difesa Nbc (guerra batteriologica), più unità per sminamento e supporto logistico. In tutto, un migliaio di uomini

IL MERCATO DELLE ARMI CHE PARLA ITALIANO

Le bombe ad alto potenziale che gli aerei Usa e britannici stanno sganciando sull'Afganistan sono dotate di un nuovo sistema di guida, costruito dall'industria italiana Alenia Marconi Systems (azienda della Finmeccanica), che le rende ancora più micidiali. Si tratta di un perfezionamento della Joint Direct Attack Munition (Jdam), fabbricata dalla statunitense Boeing: un kit che permette di trasformare le bombe "stupide", a caduta inerziale, in bombe "intelligenti", capaci di dirigersi sul bersaglio. Ciò è reso possibile dall'aggiunta di una nuova sezione di coda, che guida la bomba attraverso il sistema satellitare di posizionamento globale (Gps), abbinato al sistema di navigazione inerziale (Ins). La bomba così modificata è abbastanza precisa, pur essendo sganciata da grande altezza per non esporre l'aereo al fuoco nemico, e costa appena 14mila dollari in più (il prezzo medio di un'auto) rispetto alla versione "stupida". Ciò grazie all'economia di scala, resa possibile dalla rapida diffusione di questa tecnologia.

Nel frattempo però la Boeing non riposa sugli allori. Per migliorare le prestazioni delle sue bombe Jdam, si fa aiutare ancora dalla Alenia Marconi Systems. Questa sviluppa una nuova sezione di coda, denominata Diamond Back, dalla forma a diamante che essa assume dopo che la bomba è sganciata. Il nuovo sistema di guida made in Italy viene testato nell'aprile 1999, durante la guerra contro la Jugoslavia, e nel settembre 2000, con un buon margine di anticipo per essere sperimentato dal vivo nella guerra in Afganistan. Esso permette all'aereo di sganciare le bombe, simultaneamente contro più obiettivi, non più da 13 ma da 38 km di distanza. Il primo cliente estero delle Jdam è stato Israele, che ha acquistato kit di modifica per bombe Mk-84 da 900 kg, di cui sono armati i suoi F-16. Il conto di 8,2 milioni di dollari (prima tranche di un acquisto per complessivi 45 milioni) non è stato però pagato da Israele, ma dall'aeronautica degli Stati Uniti (First International Jdam Sale: Boeing to Integrate Weapon on Israeli Aircraft, Boeing News Realease, St. Louis, June 1, 2000). E c'è anche un altro cliente: le bombe Jdam, informa la Boeing nel comunicato stampa del 18 luglio 2001, oltre che sugli aerei Usa e israeliani, "sono installate su aerei italiani". Specie sulla piazza mediorientale, esse andranno a ruba. Come ha sottolineato la Boeing il 18 luglio, hanno il marchio di qualità "combat-proven", "provate in combattimento", ieri sulla Jugoslavia, oggi sull'Afganistan, domani si spera su un altro paese.


 

OBBIETTIVI e VITTIME CIVILI

 

ELENCO PER DATA

 

“decalate” si trovano note su fatti che accadevano contemporaneamente negli USA o in altre Nazioni, o dichiarazioni e interviste di noti personaggi.

 

9 ott. 2001 Agenzia dell’Onu a Kabul per il disinnesco mine

Quasi a inizio guerra, viene colpita “per errore” una sede ONU a Kabul. Nel bombardamento vengono uccisi quattro volontari afgani dell’associazione ATC esperti nel disinnesco di mine; questi per anni si erano impegnati alla bonifica del territorio dalle mine lasciate dalle guerre precedenti.

 

9 o 16 ott.2001   Deposito cibo della Croce Rossa a Kabul

Il Pentagono ha ammesso che è stata una bomba americana a colpire e distruggere un deposito di grano della Croce Rossa a Kabul. Gli ordigni caduti sul magazzino - ha spiegato il ministero della Difesa Usa - fanno probabilmente parte del carico di bombe da 500 chilogrammi sganciato nella notte tra lunedì e martedì. Le unità che hanno partecipato all'azione - secondo il comunicato ufficiale - non sapevano che l'edificio era usato dalla Croce Rossa perché il loro comando non ne era informato (l’edificio era sormontato da un’enorme bandiera della Croce Rossa, i cui simboli si trovavano intorno a tutto l’edificio ndr). Si trovava inoltre in un'area di magazzini che i Taliban usavano come depositi di armi (se si conoscono i siti dei magazzini di armi, come si può non conoscere la sede della Croce Rossa nella stessa zona? Ndr). L'esplosione ha ferito l'uomo di guardia al locale.

 

16 ott.2001 130 raid sulla città di  Kandahar

Secondo Abdul Hanan Himat, portavoce del ministero per l'Informazione dei Taliban, la città di Kandahar, avrebbe subito una nuova, durissima aggressione. Nelle ultime 24 ore la città sarebbe entrata nel mirino dei cacciabombardieri almeno 130 volte. Il numero delle vittime e dei dispersi a Kandahar al momento sarebbe di 14 persone tra i civili, di cui nove nel quartiere residenziale di Panjwae, colpito da una bomba. Il tributo più alto in vite umane lo avrebbe pagato il villaggio di Lal Mohammad, circa 30 chilometri a nord ovest di Kandahar, dove, secondo Himat, il numero dei morti è imprecisato e numerosi cadaveri sarebbero sepolti dalle macerie delle case abbattute dai missili.

 

16 ott.2001 Clinica di Kandahar e centrale elettrica

Sempre a Kandahar, colpita e distrutta anche una clinica, nel quartiere di Daman, dove sarebbero rimaste uccise cinque persone. Danni sono stati inferti alla centrale elettrica di Kabul.

 

17 ott.2001 Convoglio di profughi a Kandahar

Una famiglia di 12 persone è stata colpita da una bomba mentre a bordo di un'auto tentava di fuggire dalla città.

Nei bombardamenti notturni su Kabul sarebbero morti invece 20 civili.

 

17 ott.2001 Ospedale di Kandahar

A Kandahar, la roccaforte dei Taliban, un aereo pesante d'attacco Ac-130, avrebbe colpito l'ospedale, uccidendo cinque persone. Lo riporta Al Jazeera, la televisione del Qatar che cita come fonte un responsabile dei Taliban.

 

18 ott.2001 deposito di carburante a Kabul

Colpiti obiettivi intorno al palazzo presidenziale, fra cui un deposito di carburante - sette le vittime civili. Al Jazeera trasmette da Kabul raccapriccianti immagini di vittime civili che secondo i talebani sarebbero 60. (ndr Secondo la convenzione di Ginevra, il carburante, necessario a Kabul per superare i rigori dell’inverno, era da considerare risorsa intoccabile)

 

18 ott.2001 Convoglio di profughi nel distretto di Chaparhar

Tentavano di fuggire dai raid aerei che da giorni martellano la città di Kandahar, ma il camion su cui viaggiavano è stato centrato da una bomba (==> probabilmente sono gli stessi della notizia riportata il 17). Erano a pochi chilometri da Kandahar, nei pressi di Chunai, piccola città situata nel sud del Paese. Sono morti tutti, anche se il numero delle vittime non è stato precisato dal ministero per l'Informazione dei Taliban attraverso il suo portavoce Abdul Hanan Himat, che ha dato la notizia.

 

19 ott.2001 obbiettivi di Kabul e Kandahar

continuano i raid aerei su Kabul e Kandahar: almeno 12 morti tra la popolazione civile.

In due mila, di notte, fuggono verso il Pakistan.

 

-          20 ottobre: un elicottero americano precipita in Pakistan: due militari perdono la vita. Sono le prime vittime americane.

 

21 ott. 2001 Quartiere civile di Kabul

L’ennesima bomba intelligente, diretta su una base aerea abbandonata, colpisce in pieno un quartiere della capitale afgana: i morti sono tra 10 e 15, tra cui quattro bambini. Un’altra bomba ha invece centrato un deposito di munizioni taleban, sempre a Kabul, solo che la conseguente esplosione di questa ha provocato 7 vittime tra passanti e negozianti della zona.

 

XX ott.2001  sede della CNN a Kandahar

Colpita per errore la sede della CNN a Kandahar

 

22 ott.2001  ospedale di Herat:

Decine di pazienti sarebbero morti in seguito all'esplosione di un ospedale a Herat, nell'Afganistan occidentale, colpito da una bomba sganciata da aerei americani. "Nel corso dei bombardamenti della notte scorsa - dichiara un portavoce del ministero per l'informazione dei Taliban, Abdul Hanan Himat - all'ospedale di Herat, che ha cento posti letto, sono rimaste uccise un centinaio di persone. Tutta la strumentazione sanitaria e le stesse strutture sono andate distrutte".

 

23 ott.2001 Moschea di Herat

Secondo Abdul Hanan Himat, portavoce del ministero per l'Informazione, la notte scorsa gli aerei Usa avrebbero sganciato diciotto bombe su Qalaye Shatir, sobborgo della città occidentale di Herat, che avrebbero colpito tra l'altro case private e una moschea; quindici i morti e 25 i feriti.

 

23 ott.20011 villaggio di Shokar

93 persone sono morte in un raid americano su un villaggio a nordest di Kandahar. Lo riferiscono alcuni testimoni che hanno raccontato alla tv araba al-Jazeera che aerei hanno attaccato con bombe e mitragliatrici pesanti l'abitato di Shokar. Tra le vittime ci sono 18 membri di una famiglia che, in fuga da Kandahar, aveva cercato rifugio a Shokar e molti pastori che si erano fermati nel villaggio per abbeverare il bestiame. La tv del Qatar ha anche mostrato le immagini di una ventina di corpi coperti da teli bianchi, tra cui quelli di un vecchio e di un bambino. Fonti sanitarie di Kandahar hanno riferito all'emittente satellitare che, nonostante molti ricoverati presentino gravi ferite, l'ospedale della città santa dei Talebani è stato evacuato per il timore che possa essere bombardato.

 

23 ottobre  Colonna di autocisterne a Kandahar

la "Afgan Islamic Press", agenzia di stampa ufficiosa degli ultra-fondamentalisti con sede in Pakistan, ha riferito che gli aerei nemici hanno preso di mira una colonna di autocisterne cariche di carburante dirette a Kandahar, roccaforte dei Talebani al sud. I veicoli sarebbero stati attaccati nei pressi di un forno per il pane a 8 chilometri dalla città: due si sarebbero incendiati e cinque persone sarebbero così morte carbonizzate; una decina di altre sarebbero rimaste ferite.

 

24 ott.2001 villaggio di Chakor Kariz

Gli aerei americani avrebbero bombardato un villaggio nel sud dell'Afganistan, provocando la morte di almeno 52 civili, in gran parte nomadi. Lo denuncia l'Aip, l'agenzia di stampa vicina a regime dei Taliban che ha sede a Islamabad. I jet avrebbero colpito Chakor Kariz, località situata una quarantina di chilometri a sud-est di Kandahar, roccaforte degli ex studenti di teologia coranica e del loro leader supremo, il mullah Mohammad Omar, più volte presa di mira dagli americani. La notizia non ha, per adesso, riscontri indipendenti.

CONFERME Human Rights Watch il 26 ottobre 2001 così testimoniava:

Da 25 a 35 persone sono morte quando bombe e mitragliamenti aerei hanno colpito il loro villaggio, Chowkar-Karez, nella notte del 22 ottobre (==> è lo stesso riportato sopra come Chakor Kariz? e la data perché non coincide?).

Nessuno dei superstiti intervistati da HRW era a conoscenza di basi Talibane o di Al-Quaeda nell’area dell’attacco. “Se c’erano basi nell’area, ci piacerebbe sapere di quale natura e dove fossero” ha detto Sidney Jones, direttore per l’Asia di Human Rights Watch.

HRW ha rintracciato sei feriti, superstiti dell’attacco, all’ospedale di Quetta, in Pakistan.

Una famiglia ha fornito a HRW i nomi di 18 membri vittime dell’attacco, una donna ha denunciato la morte di suo marito e dei suoi sei figli, e ha testimoniato la strage di un’altra intera famiglia di 17 persone.

Pressoché tutti i racconti dei sopravvissuti, intervistati da HRW, concordano che le bombe sono state sganciate da diversi caccia che hanno sorvolato il villaggio. L’attacco è iniziato alle undici di notte; molte persone sono corse fuori dalle loro case, per paura di morirci dentro. Tutti i testimoni confermano che i caccia sono tornati indietro e hanno cominciato a mitragliare le persone in strada. Molti dei civili sono stati uccisi proprio dal fuoco dei mitragliatori. Bombardamenti e mitragliamenti sono andati avanti per circa un’ora.

Mushfeqa, vent’anni, profuga da Kandahar, racconta “Erano le 11; prima un aeroplano è venuto e ha sganciato una bomba. Siamo corsi fuori dalle case, perché avevamo paura di morirci dentro. Poi, qualcuno è tornato dentro. Io ero sulla porta, e alcuni bambini erano ancora fuori. L’aeroplano è tornato sparando. Ho visto mia madre e mio fratello colpiti. Mio zio è corso verso la macchina per spengere le luci, una bomba ha colpito la macchina e lui è morto. La bomba successiva è caduta mentre stavo in casa, sono stata ferita dalle schegge”.

Sardar Bibi, 40 anni, ha raccontato “Quando il bombardamento è iniziato, stavamo dormendo; siamo fuggiti dalla casa, per paura che l’avrebbero presa di mira. Stavamo correndo, con i nostri vicini. Un’altra bomba è caduta. Un aeroplano volava a cerchio e sparava. Prima, un aereo ha sganciato una bomba, mentre un altro continuava a volare in cerchio e a sparare”. Suo marito, Daulat Khan, e i suoi sei figli (due gemelli di un anno e mezzo, uno di 14, uno di 15, uno di 16 e uno di 18), sono morti durante l’attacco

 

25 ott.2001 Colpito autobus

Aerei americani hanno bombardato e completamente distrutto un autocarro su cui viaggiavano numerose persone nella città di Kandahar (Afganistan sudorientale), provocando numerosi morti.

 

25 ott.2001 attaccato il villaggio di Takht Alaman

attaccato il villaggio di Takht Alaman, vicino Herat; ci sarebbero 15 morti e 25 feriti.

 

25 ott.2001 colpite le riserve di combustibile a Kandahar (preoccupazione per l’inverno)

Kandahar è ormai senza elettricità e senz’acqua ed è la più colpita da questa ondata di attacchi. Stamattina gli aerei americani hanno bersagliato i depositi di combustibile nella zona nord-est dell'abitato; tutti gli abitanti sono fuggiti. I profughi che sono riusciti a raggiungere il Pakistan hanno raccontato che le scorte di carburante si stanno esaurendo: una notizia preoccupante, in vista del gelido inverno afgano. Gli approvvigionamenti per l’inverno dovrebbero essere obbiettivi illeciti, secondo la Convenzione di Ginevra, perché necessari alla sopravvivenza dei civili.

Secondo fonti dell'Onu, Kandahar, Herat e Jalalabad nell'est, sono state abbandonate dal 70-80% dei residenti.

 

25 ott.2001 fedeli uccisi ad Herat

Morti sotto le bombe sulla via per la moschea. E' successo ad almeno 16 persone mentre 25 sono state ferite da raid aerei americani sul distretto di Kouhsan, vicino alla città di Herat, nel nord dell'Afganistan. E' quanto ha riferito un servizio della televisione iraniana. Secondo la testimonianza vi sono state quattro ondate di bombardamenti e ad essere colpiti sono stati soprattutto i fedeli che si stavano recando in una moschea per pregare. Molte persone - è stato specificato - sono morte perché mancavano veicoli in grado di portarle in ospedale.

CONFERME L'Onu ha confermato il bombardamento sulla moschea di Herat (23 ott.): l'edificio si trovava nello stesso campo militare in cui era costruito l'ospizio che gli Usa hanno ammesso di aver colpito.

Secondo la tv iraniana, altri 20 civili sarebbero stati uccisi a Herat ieri.

La rete televisiva araba al-Jazeera ha mostrato i corpi delle vittime nel villaggio di Chakoor Kariz, bombardato martedì e salite ieri a 93. Un altro villaggio, secondo i Taleban, è stato centrato ieri. Dodici i morti, tutti civili.

 

26 ott.? 2001  Sede ONU con rifugio dei cani antimina

Un nuovo, clamoroso errore nei bombardamenti americani rischia di inasprire ulteriormente la polemica tra le organizzazioni umanitarie e gli Stati Uniti. Stavolta è stata colpita l'installazione dell'ONU che ospita i cani addestrati per rilevare la presenza di mine antiuomo. All'ONU si fa rilevare come l'installazione copra un chilometro quadrato e la sua ubicazione fosse nota a tutti. Si tratta del secondo attacco al programma dell'ONU “Azione contro le mine”: il 9 ottobre era stato bombardato l’ufficio di Kabul dove erano morti quattro dipendenti.

CONFERME 

26 ott. 2001 GINEVRA:  “Le bombe sulla Croce Rossa non sono un incidente”

“Il comitato internazionale della croce rossa deplora il fatto che le bombe abbiano ancora una volta colpito sue attrezzature a Kabul. Una enorme croce rossa su sfondo bianco (3 metri per 3 metri) era chiaramente visibile sul soffitto di ogni edificio del complesso. Alle 11.30 circa, lo staff dell’ICRC ha visto un grande velivolo, che volava lentamente ad un’altitudine minima, sganciare due bombe sul complesso, nel quale un edificio era già stato distrutto in simili circostanze il 16 ottobre. In quest’ultimo incidente, tre dei rimanenti quattro edifici sono stati dati alle fiamme. Dopo l’incidente del 16 ottobre, ICRC aveva informato ancora una volta le autorità statunitensi della posizione degli edifici.

Gli edifici contenevano la maggior parte del cibo e delle coperte che la CR stava per distribuire a circa 55.000 disabili e altre persone particolarmente vulnerabili. Le autorità statunitensi erano state informate anche circa la distribuzione e il movimento di veicoli e l’ammassarsi di persone presso i punti di distribuzione. L’ICRC ripete che attaccare od occupare mezzi, edifici, attrezzature segnate con la croce rossa costituisce una violazione della legge umanitaria internazionale.” (dalla conferenza stampa della Croce Rossa Int.le).

 

31 ott.2001   Bombe sulla Mezzaluna Rossa a Kandahar

Su Kandahar, la città dove si crede che tuttora viva il mullah Omar, gli aerei Usa sono tornati a sganciare bombe poco prima dell'alba e, secondo alcune testimonianze, una di questa avrebbe centrato una sede della Mezzaluna rossa, l'organizzazione che nei paesi islamici è gemella della Croce rossa. "Le bombe sono cadute alle 4,30 di questa mattina", ha detto il dottor Obaidullah ai giornalisti che hanno visitato l'ambulatorio, accompagnati dai Taliban. Secondo il medico, che aveva la testa, la mano destra e la gamba sinistra fasciate, 11 persone che si trovavano nel palazzo, tra pazienti e personale, sono rimaste uccise ed altre sei feriti nel raid. Una piccola folla di persone era accalcata intorno all'ambulatorio ed ha confermato che prima dell'alba ci sono stati attacchi aerei sulla città. Non è stato invece possibile avere una conferma indipendente del bilancio delle vittime.

 

31 ott.2001 13 contadini uccisi da bomba a frammentazione

Secondo i Taliban, in un villaggio vicino Herat, nella parte occidentale del Paese, 13 contadini sarebbero stati uccisi dall'esplosione di una bomba a frammentazione. Notizia questa che non è confermata da fonti indipendenti. Abdul Wakil Omari, vicedirettore dell'agenzia dei Taliban Bakhtar, ha detto che la strage è avvenuta lunedì sera nel villaggio di Jebrayael, nel distretto di Injil nella provincia di Herat. La bomba, secondo la fonte, ha ucciso 12 civili sul colpo, mentre un bambino è stato ucciso ieri quando ha raccolto uno degli ordigni disseminati dalla bomba che era rimasto inesploso.

CONFERME

Da una lista di vittime di Emergency per i bombardamenti su Kabul

…..storia di una famiglia che non c'é più:

109. Gul Ahmad, capofamiglia, M, 60 anni, deceduto, 28 ottobre, Qalai Khater

110. Sima, moglie di Gul, F, 50 anni, deceduta, 28 ottobre, Qalai Khater

111. Sidiqa Gul Ahmad, F, 17 anni, deceduta, 28 ottobre, Qalai Khater

112. Shokria Gul Ahmad, F, 16 anni, deceduta, 28 ottobre, Qalai Khater

113. Razia Gul Ahmad, F, 10 anni, deceduta, 28 ottobre, Qalai Khater

114. Zakera Gul Ahmad, F, 8 anni, deceduta, 28 ottobre, Qalai Khater

115. Fahima Gul Ahmad, F, 5 anni, deceduta, 28 ottobre, Qalai Khater

116. Ramazan Gul Ahmad, M, 12 anni, deceduto, 28 ottobre, Qalai Khater

117. Jaweed Gul Ahmad, M, 20 anni, ferite al volto e alle mani, 28 ottobre, Qalai Khater

 

1-nov11 KANDAHAR: centrale elettrica distrutta, diga danneggiata

La principale centrale elettrica dell'Afganistan è fuori uso, dopo essere stata colpita da un bombardamento americano, e due grandi città del Paese, come tutta l'area a sud ovest, sono al buio. Lo ha annunciato l'Aip, l'agenzia ufficiale dei talebani. La centrale è quella di Kajaki, nella provincia di Helmand, e le città prive di elettricità sono Kandahar (sud-est) e Lashkar Gah (sud). La centrale era a una novantina di chilometri a nord di Kandahar ed era vicina alla più grande diga Afgana, anch'essa gravemente danneggiata.

 

-         1 nov.2001 WASHINGTON: niente pace nel ramadan

Gli Stati Uniti "non possono permettersi di sospendere la lotta contro il terrorismo" per il periodo del Ramadan, il mese sacro per i musulmani che inizia il 16 novembre prossimo. A dare l'annuncio è stata il consigliere per la Sicurezza nazionale, Condoleezza Rice.

E dunque, a oltre tre settimane dall'inizio dei raid, Washington ha fatto capire con chiarezza che nemmeno il rispetto per la festività islamica - o, meglio, la necessità di non contrariare l'opinione pubblica dei paesi musulmani moderati - provocherà una pausa nell'intervento militare.

 

6 nov.2001 raid sul villaggio di Sorkhrod

Cinque persone sono morte - secondo la fonte Afgana - e una decina sono rimaste ferite nei raid effetuati sul villaggio di Sorkhrod, a 10 chilometri da Jalalabad.

 

6 nov.2001 raid sul villaggio di Afsaran

Altri cinque civili sono stati uccisi invece ad Afsaran, un villaggio situato sulla strada a nord di Kabul, dove nove case sono state distrutte dalle bombe americane.

 

-            6 nov.2001 Afganistan: "gli Usa hanno utilizzato la superbomba Blu-82"

Nelle operazioni militari in Afganistan il Pentagono ha impiegato una superbomba da sette tonnellate considerata la più potente dei suoi arsenali convenzionali. L'ordigno, denominato Blu-82 o 'taglia margherite', combina una miscela di nitrato di ammonio e alluminio con l'aria, poi dà fuoco ai vapori per produrre un'esplosione in grado di ridurre in cenere una superficie con un raggio di mezzo chilometro (cosa che leva senso al parlare di “errori” o “effetti collaterali” quando vengono uccisi i civili presso un dichiarato obbiettivo militare). Blu-82 è stata largamente impiegata in Vietnam per creare rapidamente campi di atterraggio nella giungla, e anche durante la guerra del Golfo. Ciascun ordigno, del costo di 27 mila dollari, impiega sei volte la quantità di nitrato di ammonio usato da Timothy McVeigh per la bomba di Oklahoma City.

-            6 nov.2001Parigi: Musharraf: stop ai bombardamenti Usa

L'operazione militare statunitense in Afganistan deve cessare al più presto, perché tutto il mondo la ritiene una guerra contro civili innocenti. Il presidente pachistano Pervez Musharraf è intervenuto così per la prima volta con decisione per chiedere la fine dei bombardamenti. Musharraf, a Parigi per incontre Chirac e Jospen, ha reso noto che chiederà al presidente americano George W. Bush di sospendere i raid durante il Ramadan, il mese di digiuno e preghiera dei musulmani che inizia il 17 novembre. Proseguire l'azione militare in quel periodo, ha sottolineato, causerebbe problemi tra i musulmani: "Nel mondo intero, viene percepita come una guerra contro il povero, sventurato e innocente popolo dell'Afganistan".

-            8 nov.2001 Islamabad: 26 militari delle forze speciali Usa uccisi a Kandahar

Ventisei militari delle forze speciali statunitensi, che tre giorni fa hanno condotto l'assalto a un centro dei terroristi di al Qaeda, nel sud dell'Afganistan, sono stati uccisi. I corpi sono stati trasferiti nella base pakistana di Jacobabad, nel Balucistan. La notizia è su molta stampa pakistana. Gli uomini impiegati nell'operazione di lunedì notte, a Kandahar, non hanno trovato tracce del miliardario saudita né dei suoi uomini, ma sono invece incappati nel fuoco aperto dai Talebani mentre risalivano sugli elicotteri. Le 26 vittime americane sono arrivate oggi a Jacobabad, una delle tre basi messe a disposizione dal Pakistan per fornire appoggio logistico alle forze statunitensi, in  particolare aerei ed elicotteri delle unità di soccorso. Imprecisato il numero dei morti fra i Taliban coinvolti nello scontro a fuoco.

 

11 nov.2001 Stragi a Shah Aga (Kandahar)

Almeno 133 civili sono stati uccisi negli ultimi giorni nella provincia di Kandahar duramente colpita dai bombardamenti statunitensi. Ne ha dato notizia l’Aip, agenzia di stampa con sede in Pakistan, vicina al regime dei talebani. I cadaveri sono stati trovati nel villagio di Shah Aga, a nordest della città.  Altri due villaggi sono stati colpiti e si teme che il bilancio degli ultimi tre giorni di bombardamenti sia di oltre 300 vittime. Inoltre circa il 70% degli abitanti di Kandahar, capitale spirituale dei talebani, è fuggito, stando alle agenzie umanitarie.

 

10-11 nov. 2001 Gino Strada di nuovo all’ospedale di Emergency a Kabul

Quando sei arrivato, per quale via?

«La strada è quella che facemmo assieme in febbraio, dalla valle del Panshir verso Sarobi, ma giunti alla terra di nessuno ci hanno fatto svoltare a Sud, dietro la base di Bagram. Abbiamo costeggiato la linea del fronte per diversi chilometri prima di attraversare il fiume e passare dalla parte dove stavano i taleban. Qui è stata la fase più difficile del viaggio perché all'ultimo check-point sparavano da tutte e due le parti e, sopra, gli aerei americani bombardavano senza sosta. Anche i B-52, che sganciavano grappoli di bombe a poche centinaia di metri dal posto dove eravamo noi. Un inferno che è durato tre ore. Passare, mentre tiravano, non è stato facile, anche se da ambo le parti sapevano del nostro arrivo e della nostra presenza. Alla fine ci hanno dato il via e abbiamo fatto la traversata. Da quel punto la strada è addirittura asfaltata e sono soltanto alcune decine di chilometri per raggiungere Kabul. La strada, oltre Bagram, era deserta. Come sai, tu l'hai fatta, è completamente allo scoperto, in mezzo alla pianura. Lungo quel tratto non hanno bombardato, ma dovunque c'erano crateri enormi di bombe di grosso tonnellaggio. Case distrutte dappertutto. In una casa ho visto tre cadaveri recenti».

E come hai trovato Kabul?

«E' una città talmente devastata che è ormai difficile cogliere i segni delle diverse distruzioni stratificate. C'è pochissima gente nelle strade, paura, il morale a terra. Sono tutti stremati. Non c'è più luce, né acqua. Si delinea una catastrofe umanitaria senza precedenti. Qui, intendo dire. Non occorre andare a cercare i profughi vicino ai confini. Domani vedremo qual è la situazione sanitaria, ma ci hanno già detto che a Kabul non c'è più un solo ospedale funzionante e non ci sono medicine». (intervista di G.Chiesa, da La Stampa)

 

12 nov.2001 Kabul: 6 morti per raid su centro assistenza

Almeno sei volontari arabi, cinque sauditi e uno originario dell'Oman, sono rimasti uccisi nel bombardamento del centro di assistenza umanitaria Wafa a Kabul da parte di un velivolo Usa.

 

12 nov.2001 Shashpul: colpito convoglio Programma Alimentare Mondiale

Un convoglio del PAM è stato colpito da una bomba a Shashpul, sulla strada che da Herat porta a Kabul. Lo ha riferito all'ANSA il portavoce del PAM Francesco Luna. Due camion sono stati completamente distrutti ma non ci sono feriti, ha aggiunto Luna spiegando di non sapere di che origine fosse la bomba che ha colpito il convoglio.

 

12 nov.2001 Mazar-e Sharif: saccheggi e deportazioni in città

L'ONU e il Programma alimentare mondiale hanno denunciato ieri saccheggi e deportazioni di civili nella città di Mazar-i-Sharif, conquistata dal comandante Dostum. I magazzini di viveri dell'ONU sono stati depredati dalle truppe appena entrate nella città. Da New Delhi, l'Alto commissario per i rifugiati Mary Robinson esorta le milizie dell'Alleanza del nord a rispettare i diritti civili e le minoranze.

Nel corso dell'avanzata dell'opposizione si sono registrate le prime perdite tra i giornalisti. Due reporter francesi, Johanne Sutton, di 34 anni, e Pierre Billaud, di 31, e uno tedesco, Volker Hendloik, 40 anni, sono stati uccisi mentre si recavano su un blindato dell'Alleanza del nord nella città di Taloqan, per verificarne la conquista.

 

13 nov.2001 Doha: bombardata l’emittente di Al Jazira

Aerei statunitensi hanno bombardato gli uffici a Kabul della tv satellitare in lingua araba Al Jazira. Lo ha reso noto l'emittente, che ha la sede principale nel Qatar. L'emittente ha dichiarato di aver perso i contatti fra lunedì e martedì con il suo corrispondente nella capitale Afgana, Taiseer Aluni, unico reporter autorizzato dai Talibani a trasmettere informazioni dalla capitale afgana nelle ultime settimane. Secondo Al Jazira, gli attacchi statunitensi hanno colpito non solo la sede della tv, ma anche l'abitazione di un cittadino afgano che lavorava con Aluni. Lo ha detto il corrispondente da Kandahar, Yusef Ashuli.(www.lastampa.it)

 

13 nov.2001 Kabul è conquistata

I mujaheddin dell'Alleanza del nord sono entrati a Kabul. Dopo un'avanzata impetuosa verso la capitale i guerriglieri anti-Taliban, o meglio una loro avanguardia, sono entrati nelle strade distrutte della capitale accolti dal grido di "Allah u akhbar", (Allah è grande) delle popolazioni liberate che, secondo radio Teheran, avevano cacciato gli studenti di Allah dopo un'insurrezione popolare nella quale sarebbero morti almeno 20 civili.

 

17 nov.2001  Due Moschee colpite a inizio Ramadan

Il presidente americano George Bush ha festeggiato il sorgere della luna nuova sui cieli dell'Afganistan e l'inizio del mese sacro del ramadan distruggendo con una bomba da 250 chili la moschea di Khowst, vicino al confine orientale con il Pakistan. Il comando USA di Tampa (Florida) ha sostenuto che si è trattato ancora una volta di "una bomba non funzionante". Come quella che ieri avrebbe colpito un'altra moschea nella zona di Konduz, nel nord del paese, ancora sotto il controllo delle forze dei Talebani, bombardata notte e giorno dalle fortezze volanti. Una bomba fuori bersaglio come quella che lunedì notte ha distrutto completamente la sede della televisione "al Jazira" del Qatar nonostante l'emittente via satellite avesse dato le coordinate dell'ufficio al Pentagono (via CNN). Si ignora se nel bombardamento della moschea vi siano state delle vittime ma il fatto che sia avvenuta nelle prime ore del Ramadan fa temere il peggio

 

18 nov.2001 Shamshad (Jalalabad)

Sono almeno 7 le persone uccise e molte quelle rimaste ferite nel bombardamento effettuato lunedì mattina dai caccia americani su Shamshad, a otto chilometri dalla frontiera con il Pakistan a sud di Jalalabad, secondo l'Afgan Islamic Press (Aip).
«Non capiamo perché gli americani bombardano questo settore dove non ci sono talebani né depositi d'armi», ha detto un soldato afgano al posto di frontiera di Torkam tra Pakistan e Afganistan. Secondo l'AIP, domenica in un altro bombardamento all'alba sempre nella zona di Shamshad, sarebbero morte 30 persone. «I feriti - ha dichiarato l'amministratore dell'ospedale a Torkam dell'organizzazione umanitaria pakistana Edhi, Imtiaz Hussain - hanno raccontato che Shamshad è stata bombardata. Non sanno quanti sono morti, ma ritengono che di sicuro ci sono molte vittime».

 

18 nov.2001  bombe a Kunduz

Sarebbero più di un migliaio le persone morte per i raid americani nel corso dell'ultimo fine settimana nella provincia di Kunduz. Lo ha dichiarato su un quotidiano pakistano un responsabile militare dei talebani, mullah Fazil, definito come il comandante in capo delle forze talebane nell'Afganistan del nord. Il giornale «Dawn» scrive oggi che sono 850 le vittime dei bombardamenti nella zona di Kunduz, mentre altre 250 hanno perso la vita nel distretto vicino di Khanabad. I talebani assediati nella provincia di Kunduz sono pronti ad arrendersi, ma non all'Alleanza del Nord, riporta Dawn. Secondo mullah Fazil i talebani sarebbero disposti a consegnare le armi soltanto «a un'autorità afgana neutra sotto il controllo delle Nazioni Unite»

 

-            18 nov.2001 bombe a grappolo ([2])

HRW ha saputo da fonti militari statunitensi che fino all’8 novembre gli Usa hanno usato 350 bombe a grappolo nella loro campagna in Afganistan. Di queste, 150 erano CBU-87 Combined Effects Munition; le altre 200 erano CBU-103, una recente innovazione delle CBU-87, con il kit “Wind Corrected Munitions Dispenser” per consentire una maggiore precisione. Ognuna di esse lascia 202 bombe BLU-97 in un’ampia area, le dimensioni della quale dipendono da una serie di variabili, quali l’altitudine del lancio, il tipo di lancio, la velocità del vento. Ciò significa che 70.700 bombe BLU-97 sono state sparse da queste 350 bombe a grappolo. Le BLU-97 hanno una percentuale di errore iniziale alta, il che significa una alta probabilità di mancata esplosione a contatto col suolo. Le bombe inesplose rimangono altamente instabili, con possibilità di esplosione al minimo contatto. In somma, diventano  mine anti-uomo

(Human Rights Watch, 16 novembre)

 

19 nov.2001 Kandahar: colpito un altro deposito del progr.amma alimentare mondiale

Il deposito del Programma alimentare mondiale (Pam) dell'ONU a Kandahar è stato colpito nei bombardamenti aerei americani. Lo ha detto il portavoce del Pam a Roma, Francesco Luna. Il deposito conteneva 1.600 tonnellate di aiuti alimentari ed era stato sequestrato dalle forze taleban ad ottobre. Il portavoce ha anche annunciato che oggi, dopo un fermo di una settimana, un convoglio di aiuti dovrebbe partire da Peshawar per Jalalabad e arrivare a Kabul.

        (http://www.ansa.it/rubriche/mondo/2001-11-19_1780534.html)

 

20 nov.2001 HERAT Le popolazioni denunciano: gli aiuti americani dal cielo sono peggio dei bombardamenti

Erano le prime ore di martedì, Herat era ancora avvolta dalla notte, quando Golam Sadiq, ingegnere afgano disoccupato, è stato risvegliato da un colpo violento e fortissimo: una cassa piena di aiuti alimentari Usa si era abbattuta sul tetto della sua casa, attraversandolo. Con 7 persone che dormivano nell'abitazione, la maggior parte donne e bambini, per pura fortuna nessuno è rimasto ferito, anche se il figlioletto di due anni è rimasto per un po' intrappolato sotto le macerie. Altre tre case del povero slum di Herat mostrano tetti sfondati, finestre infrante, mobili distrutti... Involucri gialli con l'etichetta "dono del popolo degli Stati Uniti d'America", pacchi di burro di noccioline, gallette, paracaduti, sono sparsi nei cortili vicini.

 

20 nov.2001 Donne in piazza a Kabul

Ieri nella capitale Afgana la prima manifestazione. Il corteo è stato fermato "per motivi di sicurezza" e non ha potuto raggiungere la sede dell'ONU, dove l'inviato delle Nazioni unite tratta con le fazioni in lotta il futuro governo dell'Afganistan

"Non vogliamo solo speranze, lotteremo per i nostri diritti". Giovani e anziane, con e senza burqa, contro l'oppressione del vecchio regime e dei nuovi padroni. Con una convinzione comune: "Non c'è più tempo da perdere"

 

23 nov. 2001 - La Croce rossa internazionale trova circa 600 cadaveri

Il ritrovamento si è avuto nei pressi di Mazar-e-Sharif, conquistata dall'Alleanza del nord. Non e' noto se si tratti di caduti in combattimento o di vittime di esecuzioni. L'organizzazione ha espresso preoccupazione per il trattamento dei prigionieri, temendo che di questi si tratti.

                                                                                                                         (Adnkronos) Islamabad

(vedi “Afganistan_7_bombe USA_eccidi militari”)

 

22 nov. 2001 - Registri dei terroristi, corredati di foto e dati anagrafici, sulla ''Scud Hill'', la Collina degli Scud, a due passi da Kabul: era la base di addestramento dei militanti stranieri per i talebani (700 allievi alla volta) ed appare abbandonata in fretta e furia dagli ultimi occupanti. Le immagini sono state girate dall'inviato del Tg3 Giuseppe Bonavolonta', che e' stato accompagnato nella base dai mujaheddin.          (Adnkronos) Roma

 

8 dic.2001 Tora Bora: M.S.F., raccolti 85 morti

"Un bambino di sei anni ha perso un occhio e gli verranno amputate le braccia e una gamba. Una famiglia intera è stata investita dalle bombe: il padre è morto, la madre è in gravi condizioni e i 4 figli hanno riportato numerose ferite": Nicky Smith, coordinatrice del programma di Medici Senza Frontiere (Msf) a Jalalabad, è sconvolta mentre al telefono racconta gli orrori di cui è stata diretta testimone in queste ore. Dal primo dicembre, gli operatori di Msf hanno trasportato con ambulanze e mezzi di fortuna 85 morti, tra cui molte donne e bambini, tutti vittime degli intensi e indiscriminati bombardamenti su Tora Bora. "Le vittime non vengono solo da Tora Bora, ma anche dai villaggi vicini di Pachir, Wazir, Agam. La popolazione del campo profughi di Hesarshari, vicino Jalalabad, che accoglieva 500 famiglie al primo dicembre, è passata ad accogliere 2.000 famiglie in soli tre giorni". Più di 50 i feriti causati dagli stessi bombardamenti, che Msf ha portato nelle varie strutture ospedaliere della città, in una lotta contro il tempo, sotto i lanci dei B52. “Appena iniziati i bombardamenti, alle prime notizie di vittime civili, abbiamo organizzato un servizio di ambulanza con tre macchine. Una carneficina: il primo giorno abbiamo trasportato 72 cadaveri e 15 feriti, il secondo 8 morti e 18 feriti, il terzo altri 5 morti e 17 feriti.”

 

8 dic.2001 WASHINGTON: le nuove armi del terrore

Una nuova arma viene usata: lo hanno annunciato funzionari del Pentagono (The New York Times, 5 dicembre), precisando che si tratta dell'Agm-142 "Have Nap", un missile aria-terra a guida inerziale, televisiva e a raggi infrarossi, dotato di testata penetrante per distruggere bunker e caverne. Sono le bombe che, come "effetti colaterali" hanno fatto stragi tra i civili. L'Agm-142 "Have Nap" è una variante del missile israeliano "Popeye", acquistato dall'aeronautica degli Stati uniti da Israele per potenziare la capacità di attacco dei bombardieri strategici B-52H. Viene prodotto, testato e migliorato attraverso un programma congiunto israelo-statunitense, cui partecipa la Lockheed Martin. Il missile, usato anche per distruggere impianti industriali e postazioni radar, è stato reso più preciso e letale dopo i test dal vivo effettuati nella guerra contro la Jugoslavia. Probabilmente i "test" effettuati nella guerra in Afganistan permetteranno di migliorarlo ulteriormente.

 

8 dic.2001 Washington: il senato blocca il Tribunale Penale Internazionale

il Senato degli Stati uniti ha approvato a larghissima maggioranza (78 contro 21) un emendamento che blocca ogni collaborazione con il costituendo Tribunale penale internazionale, forse la migliore istanza per la lotta al terrorismo internazionale, un tribunale capace di ottenere l'estradizione dei criminali da tutti i paesi che vi aderiscono. Evidentemente temono di vedere domani dei loro militari, o funzionari civili, messi sotto processo all'estero per crimini di guerra o crimini contro l'umanità (il tipo di reati per i quali il Tribunale penale internazionale dovrebbe essere competente). Così, il senatore repubblicano Jesse Helms - che ha presentato l'emendamento con il sostegno esplicito della Casa bianca - ha chiesto e ottenuto dai suoi colleghi il divieto di ogni collaborazione con il Tribunale, inclusa la messa a disposizione di informazioni segrete o di mezzi finanziari. Ma non è tutto: l'emendamento (che è stato incluso nella legge con cui vengono fissati gli stanziamenti per il 2002 destinati al bilancio della difesa) vieta anche la partecipazione di militari americani alle operazioni di peacekeeping promosse dalle Nazioni unite a meno che ai militari stessi non venga garantita l'immunità da ogni azione del Tribunale; e, dulcis in fundo, limita drasticamente gli aiuti statunitensi a quei paesi che rifiutassero di garantire ai militari americani operanti nel loro territorio analoga immunità dalle azioni del Tribunale. In definitiva, gli Stati uniti considerano il Tribunale una minaccia permanente per il proprio personale militare e civile all'estero (spesso evidentemente impegnato in azioni suscettibili di essere definite "crimini di guerra" o "crimini contro l'umanità") che potrebbe trovarsi esposto al rischio di essere processato senza protezione legale da parte del governo americano. Così, dopo aver fatto saltare gli accordi sulla limitazione delle armi chimiche e batteriologiche, gli Usa sono ora arrivati a mettere in crisi il Tribunale penale internazionale, il cui trattato costitutivo pure è stato firmato da Bill Clinton. La ratifica invece (che dovrebbe essere votata proprio dal senato) non è mai venuta: finora solo 46 paesi hanno ratificato il trattato, mentre per la sua entrata in vigore ne occorrono 60.

 

22 dicembre 2001 Muoiono 65 anziani capitribù

Un convoglio di anziani capi tribù è stato colpito mentre si stava dirigendo verso Kabul per assistere all'insediamento del governo: 65 vittime.

 

27 dicembre 2001 40 vittime sotto le macerie di case credute di talebani

Con il pretesto di colpire la casa di un capo taleban, vengono distrutte dele case sotto le cui macerie restano uccise 40 persone.

 

29 dicembre 2001 Strage di 107 abitanti a Qalaye Niazi

Un bombardiere B-52, un caccia e due elicotteri ditruggono un villaggio di case di paglia e fango; il villaggio si chiamava Qalaye Niazi (a 4 chilometri da Gardez, nell’Afganistan orientale); gli abitanti sepolti sotto le macerie sono 107, i feriti una ventina. La zona è la stessa in cui, la settimana scorsa, era stato bombardato un convoglio di anziani capo tribù.

 

2 gennaio 2002 profughi in fuga da Kandahar

“La guerra non è finita in Afganistan e la dimostrazione più lampante, e drammatica, è la fuga che continua di migliaia di profughi verso il Pakistan”. A denunciarlo ieri, a Islamabad, è stato il portavoce dell'Alto commissariato delle Nazioni unite per i profughi (Unhrc), Fatumata Kaba. In contrasto rispetto alle segnalazioni degli ultimi giorni che accreditavano una tendenza al rientro dei profughi nei villaggi d'origine, Kaba ha riferito che ieri circa 5.000 profughi sono arrivati al confine di Chaman, tra Afganistan e Pakistan. E altre migliaia di Afgani starebbero per abbandonare la città di Kandahar per raggiungere il confine con il Pakistan, dove per ora sono trattenuti nella terra di nessuno, in condizioni al limite della sopravvivenza. (…) Situazione che ha indotto anche il neopremier Hamid Karzai a ribadire ieri che non devono essere i civili a pagare il prezzo della lotta contro il terrorismo. Pur confermando il pieno appoggio alla campagna di Bush, il premier ad interim, in una intervista al New York Times, ha detto: "Noi vogliamo che i terroristi scompaiano dall'Afganistan ma dobbiamo anche essere sicuri che i nostri civili non soffrano". Karzai ha anche manifestato l'intenzione di voler discutere presto con il comando americano delle vittime civili dei bombardamenti delle ultime settimane. Il 22 dicembre un convoglio di anziani capi tribù era stato colpito mentre si stava dirigendo verso Kabul per assistere all'insediamento del governo (65 vittime), il 27 con il pretesto di colpire la casa di un capo taleban erano state distrutte case e uccise 40 persone, infine, domenica scorsa 107 persone, la maggior parte donne e bambini, sono rimasti sepolti dalle macerie di un villaggio raso al suolo. Questi attacchi indiscriminati hanno indotto anche l'ex presidente sudafricano Nelson Mandela a rivedere il proprio appoggio alla campagna antiterrorismo alla quale, all'inizio, aveva dato un "appoggio incodizionato". "Mi è stato fatto notare – si legge nel comunicato di Mandela - che un appoggio così incondizionato alla guerra in Afganistan può aver dato l'impressione che io non sia sensibile alle sofferenze patite dal popolo afgano e dal paese".

 

4 gennaio 2002 Khost: uccisi 32 Afgani (e un americano)

Bombardamenti massicci sulle presunte basi di al Qaeda sono ripresi ieri nella zona di Khost, vicino al confine con il Pakistan. Ma le "bombe intelligenti" - queste sono state usate secondo il Pentagono - ancora una volta hanno colpito civili. 32 sono stati gli Afgani uccisi a Khawar, secondo la denuncia, riportata dall'AIP, dei capi tribù locali che chiedono la fine dei bombardamenti. Quella di ieri è solo l'ultima di numerose stragi, una delle quali, quella del 29 dicembre a Niazi Qala, è stata confermata anche da un rapporto dell'Onu. Tanto che l'inviato speciale delle Nazioni unite in Afganistan, Lakhdar Brahimi, ha deciso di sollevare la questione sia con il governo ad interim afgano che con gli ufficiali statunitensi. Che ieri hanno ammesso la prima perdita sul campo da quando sono iniziate le operazioni militari in Afganistan il 7 ottobre. Nel quotidiano briefing del comando centrale di Tampa, il generale Tommy Franks, coordinatore delle operazioni in Afganistan, ha riferito della morte di un militare americano delle forze speciali, di cui non è stato reso noto il nome. Si tratta della prima morte in combattimento riportata dagli Stati uniti. Il generale Franks ha spiegato che il militare è stato ucciso da fuoco nemico mentre coordinava le operazioni militari con le forze tribali afgane nei pressi di Gardez, nella provincia di Khost. Anche un agente della Cia sarebbe rimasto ferito. Un altro agente della Cia era rimasto ucciso in novembre durante la rivolta scoppiata nel carcere di Mazar-e-Sharif.

 

7 gennaio 2002 inviato ONU: non abbiamo chiesto stop a raid

Le Nazioni Unite non hanno chiesto agli Stati Uniti di fermare i bombardamenti aerei in Afganistan, nonostante siano al corrente di numerose vittime tra i civili. Ad assicurare che il Palazzo di Vetro non ha esercitato pressioni sull'amministrazione americana è stato l'inviato speciale dell'ONU, Lakhdar Brahimi, che ieri ha incontrato il nuovo inviato Usa in Afganistan, Zalmay Khalilzad. "Abbiamo parlato delle vittime civili dei bombardamenti", ha spiegato Brahimi, "questo preoccupa lui quanto me e non c'è nessuna divergenza su questo". "Credo che gli Americani siano molto attenti", ha comunque sottolineato Brahimi, "e che faranno il possibile per evitare il ripetersi di questi incidenti in futuro".

Il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, è stato insignito nel 2001 del premio Nobel per la pace. Chissà che ne pensano le migliaia di afgani vittime dei bombardamenti Usa! (ndr).

 

8 gennaio 2002: concessioni finanziarie al bilancio militare USA

Per il Pentagono il nuovo anno si è aperto con i migliori auspici: è praticamente sicuro che il Congresso accetterà la sua richiesta di aumentare il bilancio militare di 20 miliardi di dollari o più, portandolo dai 329 miliardi del 2002 a 349 nel 2003. A questi si aggiungeranno i fondi per altre spese relative alla difesa, che nel 2002 ammontano a oltre 14 miliardi. Ciò significa che il budget militare salirà, nell'anno fiscale 2003, come minimo a 363 miliardi di dollari. Ma ci sono fondate speranze che possa andare oltre.(…) Di risorse ce ne vorranno: oltre al bilancio militare propriamente detto, ci sono le spese per la guerra. Quella in Afganistan è finora costata 2 miliardi di dollari al mese, che sono stati tratti non dal bilancio del Pentagono ma da bilanci per "situazioni di emergenza". Nel clima di euforia che regna al Pentagono, il segretario alla difesa Rumsfeld ha già annunciato programmi che "trasformeranno" il settore militare, dotandolo ancor più di armi ad alta tecnologia, come gli aerei senza pilota e i missili e le bombe a guida laser e satellitare. Le munizioni a guida di precisione - secondo quanto dichiarato dai portavoce del Pentagono - hanno "superato, nella guerra in Afganistan, tutte le aspettative". Ne sono state però usate tante che ormai "i depositi sono quasi a secco": secondo dati provvisori, forniti alla vigilia di Natale, sono stati lanciati in Afganistan 14mila missili e bombe, di cui il 60% a guida laser e satellitare (il cui costo unitario va da 20mila a oltre un milione di dollari). Si tratta quindi ora di "ricostituire gli arsenali per i futuri conflitti" (…).

 

15 gennaio 2002 Kabul: familiari di vittime delle torri gemelle in visita in Afganistan

Undici americani, che hanno avuto parenti uccisi nell'attentato dell'11 settembre alle Torri Gemelle di New York, sono giunti a Kabul per incontrare famiglie Afgane vittime dei bombardamenti Usa.

Lo ha annuciato l'organizzazione non governativa americana 'Global exchange'.

Tutti gli americani giunti in visita hanno perduto un parente l'11 settembre, come ad esempio la signora Rita Laser, pensionata di 70 anni dello stato di New York, il cui fratello è morto al 24esimo piano del World trade center. Il gruppo di americani, durante la visita di cinque giorni, potrà constatare anche i danni inflitti dai bombardamenti Usa su Kabul.

I visitatori incontreranno bambini feriti da bombe a frammentazione e famiglie come quella di Mohammad Shaher, la cui casa è stata completamente distrutta e la moglie incinta di sei mesi gravemente ferita dai bombardamenti. O quella di Abdul Mohammad, che sotto le bombe ha perso i genitori e altri tre membri della sua famiglia.

Gli americani saranno ricevuti dalla signora Sima Samar, ministro della condizione femminile, e visiteranno una scuola per bambine e un ospedale della capitale. "Gli Afgani si accorgeranno così che gli americani non sono indifferenti alla loro sorte, e d'altra parte i visitatori americani ne ricaveranno una migliore comprensione della tragedia del popolo Afgano", ha detto un rappresentante di 'Global exchange'. Nell'attentato di New York sono morte oltre 3mila persone. I bombardamenti Usa, secondo alcune Ong a Kabul, hanno ucciso diverse migliaia di Afgani, ma finora non è disponibile nessun bilancio.

 

16 gennaio 2002 la produzione oppio continua come prima

Anzi, il con il nuovo regime il traffico si è incrementato. Considerato fino al 1999 il maggior produttore di oppio, l'Afganistan - sotto il regime dei Talebani, a seguito di un editto del mullah Omar – aveva interrotto – almeno ufficialmente -  la coltivazione del papavero. Ora - con il nuovo regime instaurato a Kabul come effetto principale della guerra - non solo la produzione sta riprendendo forma, ma il traffico di sostanze stupefacenti si è incrementato. Lo dimostra un maxi-sequestro operato nella notte tra il 7 e l'8 gennaio scorsi dalla polizia pakistana che ha bloccato una carovana di cammelli proveniente dall'Afganistan con un carico di 630 chilogrammi di eroina bianca purissima e 250 chili di morfina, per un valore di svariati milioni di euro. L'operazione - la più importante nella storia della polizia pakistana - è avvenuta nella zona di Turbat, nella provincia meridionale del Baluchistan. Essa dimostra che in Afganistan sono ancora attivi laboratori per la trasformazione dell'oppio e che, nonostante il cambiamento di regime, l'Afganistan continua ad essere il principale polo sul mercato della droga.

 


 

BILANCI DI GUERRA

 

 

il 23 novembre

al tramonto del sole, sotto i bombardamenti Usa erano morti almeno

3.006 civili Afgani

 

Per conteggiarli mi sono basato su quotidiani indiani (specialmente The Times of India, considerato l'equivalente del New York Times), tre quotidiani pakistani, The Singapore News, giornali britannici, canadesi e australiani (Sydney Morning Press e Herald Sun), l'Afgan Islamic Press (Aip) con sede a Peshawar, la France Press (Afp), Pakistan News Service (Pns), Reuters, Bbc News Online, al Jazeera , e varie altre fonti credibili. A quanto pare, le sole notizie di morte considerate "reali" dalla grande stampa Usa sono o quelle diffuse da un'organizzazione o impresa occidentale, o quelle "verificate in modo indipendente" da persone e/o organizzazioni occidentali. In altre parole, l'alto numero di morti tra i civili riportato altrove (per esempio nei reportage di Robert Fisk, Justin Huggler e Richard Lloyd Parry dell'Independent e Tayseer Allouni di al Jazeera) sono trattati come "propaganda nemica" e ignorati.

 

Per far apparire "giusta" la guerra in Afganistan, diventa imperativo bloccare completamente l'accesso all'informazione sui veri costi umani, e le azioni di Bush-Rumsfeld-Rice rispondono eloquentemente a questo sforzo. Per esempio, chiamare tutte le principali reti di informazione statunitensi per dare loro il ruolino di marcia, acquistare tutte le immagini commerciali satellitari a disposizione del pubblico, colpire l'ufficio di al Jazeera a Kabul con un missile . In grandissima parte, i maggiori media statunitensi sembrano aver obbedito alle direttive del Pentagono e aver dato scarsa copertura al tema delle vittime civili. Quando il team di Bush è stato messo di fronte al "fatto" incontrovertibile di un civile colpito, la risposta standard è stata che il vero obiettivo era una struttura militare vicina. Per esempio, nell'episodio in cui quattro guardiani notturni sono stati uccisi presso l'ufficio di Kabul di una agenzia Onu per la rimozione delle mine, il Pentagono ha sostenuto che esso era vicino a una torre-radio militare. Alcuni funzionari Onu, comunque, dicono che la torre era una stazione radio a onde medie e corte ormai dismessa, situata a circa 270 metri dall'edificio bombardato, e che non era funzionante da oltre dieci anni.

 

L'uso di armi con enormi potenzialità distruttive da parte dell'Air Force statunitense -tra cui fuel air bombs, carpet bombs B-52, Blu-82, e cluster bombs Cbu-87 (delle quali è stata dimostrata la capacità di uccidere e menomare i civili che incappano nelle piccole bombe inesplose) - rivela l'inconsistenza della sua presa di posizione secondo cui gli Usa starebbero cercando di evitare che ci siano vittime tra i civili Afgani. “Anche se le morti tra i civili non sono l'obiettivo deliberato degli attuali bombardamenti - come lo erano per gli attaccanti dell'11 settembre - il risultato finale è stato una distinzione senza una differenza. Un morto è un morto, e quando le azioni di qualcuno hanno conseguenze interamente prevedibili, ribattere che quelle conseguenze sono state meramente accidentali è poco più che una preziosa e vuota banalità” (Tim Wise, "Consistently Inconsistent: Rhetoric Meets Reality in the War on Terrorism" su Znet, 15 novembre 2001).

 

La campagna Usa di bombardamenti ha anche preso direttamente di mira certe strutture civili giudicate ostili per il successo della guerra. Il 13 ottobre, il principale centralino telefonico di Kabul è stato distrutto dalle bombe. Il 15 ottobre, la centrale elettrica di Kabul è stata distrutta dalle bombe: 12 i morti (citato da Bbc News Online, 23 ottobre 2001). Alla fine di ottobre, i jet americani hanno bombardato la rete elettrica a Kandahar, togliendo completamente l'energia elettrica. I Taleban sono riusciti a far arrivare un po' di elettricità alla città da un impianto della provincia di Helmand, ma anche quello in seguito è stato bombardato ("Bombing Alters Afgans Views of U.S.", Pakistan News Service, 7 novembre 2001).

Il 31 ottobre, gli Usa hanno lanciato 7 attacchi aerei contro la più grande centrale idroelettrica, adiacente alla grande diga di Kajakai, 90 chilometri a nord-ovest di Kandahar, sollevando il timore che la diga potesse cedere (Richard L. Parry, "U.N Fears 'Disaster' Over Strikes Near Hydro Dam", The Independent, 8 novembre 2001).

Il 12 novembre una bomba teleguidata ha centrato l'ufficio di Kabul di al Jazeera , che inviava notizie dall'Afganistan in modo giudicato ostile da Washington (vedi "U.S. Targeting Journalists Not Portraying Her Viewpoint", The Frontier Post, 20 novembre 2001). Il 18 novembre, gli aerei hanno bombardato delle scuole religiose a Khost e Shamshad.

 

Strutture, media, istituzioni scolastiche - in questa guerra tutto sembra essere un "giusto" obiettivo. I civili Afgani che vivono in prossimità di quelle che sono ritenute installazioni militari moriranno - devono morire – e fanno parte del "danno collaterale" nell'ambito degli sforzi statunitensi di condurre operazioni militari in cielo e in terra senza che ci siano vittime militari Usa. Dal punto di vista dei policy-makers americani e dei loro servitori, i grandi media, il "costo" di un civile Afgano morto è zero ma i "vantaggi" del preservare le vite dei soldati Usa sono enormi, data l'avversione del pubblico americano al rientro dei corpi nelle bare.

Marc W. Herold

Departments of Economics and Women's Studies

 University of New Hampshire Durham

 

 

 

Quanto costa la guerra e chi la paga

Gli americani hanno lanciato sull’Afganistan 170 bombe e missili tomahawk al giorno.

Costo di un missile è pari a circa 2 miliardi; le bombe vanno da 2 milioni a 170 milioni, crescendo il prezzo al crescere  dell’”intelligenza”.

Molto più costoso è far volare i bombardieri strategici B-52, B-1 e B-2: quest'ultimo, per andare a bombardare l'Afganistan partendo dal Missouri e far ritorno alla base, impiega 34 ore, con un costo equivalente a circa 735 milioni di lire a missione

Allo stato attuale, comprese anche le operazioni dei commandos, si calcola che la guerra costi agli Usa circa un miliardo di dollari al mese, equivalenti a circa 2.160 miliardi di lire.

 

Gli USA chiedono aiuti economici agli alleati (i membri della coalizione nel 1991, pagarono agli Stati uniti il 90% dei 60 miliardi di dollari spesi nella guerra del Golfo.)

tratto da un articolo di Manlio Dinucci sul manifesto del 21/11/2001

 


 

[1] Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) è il custode della Convenzione di Ginevra. Suo attuale portavoce, Kim Gordon Bates.

[2] Il ministro della Difesa inglese, Geoff Hoon, di fronte alla camera dei comuni, aveva già dichiarato il 29 ottobre: "Le Cluster (le bombe a grappolo che lasciano in terra ordigni inesplosi, quindi mine contro i civili, ndr) sono state usate in casi limitati e non contro la popolazione. Comunque il loro uso è legittimo. Inghilterra e Usa continueranno ad adoperarle" Ricordiamo che una cluster bomb, la micidiali bomba a grappolo sparge su un’area di 650x200 metri 72 mine anticarro e 22 antipersona.

L’Onu e numerose associazioni umanitarie avevano in oltre denunciano (fine ottobre) che le scatole di “aiuti umanitari” e gli involucri delle bombe a grappolo erano simili, per dimensione e per il colore, (entrambe gialle). Così, per raccogliere una scatola di burro di arachidi si può morire in modo orribile. Sempre l’ONU denuncia che proprio per lo scambio tra aiuti e mine nove bambini sono rimasti uccisi nel villaggio di Shaker Qala (e ci aggiungiamo anche il bambino di Herat, morto il 31ott. per aver raccattato una bomba inesplosa di una cluster).