10 marzo 1929

Benito Mussolini, a sette anni dalla marcia su Roma, definisce

LUDI CARTACEI

tutte le procedure elettorali che hanno preceduto il

plebiscito fascista

che si sta per celebrare (24 marzo 1929).

In questa occasione al popolo italiano,

al posto di una molteplicità di liste di candidati presentate dai vari partiti

viene proposta una lista unica con sopra 400 nomi di fascisti

da votare o rifiutare in blocco

8.506.576 italiani l’approveranno; 136.198 no.

Il grande Statista si conquistava tre meriti:

aver capito che una lista unica

poteva essere passata come una “semplificazione”

foriera di comprensibilità e trasparenza, e

la semplificazione delle cose complesse è il grande miraggio del popolo

(infatti votò a favore il 98,33% degli italiani).

Secondo: dileggiando il sistema elettorale smascherava

la quantità di brogli che l’apparente trasparenza del sistema può nascondere.

Terzo: aveva il coraggio di dissacrare questo mito.

“Il re è nudo!”. In Italia nessuno ha più il coraggio del bambino di Andersen, tutti paralizzati in un linguaggio che non urti il consenso di nessuno. Uccisa da tangentopoli la balena bianca (la fu DC) tutti, a destra e a sinistra, con ogni attenzione cercano di accaparrarsene le spoglie: più di una dozzina di milioni di voti! Nella loro testa si è radicato il pensiero che ci si riesca tentando di interpretare lo sguardo bovino del popolo e adattandosi a quello che di volta in volta si crede essere la sua emotività. In questa prudenza un po’ mortuaria, un po’ bottegaia, si evita di parlare di “Resistenza” come sistema di valori alla base della nostra Costituzione Repubblicana, per non dispiacere i “repubblichini”, di laicità dello Stato immaginando che il popolo (“demos”) sia demos e cristiano. Per accattivarsi la componente “imprenditoriale" di quei milioni di voti un ex partito di lavoratori vende per “modernità” la flessibilità del lavoro e getta i lavoratori nel precariato. Per avere man salva, l’intero arco parlamentare osanna il bipolarismo anglosassone - storicamente adatto a disaffezionare gli elettori al voto – e affossa la rappresentanza proporzionale, che produceva in Italia uno dei più alti indici di partecipazione. E per non dispiacere l’America - grande democrazia! - si arriva a chiamare “pace” la guerra e migliaia di soldati partono per il fronte fuori dalle procedure costituzionali! Fuori da questa prudenza bottegaia, solo le trovate di Berlusconi; e ad ogni sua boutade, tutti dietro! Mi trovo così a stimare un pidduista, indagato di collusione con organizzazioni mafiose, profittatore di orfani, evasore fiscale ed elusore di leggi. Unica consolazione è pensare che non è per suo merito, ma per demerito di quella pletora di bottegai suoi colleghi, uno su dieci pure pre-giudicato.

ed ora la domanda:

 

Il termine “ludi cartacei” benché assai rispondente al vero

ha scandalizzato i posteri, perché convinti assertori della

"democrazia elettorale

come massima espressione di democrazia.

Oggi vari Stati - USA in testa - ne sono così convinti

che la esportano a suon di

bombe

in paesi manifestamente inferiori,

anche perché privi di tale forma democratica.

 

In altri tempi gli stessi Stati

hanno esportato una Verità Trascendente;

oggi “la verità” è la libertà di voto.

Così, fatta piazza pulita dei contestatori,

ai superstiti viene subito data la possibilità di “votare”,

a garanzia della probità degli intenti,

apparentemente di guerra,

conseguendo il plauso delle nazioni civili

rassicurate dalla applicazione ai superstiti

di questa garanzia di democrazia superiore.

 

Dal momento, però, che in nome di questa forma di democrazia

si operano tante distruzioni

e si immolano tante centinaia di migliaia di vite umane

sorge l’obbligo di interrogarci se questo dono che noi portiamo

è certamente e obbiettivamente

una cosa che valga quelle morti e quelle distruzioni.

 

A meno che le guerre

non siano mosse da “altri” fini