il ballo come palestra

 

Perché

annoiarsi

in una palestra

ripetendo ostinati

movimenti geometrici

quando ci si può divertire

con i balli popolari

lasciandosi portare

dalla musica

in movimenti armonici

?

 

 

 

Dal punto di vista delle calorie smaltite, le 2 ore della nostra lezione serale di ballo sono pari a quattro ore di palestra aerobica. L'armonia muscolare che si consegue è la stessa. Quello che cambia è "il peso psicologico" che i partecipanti debbono sopportare. In palestra è la speranza del risultato estetico, che si intravvede in cima al Calvario, a confortarne la salita, che resta dura e noiosa. Da noi ogni minuto è fine a se stesso: il divertimento e il piacere sono immediati e ci si trova ad aver conseguito un risultato estetico senza nemmeno averci pensato. Si gronda sudore ma nessuno ha voglia di smettere. A fine lezione, caduta la tensione del ballo, ci si accorge di essere stremati, eppure nessuno si era accorto di fare tanta ginnastica!

Perché ballare è socializzante,

da' un corpo armonioso e non ha un preliminare di sofferenza e noia:

è subito divertente.

Capisco che è un modo un po' strano di presentare una lezione di ballo. Ma è un senso aggiuntivo che voglio dare agli incontri serali settimanali pensati per professionisti o studenti alla fine di una giornata di lavoro (magari sedentario!). "Aggiuntivo". Quindi la valenza coreutica resta.

 

Con quali balli realizziamo questa "palestra"? La nostra lezione viene chiamata in modo modaiolo "pizzica", perché la pizzica è quell'entusiasmante ballo salentino che ha preso piede in ogni parte di Italia ed è di gran moda, sia tra i giovani che tra gli etnomusicologi. Noi la proponiamo maliziosa e veloce nella sua versione attuale e festosa e più contenuta in quella degli anziani. Però la lezione non si chiude sulla pizzica; i balli che si imparano e che si praticano provengono dalla ricchezza di tutto il patrimonio culturale popolare. Così vengono proposte le molte forme di "tammurriata" campana, diversissime una dall'altra, dalla sensuale tammurriata partenopea alla "giulianese", spavalda sfida della gente di Giuliano, dalla saltellante tammurriata campagnola delle banlieux del Vesuvio, alla tragica "vocata" di Maiori, per spostarsi al sostenuto ritmo  della "calabrese" con le sue tante "figure" o alla ricostruzione della tarantella del '600, allegra e spensierata quanto lo può essere un popolo alle pendici di un vulcano attivo.

E non mancano nemmeno incursioni nel ballo quadro sardo, nella saltarella di Amatrice, nella quadriglia romagnola. E poi tutto finisce nella coralità del sirtaki dei paesi grecanici del Salento o nella coralità della processionaria "montemaranese", madre delle "quadriglie" italiane del '900.

 

 

Fuori dalla "palestra", ci sono varie occasioni di consolidare i rapporti di amicizia che in "palestra" si formano. Sono concerti organizzati nel Circolo con gruppi di musica popolare e spesso con specialità gastronomiche della regione dalla quale provengono i gruppi. Oppure viaggi-studio per "vivere" le occasioni che hanno fatto nasere i balli che insegniamo; viaggi di un sol giorno per feste patronali, carnevali o ricorrenze dove i riti religiosi si mischiano a quelli pagani e dove i balli sono espressione canonica e irrinunciabile; quanto però la gastronomia, varia e irresistibile. E infine settimane di studio, come la vacanza-studio in Salento dove all'occasione di bagni sulle splendide spiagge salentine, si aggiunge lo stage del pomeriggio e quindi la "spedizione" serale-notturna alle sagre di cui si costellano le notti estive.

(foto da una gita-studio a Pagani )

 

 

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