GIACOMO BIGONI nasce a Reggio Emilia nel 1991 da genitori coristi dilettanti. Si avvicina al mondo della musica fin da piccolissimo, e all'età di 8 anni inizia lo studio della chitarra classica nel conservatorio della sua città, l'Istituto Musicale Achille Peri di Reggio Emilia. Dopo essersi laureato con lode nel 2012, studiando con Claudio Piastra, si trasferisce a Londra nel 2012, ottenendo un anno dopo l'Artist Diploma in Performance al Royal College of Music, studiando con Carlos Bonell e Gary Ryan. Dal 2014 è docente di Chitarra ai Corsi Pre-Accademici presso l'Istituto Superiore di Studi Musicali di Reggio Emilia e Castelnovo ne' Monti, dove dirige inoltre l'orchestra di chitarre.

 

Chitarrista classico poliedrico e vincitore di numerosi premi, si esibisce regolarmente come solista e in duo con il violinista Francesco Ionascu come Exhibition Duo. Si è perfezionato con artisti come Alirio Diaz, Roland Dyens, Vladimir Mikulka e Michael Lewin. Nel 2014 ha pubblicato il suo primo album solista, "Take Time"

 

Recensioni al disco "Take Time":

 

"L'artista è un giovane talentuoso ma assolutamente scollegato da vezzi e tic del concertismo tradizionale (è davvero una bella esperienza ascoltarlo dal vivo). Musica di rara eleganza, precisione e libertà: le tre parole chiave dell'intero CD e delle capacità esecutive e interpretative di Giacomo Bigoni".

Fingerpicking.net / Chitarra Acustica

 

"Un pensiero personale di tutto rispetto. Il risultato è artisticamente convincente".

Seicorde – Ermanno Brignolo

 

Note dell'autore al secondo CD

(quello che presenta all'arcobaleno)

Extreme

Guitar Solo

Homage á Roland Dyens

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NEL MOMENTO IN CUI si decide di dare alla luce una nuova uscita discografica, credo sia importante chiedersi perché lo si stia facendo e quali obiettivi ci si ponga. Niente come un CD è infatti in grado di scandire i punti salienti di un percorso artistico personale: dà la possibilità di suggellare un momento particolare, fornisce impareggiabili stimoli per trovare un sentiero proprio e caratteristico, e non da meno favorisce l'autocritica, che spinge a cercare di perfezionare al massimo il proprio lavoro.

 

Le ragioni che mi hanno portato [tre anni e mezzo dopo l'esordio con Take Time (Discoland Records, 2014)] a registrare un secondo album sono dunque da rintracciarsi nella strada di repertorio che sto intraprendendo negli ultimi anni: il disco è infatti composto esclusivamente di opere scritte dal 1984 in poi, musiche che mi hanno accompagnato sempre più spesso nei concerti degli ultimi tempi.

 

Ho sempre amato Roland Dyens; le sue opere mi hanno incuriosito e affascinato fin da piccolo per la semplicità con cui mettono in connessione mondi apparentemente distanti fra loro, sempre mantenendo un'impareggiabile eleganza. Quando Roland ci ha lasciato a fine 2016, proprio nei giorni in cui stavo studiando la malinconica e “dark” Alba Nera, è stato inevitabile decidere di realizzare con Extreme Guitar Solo una dedica a questo grande personaggio. Oltre ad Alba Nera, Dyens è presente nel disco con il celebre e stuzzicante Tango en Skaï, umoristico omaggio al Tango argentino e alla gioia di vivere, e con l'indiavolato Fuoco, una sorta di “danza sui carboni ardenti” che Roland scrisse dopo un attacco di cuore.

 

L'omaggio a Dyens si concretizza non solo nei suoi brani, ma anche nell'adottare la sua idea generale che diversi ambiti artistici e generi musicali non siano per forza incompatibili tra loro: questo è senza dubbio il lascito più importante del maestro franco-tunisino, che può essere definito uno dei più grandi innovatori della composizione chitarristica contemporanea. E' per questo motivo che nel disco vengono toccati diversi generi e stili, mantenendo come unico punto fermo le sei corde in nylon della chitarra classica; uno degli esempi più eclatanti in tal senso è Benga Beat di Gary Ryan, funambolico brano ricco di effetti percussivi e vocali e di suoni “alternativi”, che più di ogni altro mi ha aperto la strada verso un uso per l'appunto estremo dello strumento.

 

Usher-Waltz di Nikita Koshkin, ispirato alla celebre novella di Edgar Allan Poe La rovina della casa degli Usher, è un valzer-musette classico che a metà della storyline si “rompe” letteralmente e “crolla” tramite l'utilizzo di dissonanze, rasgueados e pizzicati Bartók.

 

Quasi contemporaneamente a Usher-Waltz, in Belgio Armand Coeck scriveva Constellations, brano sognante e cupo ispirato agli studi che Coeck stesso compì sull'arpa paraguayana, dove piccole celle melodiche prendono vita propria (spesso in movimento cromatico) a simboleggiare i corpi celesti fluttuanti.

 

Una delle due prime registrazioni assolute del disco riguarda i Four Homages di Carlo de Nonno. Persona di grande cultura e sensibilità, de Nonno tributa prima un grande compositore classico del Modernismo (Homage to Erik Satie) portandoci nel mondo e nello stile delle celebri Gymnopédies, poi un monumento del Rock (Homage a Jon Lord), citando Child in Time dei Deep Purple all'interno di un'atmosfera rarefatta e vagamente psichedelica, e infine due poeti e scrittori: Homage to Gregory Corso, un omaggio alla Beat Generation dove la musica descrive la vita come “...un fiume che non ha paura di diventare mare”, e Homage to Philip Larkin, un breve e suggestivo foglio d'album dedicato all'eccentrico poeta e critico di Jazz inglese.

 

Con Kalimbas di Gaetano Nenna, giovane compositore di Reggio Emilia, che ringrazio per avere scritto questo brano appositamente per il progetto Extreme Guitar Solo, la chitarra viene “preparata”, come fece John Cage con il pianoforte. Due fogli di carta stagnola vengono inseriti tra le corde all'altezza del ponticello, per imitare il suono della Kalimba, antichissimo strumento a percussione africano. Dice il compositore di Kalimbas:

La chitarra classica europea si trasforma in una kalimba tramite due stratagemmi: l'inserimento di carta argentata tra le corde e l'utilizzo di scale e di modi peculiari dello strumento tradizionale africano. Viaggiamo infine verso il continente sudamericano grazie alla Milonga finale. Le corde della chitarra di Kalimbas connettono culture musicali intercontinentali.

 

Un brano a cui sono particolarmente affezionato, e sul quale non ho avuto dubbi al momento di selezionare il repertorio, è Koyunbaba di Carlo Domeniconi. Vero e proprio omaggio alla musica etnica, questa Sonata in quattro movimenti è ispirata a drammatiche leggende popolari turche. L'accordatura aperta in do diesis minore rende l'atmosfera ipnotica, e il lunghissimo crescendo che caratterizza la storyline del brano a me rende l'idea di un delirante attacco febbrile.

 

In chiusura di Extreme Guitar Solo, ho voluto omaggiare il più grande esponente vivente della chitarra acustica fingerstyle, l'australiano Tommy Emmanuel. Halfway Home è una delle sue composizioni più recenti: il titolo è dovuto al fatto che, ovunque si trovi nel mondo, Tommy si sente sempre “a metà strada dall'Australia”. La particolarità di questa bonus track è il riarrangiamento che ho compiuto per chitarra classica, che conferisce al pezzo un timbro diverso e uno stile sorprendentemente più ritmato.

 

Posso dire in chiusura che Extreme Guitar Solo mi ha portato a conoscere meglio il mio strumento e ad aprirmi orizzonti che non pensavo avrei mai guardato con interesse.

Non c'è nulla di più bello al mondo che sorprendersi per aver superato un proprio limite.

 

                                                                            Giacomo Bigoni

 

                                                                                              Reggio Emilia, novembre 2017