PRIGIONIERI (DI GUERRA?) A GUANTANAMO

 

pag.2            documento della CNN su Guantanamo

si veda in Afganistan_5a_bombe USA_l'informazione in tempo di guerra.doc  la disponibilità della CNN ad accondiscendere alle richieste della Casa Bianca in fatto di informazione, fino ad offrire la propria autocensura in più occasioni. Cosa che mette il suo documento al di sopra di ogni sospetto.

pag.3            Mozione del Senato italiano su Guantanamo

molto interessante estrarre, dalle parti di testo non approvate, la beghina osservanza del Governo italiano al Gigante Statunitense, censura servile e viscida, consonante con lo scodinzolare del nostro Presidente del Consiglio attorno al suo idolo americano per fargli accettare il dono non richiesto di qualche vita italiana per la guerra del petrolio

 

 

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24 gennaio 2002

Articolo messo in Rete dalla CNN

 

WASHINGTON -- Il Pentagono ha deciso di sospendere temporaneamente il trasferimento di prigionieri dall'Afghanistan alla base navale di Guantanamo, a Cuba. La decisione è stata presa per problemi logistici, secondo quanto ha fatto sapere il ministero della Difesa Usa, soprattutto per la mancanza di spazio. E pertanto i trasferimenti riprenderanno quando saranno state preparate altre celle.

La costruzione di 60 nuove celle sarà conclusa giovedì, hanno spiegato fonti del Pentagono. Il Southern Command Usa sta sovrintendendo ai lavori.

Inoltre si stanno costruendo un ospedale navale mobile, simile a un'unità 'Mash' (la sigla mash sta per Mobile Army Surgical Hospital, ospedale chirurgico mobile dell'esercito), e stanze per gli interrogatori.

Al momento alla base di Guantanamo ci sono 160 celle, 158 delle quali sono occupate da detenuti arrivati dall'Afghanistan. Le autorità Usa non intendono mettere più di un detenuto per cella, ha spiegato il generale della Marina Michael Lehnert, ricordando che in una settimana ci sono state due aggressioni nei confronti dei sorveglianti.

Lehnert ha confermato che gli interrogatori dei detenuti si stanno svolgendo senza l'assistenza di un avvocato. "Al momento stiamo cercando di ottenere delle informazioni, non l'incriminazione", ha detto.

Le modalità di detenzione a Guantanamo hanno sollevato un'aspra polemica internazionale. A contestarle soprattutto la Gran Bretagna, alleata degli Usa nella guerra in Afghanistan. Ma a queste questioni il Pentagono non ha fatto alcun riferimento nell'annunciare l'interruzione del trasferimento dei detenuti nella base di Cuba.

Il Pentagono ha però spiegato che la Casa Bianca si sta consultando con i ministeri della Giustizia, Difesa e Interno per stabilire come i detenuti debbano essere processati. Si stanno vagliando anche i precedenti di detenzione e processo di sospetti terroristi.

Il governo Usa si è però rifiutato di considerare i detenuti a Guantanamo prigionieri di guerra. E ha sostenuto che sono trattati bene. Tuttavia Lehert ha detto che si stanno discutendo alcune modifiche nella detenzione e nel trasporto dei prigionieri dall'Afghanistan: "Ovviamente, se possiamo soddisfare le istanze umanitarie, lo faremo", ha detto.

Anche il segretario generale delle Nazioni Unite è intervenuto nella questione, ribadendo che la Convenzione di Ginevra, che stabilisce le modalità di trattamento dei prigionieri di guerra, debba essere applicata anche ai detenuti di Guantanamo.

 


 

SENATO DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Mozione sulla detenzione di prigionieri Talebani nella base militare statunitense di Guantanamo

discussa nella seduta antimeridiana dell'Assemblea del 14 maggio 2002

(presentata 13 febbraio 2002?)

Votata per parti separate. Approvata la parte in neretto; respinta la restante parte

DE ZULUETA, BONFIETTI, IOVENE, PETRINI, MARTONE, TOIA, ANGIUS, BOCO, BORDON, MANCINO, MARINO, OCCHETTO, ACCIARINI, AYALA, BARATELLA, BATTAFARANO, BATTAGLIA Giovanni, BATTISTI, BETTA, BETTONI BRANDANI, BONAVITA, BRUNALE, BRUTTI Paolo, BUDIN, CALVI, CAMBURSANO, CARELLA, CAVALLARO, CHIUSOLI, CREMA, DALLA CHIESA, DANIELI Franco, DATO, DE PETRIS, DENTAMARO, DI GIROLAMO, DI SIENA, DONATI, FALOMI, FASSONE, FLAMMIA, FRANCO Vittoria, GIARETTA, GIOVANELLI, GUERZONI, LONGHI, MAGISTRELLI, MANZELLA, MARITATI, MASCIONI, MICHELINI, MONTAGNINO, MONTICONE, MURINEDDU, PAGANO, PAGLIARULO, PIATTI, PILONI, PIZZINATO, RIPAMONTI, SALVI, SODANO Tommaso, TONINI, VICINI, VILLONE, VITALI, VIVIANI, ZANCAN.

 

– Il Senato,

considerato:

che ai segnali di allarme lanciati da Human Rights Watch e Amnesty International, circa lo stato di detenzione dei prigionieri Taleban o accusati di far parte di Al Qaeda nella base militare americana di Guantanamo (Cuba), si è ora unito un coro di protesta generale che denuncia la mancata applicazione della Convenzione di Ginevra e l’aperta violazione dei diritti umani;

che in questi precisi termini si sono espressi, tra gli altri, la Croce Rossa Internazionale, Javier Solana (Segretario generale, Alto rappresentante per la PESC), Joschka Fischer (Ministro degli esteri e Vice Cancelliere tedesco), Lord David Russel-Johnston (Presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa), Ramsey Clark (ex Procuratore generale di New York ed esponente del comitato per i diritti civili), Mary Robinson (Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite), ed altri;

che viva riprovazione e indignazione hanno suscitato nell’opinione pubblica mondiale le immagini che ritraggono i 158 prigionieri di Guantanamo rinchiusi in gabbie metalliche di circa 4 metri quadrati, in ginocchio, imbavagliati e legati mani e piedi;

constatato:

che tali abusi e trattamenti degradanti nei confronti dei prigionieri sono in flagrante violazione, oltre che della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, di puntuali impegni internazionali sottoscritti e ratificati dagli Stati Uniti e precisamente della Convenzione contro la tortura e gli altri trattamenti inumani e degradanti, del Patto sui diritti civili e politici e della Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale;

che, in particolare, la Convenzione contro la tortura e gli altri trattamenti inumani e degradanti prevede esplicitamente che anche in presenza di uno stato d’emergenza che minacci la nazione, proclamato da un atto ufficiale (il che non risulta avvenuto negli USA), i paesi firmatari hanno tuttavia l’obbligo di rispettare alcuni diritti fondamentali e che il trattamento riservato ai prigionieri di Guantanamo è, altresì, in palese violazione della Convenzione di Ginevra e del relativo protocollo aggiuntivo puntualmente sottoscritto dagli Stati Uniti;

considerato altresì:

che il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush, rispondendo ad una precisa domanda del Segretario di Stato, Colin Powell, circa lo status dei detenuti di Guantanamo, ha annunciato tramite un suo portavoce che la Convenzione di Ginevra verrà applicata esclusivamente ai detenuti Talebani, cioè Afgani (e non ai militanti di Al Quaeda) senza però riconoscere loro lo status politico di prigionieri di guerra;

che tale distinzione non è accettata dallo ICRC (Comitato Internazionale della Croce Rossa) che è il custode della Convenzione di Ginevra del 1949 e il cui portavoce Kim Gordon Bates ha dichiarato che "la Croce Rossa mantiene la sua posizione, secondo la quale chiunque sia coinvolto in un conflitto internazionale deve essere considerato un prigioniero di guerra, una volta catturato, a meno che un tribunale competente non giudichi diversamente";

che le ostentate violazioni di norme umanitarie determinano sconcerto nell’opinione pubblica internazionale e rischiano di danneggiare la compattezza della coalizione internazionale contro il terrorismo, in particolare nei paesi arabi, dove l’opinione pubblica è già scioccata dalla durissima e ingiustificata repressione militare da parte israeliana nei confronti dell’Autorità palestinese;

che, al di là delle inumane condizioni di detenzione, i prigionieri di Guantanamo versano in una situazione di grave incertezza circa il loro status e sulle imputazioni e sugli organi giudiziari competenti a conoscere le accuse eventualmente loro rivolte; in particolare, la prospettiva di deferimento di tali soggetti a tribunali militari ad hoc istituiti ad insindacabile giudizio del Presidente degli Stati Uniti che dovrebbero funzionare secondo procedure stabilite dallo stesso Presidente e comunque gravemente lesive delle garanzie fondamentali dell’imputato è anch’essa fonte di sconcerto nell’opinione pubblica internazionale;

che il Governo italiano, impegnato sia nelle operazioni militari di Enduring Freedom, sia nell’azione di pace promossa dall’ONU in Afghanistan, ha una particolare responsabilità di pronta risposta, non solo nei confronti del Parlamento che va informato sugli sviluppi in corso, ma anche verso i molti paesi più direttamente toccati dalle ricadute della campagna militare in Afghanistan;

che l’Italia quale membro dell’Unione europea è largamente impegnata nella gestione civile della crisi afgana tramite l’imponente sforzo di ricostruzione e di sviluppo dell’Afghanistan, annunciato dall’Unione europea nella Conferenza dei donatori di Tokyo,

impegna il Governo:

ad assumere iniziative urgenti, nelle sedi internazionali ed in primis in quella comunitaria, in merito all’applicazione della normativa internazionale relativamente alle modalità di detenzione e processo degli accusati anche se imputati di atti di terrorismo internazionale e in particolare:

a) ad assicurare il rispetto dei diritti fondamentali della persona in capo ai soggetti detenuti a Guantanamo;

b) a garantire l'applicazione piena ai detenuti, in caso di imputazione, delle garanzie fondamentali di una procedura regolare;

c) a sollecitare il Governo americano alla piena applicazione della Convenzione di Ginevra ai prigionieri;

a considerare , insieme agli altri paesi dell’Unione europea, una richiesta al Governo degli Stati Uniti perché renda possibile una visita al campo di Guantanamo da parte di una delegazione di parlamentari dell’Unione.