la danza popolare tradizionale è "un fenomeno effimero e polivalente"

Giuseppe Michele Gala

 "lezioni di pizzica", "fare pizzica", "sei stato a pizzica?"...

 

Frasi abituali del gergo di moda. Di peggio c'è solo " fare taranta". Diceva Saffo "allà pan tolmatòn", "tutto possiamo soffrire! "; e soffrire ci tocca. La moda ci pervade, la moda ci anima!

Per reazione direi: noi non facciamo lezioni di "pizzica" !!

E infatti facciamo lezioni di balli popolari italiani, con particolare attenzione a quelli dell'Italia Meridionale. Quindi tarantelle, tammurriate, carpinesi, calabresi e balli collettivi come la tarantella processionaria di Montemarano, il divertente Sirtaki grekanico salentino, la coreografia reggitana...

Solo che a questo punto ... non insegnare la "pizzica" sarebbe uno snobismo. E siccome snob non siamo, ...insegniamo anche quella.

 

Quella che insegniamo noi è quella nata nella seconda metà degli anni 90 nell'Italia Centrale. Ma: nessuna delusione: l'altra non la balla più nessuno, ammesso che qualcuno l'abbia mai ballata! A quanto ne so io, quella in voga ora è  stata costruita nel 1991 da Giorgio Di Lecce ed è diventata di moda dopo il successo del film "Pizzicata" di Winspeare dovuto ad una sinergia di fattori tra cui il successo dei Sud Sound System e del loro nume tutelare l'antropologo George Lapassade, nonché il casuale consenso che nelle università di Pisa, Firenze, Bologna riscuotevano studenti salentini in trasferta quando trovano il coraggio di suonare le loro musiche, dal quale successo prenderanno stimolo per fondare i complessi musicali oggi famosi. Il "movimento della pizzica" avrà tale rilievo sociale da essere visto "interessante" anche dalle Istituzioni: nasce così nel 1998 la "notte della Taranta", festival miliardario che mira ad una immagine turistico-commerciale del Salento cavalcando l'onda del nuovo ballo. Dopo di che fioriscono le scuole di "pizzica" e nascono cento maestri, ognuno in possesso della verità.

 

La "nobiltà" della pizzica è usurpata alla omonima musica con la quale si alleviavano le sofferenze dei sedicenti tarantolati. Di questa musica si ha traccia dal 1200 e documentazioni dettagliate dal 1600 ad oggi. I tarantolati tornavano alla vita seguendo la musica, con singulti prima e con movimenti in accordo alla musica dopo. E' probabile (ma non documentato) che la frenesia di questa musica venisse usata per l'allegria di alcune occasioni come matrimoni o feste e che in quei casi ci si muovesse a tempo di quella musica.  Nei repertori popolari  - registrati per una prima volta nel 1954 - le pizziche hanno un ruolo del tutto marginale, e così resteranno nelle registrazioni degli anni successivi, fino alla metà degli anni '90.

 

I vecchi dicono di averla ballata qualche volta "in ronda" in gioventù. Ma in quasi tutto il Sud (Campania esclusa) per decenni i balli della tradizione non li ha ballati nessuno, al punto che è a rischio il ricordo di quel modo di ballare.

La cosa più inverosimile è che questo popolo abituato ad una vita durissima, dopo  17 ore di lavoro, fosse solito ballare delle pizziche per sgranchirsi un po'.

 

Oggi in Salento tutti ballano il ballo inventato da Giorgio Di Lecce, tranne alcuni puristi che trovandolo incompatibile con la storia del Salento, ballano al modo dei vecchi. Io, pur praticando la "neo-pizzica" e andandone entusiasta, concordo col giudizio e aggiungo che se il corteggiamento previsto dal Di Lecce fosse stato anche solo accennato prima del 2000 in Salento, la donna sarebbe stata bollata "puttana" a vita e l'uomo si sarebbe beccato una coltellata dal fratello o dal padre di lei.

 

 

Nota  buffa di costume: nelle sagre del 2000 i "vecchi" sono ambitissimi da tutte le giovani neofite della pizzica e loro sono ben felici di agganciare le pollastrelle con l'esca di svelar loro il segreto della "vera" pizzica. E allora li vedi ballare una cosa che con la pizzica attuale non c'entra niente e che nessuno può dire se risponda a qualcosa davvero ballata un tempo o sia solo il ricordo di quel qualcosa, deformato nella attempata memoria e adattato alle ridotte capacità prestazionali dell'anziano. A guardarlo, però, quel modo di ballare mi è risultato simpatico e riposante e personalmente l'adotto anch'io quando la musica tira per le lunghe e la stanchezza comincia a farsi sentire, alternandolo a quello "settentrionale" indubbiamente più vivace e più ricco di espliciti richiami sessuali.

 

Le cose qui dette sulla pizzica non appaiano dettate dal desiderio di stupire dissacrando, né tanto meno da disistima. Sono un sincero estimatore di questo ballo del 2000 e ne riconosco il pieno diritto ad esistere quanto quello che non conosciamo (e che mai conosceremo) dei nostri nonni. La validità di queste moderne invenzioni sta nel senso stesso della cultura popolare di tradizione orale a cui la "pizzica" - e tutti gli altri balli che noi insegniamo - appartengono, una tradizione che ha diritto di vivere la sua vita, che vuol dire trasformarsi ed adattarsi ai tempi, senza stupide nostalgie per un passato che nemmeno conosciamo e senza imbalsamazioni in accademie che lo vorrebbero codificare.

E' fondamentale questo concetto per vivere le nostre lezioni. Sull'argomento invito a leggere la mia

 riflessione sulla cultura popolare di tradizione orale 

 

Detto questo, ecco in che "formato" offriamo queste trance di cultura popolare:

 

 

 

 

 

corso trimestrale di balli popolari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

stage (di 1 giorno) di balli popolari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

concerti a ballo di musica popolare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

viaggi-studio di 1 giorno nelle località note per i loro balli, in occasione di particolari riti religiosi, occasione anche d'incontro con la loro ottima gastronomia

 

 

 

 

 

 

 

una vacanza-studio in Salento nelle tre settimane di sagre intorno al ferragosto

 

 

 

 

 

 

bibliografia della cultura popolare

 

 

 

 

 

 

discografia della musica popolare

 

 

 

 

Concludo con una nota sul valore salutare di questi balli. E' importante leggerla perché, oltre al valore culturale e coreutico, i nostri corsi hanno una grande valenza fitness. Questa valenza è importante sottolinearla, perché mentre una palestra porta benefici fisici con dosi di sacrificio e impegno, da noi il benessere si consegue senza nemmeno accorgersene, con un divertimento immediato e un piacere che non fa nemmeno notare che si sta migliorando la forma fisica. Per non parlare delle ricadute sull'umore e sulla mente, che si ciba di armonia: quella della musica e quella del ballo.

Leggi in merito il ballo come palestra

 

Le fotografie sono di Mario Casale tranne la 2 e la 3:

1_ lezione all'Arcobaleno (nella foto Sandro Pasquali)

2_musicoterapia domiciliare ad una tarantata (nella foto Luigi Stifani, barbiere e violinista di Nardò)

3_contadini in Salento

4_giovani universitari di Torino alla ricerca della "verità" in una sagra salentina

5_anziano "affascina" una pollastrella romana col "segreto" della vera pizzica a Cannole (Salento)

6_gruppo musicale spontaneo fa musica all'Eremo di Sandorasgemo (Roccagorga, Basso Lazio)

7_(icona) lezione di tammurriata all'Arcobaleno (al centro: Sandro Pasquali)

8_(icona) stage domenicale all'Arcobaleno

9_(icona) il gruppo musicale le Tarantole di Sandro Pasquali

10_(icona) canti e balli sul pullman per la Madonna delle Galline (Pagani)

11_(icona) tamburellisti a Diso (Salento)

12_allievi dei corsi dell'Arcobaleno si esibiscono sulla piazza di Cutignano coinvolgendo il pubblico

 

Panoramica Corsi      Home Page