Quando ero bambino vedevo periodicamente riempirsi la città di

Manifesti e agli angoli delle strade gente gridare Comizi.

 Non capivo il senso della cosa perché non potevo credere che degli adulti, vedendo una faccia sopra un manifesto con una scritta del tipo “vota per me che sarà una pacchia!” davvero votassero per quello. Poi, da grande, mi son dovuto arrendere all’evidenza e concludere che invece è così.

 

Consapevole e impegnato politicamente sarà si e no l’1% della popolazione. Il resto, cioè la quasi totalità, è composto per un terzo da affezionati alla “sinistra”, “che faceva bene Stalin!”, e un terzo da affezionati alla “destra”, “che quando c’era lui i treni partivano in orario!”. C’è però un ultimo "terzo" che non legge nemmeno i pettegolezzi “di palazzo” sui giornali come gli altri due e che addirittura si vanta di tenersi estraneo alla politica. E’ questa la ghiotta posta in gioco di manifesti e comizi.

 

Una popolazione di imbecilli che resta influenzata dal tono della voce che i leader assumono nelle trasmissioni televisive (traduzione moderna dei comizi) e – cosa ecologicamente più dispendiosa - dalle facce dei deficienti che si appendono cartaceamente lungo le strade! Dove per imbecille intendo a termini di vocabolario “colui che vacilla sine baculo, senza appoggio, senza cognizione” e per deficiente “colui che difetta di qualcosa”, nel caso in questione di connotazione programmatica, a meno di scambiare lo slogan qualunquista che accompagna la foto per programma di gestione della cosa pubblica.