antonella  piscopo

foto da un cellulare

 

La corsa alle meglio macchine e agli ultimi accorgimenti della tecnica alimenta l’orgoglio dei patiti di fotografia. Però la fotografia che documenta una situazione o testimonia un sentimento, che “narra” qualcosa ha bisogno dell’occhio del fotografo. Un buon apparecchio non guasta, ma senza l’occhio ogni foto al massimo è senza difetti. E questo non può diminuire la noia di scorrerle.

 

Antonella non ha una macchina fotografica, ha un telefonino scrauso di un marchio inventato e con quello, da che sono in disuso le pellicole, registra persone e cose con sguardo creativo, a volte cercando una verità al di là dell’apparenza. Non ha studiato fotografia, non ha fatto mostre, non legge giornali di settore.

 

La mostra del novembre 2016 ha voluto essere allora un invito alla riflessione sulla differenza tra una macchina di alte prestazioni e un occhio spontaneamente creativo, proponendo tre "assaggi" degli scatti della Piscopo: "persone", "sguardi" e "altrove".. E siccome anche la poesia è un "altrove", sotto questa serie sono riportati alcuni versi dal diario dell'autrice..

 

(in foto: Antolella Piscopo all'opera, ritratta da Mario Casale)