Montemarano

provincia di Avellino

3.000 abitanti

800 metri d'altezza

un freddo della madonna

in febbraio

sovente innevato

Amata dagli amanti dei balli popolari perché patria della montemaranese una tarantella processionaria molto divertente, che viene ballata in tempo di carnevale da tutti gli abitanti per ore al seguito di piccole scatenate orchestre di clarinetti, flauti, fisarmoniche e ovviamente tamburi a cornice, che percorrono ripetutamente lo strampalato corso del Paese. E' questo, infatti, l'unico "corso" credo al mondo a forma di Y. E non è l'unica stranezza. Il tronco di base della Y è via Roma e questa alla fine biforca - per formare la Y - in due strade. Però sia quella a destra che quella a sinistra si chiamano via San Francesco. La cosa straordinaria si spiega così: via S.Francesco è una lunga strada che percorre a forma di  U tutto il Paese e via Roma ci si innesta alla base, per cui più che essere la base di una Y è una mera traversa di via S. Francesco, solo che è esattamente sul fondo della U.

 

Descrivere a parole la montemaranese è ancora meno interessante della precedente dissertazione toponomastica. Per cui chi la vuole conoscere  ...venga nella nostra "scuola di balli popolari" e la imparerà

(vedi sul nostro sito "corsi icorso").

Del Carnevale di Montemarano parla in modo interessante Il Comune del Paese.

Riporto sotto fedelmente quanto trovo nel sito

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     Senza dubbio  il Carnevale rappresenta la più importante manifestazione folcloristica di Montemarano, un singolare fenomeno antropologico, la cui importanza e specificità, ormai, contempla una platea nazionale.

     Esso ha una tradizione secolare e ritorna, nella sua spensieratezza e nel suo anticonformismo, nei tre giorni prima delle Ceneri, con la sua tradizionale ed originale Tarantella montemaranese, la più sentita, praticata e complessa tarantella oggi esistente.

     La ritualità di tale danza (pare che abbia remote origini bulgare) è direttamente legata ai cortei processionali (le mascherate) del Carnevale, che si svolgono attraverso le strade principali del paese, seguendo il ritmo di questa danza, sempre più sostenuto fino al delirio. Durante il Carnevale di Montemarano è possibile notare frammenti di estasi collettiva, soprattutto quando il tempo del ballo sta per scadere e la sera segna la chiusura della grande festa. Infatti nei festeggiamenti del Carnevale confluiscono aspetti di diversi riti pagani.

      Innegabile è il carattere propiziatorio che richiama preistorici riti agricoli; evidente è il carattere liberatorio che determina l'impostazione anticonformistica ed estremamente satirica; questi caratteri si rifanno ai cosiddetti "Saturnalia", antica festa romana, che cadeva in dicembre, con significato propiziatorio e liberatorio.

     L'origine pagana del nostro Carnevale fu ripresa e divulgata nel XVII secolo dal poeta e scrittore napoletano, Giovanbattista Basile, che fu signore e governatore di Montemarano. Quel Carnevale è stato tramandato, nel suo aspetto originario, fino ai giorni nostri. A tale originalità va aggiunta la totale spontaneità della partecipazione della popolazione. In effetti la differenza tra spettatore e protagonista nel nostro Carnevale risulta quasi annullata.

     Infatti in questi giorni di irrefrenabile ballo della Tarantella montemaranese, accompagnati dall'originale lancio di confetti e guidati dai Caporabballo (originali Pulcinella montemaranesi), appassionati e curiosi giungono, sempre più numerosi, da diverse regioni italiane.

     Il Carnevale ha inizio già con la ricorrenza di Sant'Antonio Abate, 17 Gennaio (a Santantuono maschere e suoni) ed ha termine la domenica successiva alle Ceneri con "Carnevale morto", allorquando, dopo il commiato funebre-ironico da Carnevale e la lettura del suo grottesco testamento, ci si lancia in un'ultima danza sfrenata fino alla rottura, a notte inoltrata, della "Pignata", dalla quale fuoriescono biscotti e dolciumi, che simbolicamente rappresentano un buon auspicio per la primavera che si approssima.

    

 

 

 

 

 

 

Sempre sul sito del Comune di Montemarano c'è questa curiosa e interessante storia della tarantella di montemarano, cioè della "montemaranese":

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

         tutte le foto della pagina sono di Mario Casale

         In verità, per parlare della "TARANTELLA MONTEMARANESE" bisogna andare indietro nel tempo di molti anni e accennare, con precisione, alle persone protagoniste che elaborarono la tarantella "Montemaranese" con motivi e ritmi e melodie intonati ai movimenti.

     L'antesignano e protagonista della "TARANTELLA MONTEMARANESE" è Domenico AMBROSINO - familiarmente chiamato "MBRUSINO" che era accompagnato da Attilio BARBARO detto "PANZALONGA" coll'organetto ad otto bassi, da Domenico PICARIELLO detto "GIANNININO" con altro organetto a trentasei o quaranta bassi e da Mario CORRADO "MARUZZO RA LAVANNARA" detto "ULISSE" col tamburello o "tammurro".

      "Mbrusino" era un ottimo suonatore di clarinetto, conosceva molto bene la musica in quanto da bambino - abitando vicino alla casa di un maestro di musica  - imparò, si può dire, più la musica che a leggere e scrivere. Da giovane, poi, fu scritturato da quello, che nel frattempo aveva costituito un complesso bandistico denominato "La Banda Verde di Montemarano".  "Mbrusino" ne fece parte con un  clarinetto "Si bemolle". Di poi fu scritturato da altri complessi bandistici della provincia: Scrino - Lapio -Montefalcione -Sturno - Lauro di Noia - San Sossio Baronia - ed altri ancora.

     A quell'epoca molti giovani montemaranesi sapevano dì musica in quanto da ragazzi oltre ad essere apprendisti dell'arte o del mestiere, frequentavano anche i corsi serali di musica istituiti dal gran nobil uomo possidente Sig. Vincenzo TONI il quale portava avanti anche il complesso bandistico "Banda Verde di Montemarano".

     Dopo diversi e svariati anni, però, il complesso musicale non fu più riorganizzato e perciò i giovani che avevano imparato il mestiere oltre che a suonare, non facendo più parte del complesso bandistico, tornarono ad esercitare la propria arte o il proprio mestiere: - chi il sarto, chi il calzolaio, chi il falegname, chi il barbiere e chi anche il contadino. Per altro il lavoro di musicante era stagionale e durava in tutto tre o quattro mesi durante l'anno

     Soltanto "Mbrusino" oltre ad esercitare l'arte di calzolaio, continuava anche, durante i cicli estivi e festivi, ad essere scritturato come clarinettista dai vari concerti bandistici innanzi menzionati.

      Proprio lui che conosceva bene i vari generi di musica, quella classica, le melodie, gli inni, le serenate, le marce sinfoniche, i valzer, le mazurche, le polche, e  altresì i vari ritmi, le cadenze, le modulazioni melodiche, elaborò la "Tarantella Montemaranese" su i motivi dominanti o ricorrenti della seconda "Rapsodia Ungherese" di Franz LIZST, - focosa, appassionata, dinamicamente ritmica e la più famosa fra le quindici composte dall'autore.

      I motivi che "Mbrusino" suonava, ritmicamente intervallati, facevano in modo che tutti - dico proprio tutti - si divertissero: - dai bambini di tre o quattro anni ai più grandi, ai giovani, ai meno vecchi, agii anziani.

     E, qui, giova ricordare le simpaticissime persóne che facevano di tutto perché l'esecuzione della tarantella fosse più brillante. Inventavano cose molto geniali, anche piacevoli metafore per fare divertire. Corre l'obbligo di ricordare con tanta simpatia e con grande riverenza: - "Zi 'NTONIÒ 'O MERECANO" (Pulcinella) - " 'O PROSSOMO" - "MICHELE 'O BUCCIO" - " 'O CUMMISSARIO" - "MINIELLO" - "DON COSE' " -'NGILILLO 'O BUCCIO" - NINUCCIO 'O SEGRETARIO" (chiamato "Maschera 'e sola") - " Zi LISANDRO 'E MAOROTTO" che a novant'anni suonati faceva addirittura da Capo di Ballo.

       "Mbrusino" ha suonato la "Tarantella" - da lui medesimo elaborata - per tanti e tanti anni nella ricorrenza del Carnevale e nelle circostanze in cui era chiamato, anche per un sol bicchier di vino, fino a quando è stato in vita. Mai alcuno, però, ha potuto uguagliarlo o superarlo. Lo hanno potuto imitare, lo hanno potuto plagiare, ma mai sono riusciti ad essergli pari. La "TARANTELLA" era una sua CREATURA..

      Giacomo DI DIO, detto 'PUCA D'ORO"  - se ne da atto - da piccolo ebbe la fortuna di apprendere lezioni, col clarinetto, da "Mbrusino" prima ad orecchio e poi anche a musica - quando cioè frequentò il corso di musica istituito in Castelfranci e diretto dal Sig. Giuseppe CRESTA detto " 'O CÓMPARIELLO". "Mbrusino" aiutò molto Giacomino e lo fece suonare insieme con lui perché si rendesse conto delle melodie e dei ritmi come esercizi d'apprendimento e di progressione nel crescendo musicale. Moltissime volte gli fece suonare la "Tarantella" al suo fianco perché facesse anche esercizi di respirazione in quanto l'esecuzione del suono della tarantella richiede molto ritmo e molto fiato.

       Giacomino fu molto aiutato da 'Mbrusino" il quale - in ultimo - gli regalò tutti gli spartiti di valzer, di polche, di mazurche, di inni, di canzoni, di marce e tutto quanto potesse essergli utile per ben suonare. Gli raccomandò anche di non fuorviare mai dai ritmi e dalle melodie così come gli erano stati insegnati. Infatti - tutto era così bene modulato e cadenzato - quasi che, le maschere, quando sfilavano perle vie del paese, sembrava, avanzassero, con andatura solenne, come una processione danzante. "Mbrusino" è stato l'unico depositario e protagonista del suono della 'Tarantella Montemaranese". Giacomino "Puca d'Oro" ne è l'erede in quanto la suonò con lui e da lui ebbe ad apprendere gli accorgimenti, le sfumature, le fioriture e gli abbellimenti necessari da tenere in conto durante il suono per renderla sempre più bella, più ariosa, più sentita, più amata.

      E' da far notare che, attualmente - essendo sul mercato strumenti ed esecutori improvvisati e non all'altezza della situazione - la "Tarantella Montemaranese" ha perduto la sua originalità in quanto non ha più né ritmo, né cadenze come quella originale.

     Le fisarmoniche, gli strumenti tecnici ed elettronici hanno soppiantato gli strumenti originali della tarantella e del canto del folklore popolare: - gli organetti a otto o a quattro bassi, la ciaramella, i due flauti dritti di cui il sinistro era chiamato "femmina" e il destro ''maschio".

     Soltanto per ricordo - dico - i "flauti dritti" erano suonati egregiamente da Celestino COSCIA "STINO 'E COLA 'E STINO". Ora con le fisarmoniche e con gli strumenti tecnici ed elettrici la "tarantella" è eseguita a danno della fedeltà al modello melodico e, soprattutto, a danno della fedeltà al ritmo antico.

     La "Tarantella Montemaranese" ha la prerogativa di essere quasi intatta come musica. Non esistono testi letterari o frasi da poter accoppiare al suono e al ritmo della stessa. Ma quando  alcuni hanno voluto adattare e accoppiare alla musica frasi brevi o lunghe che siano, hanno falsato e distorto la bellezza del suono strumentale della tarantella e l'hanno reso esteticamente negativo.

       La 'Tarantella" con la sua melodia e col suo ritmo è piantata sostanzialmente sul complesso  strumentale:  -  Clarinetto  (o Ciaramella) Organetto,  Tamburello  e Castagnette.

       Molti suonano la "Tarantella"  cóme viene: senza tener conto del ritmo, delle cadenze in battere e in levare, senza tener conto del tempo "binario" o il composto 6/8 e delle sfumature di cui ha bisogno per essere più bella, più apprezzata e più amata.

    In conclusione la "Tarantella Montemaranese" quella cioè elaborata dal maestro di clarinetto "Mbrusino", attualmente, viene eseguita e suonata quasi perfettamente da Giacomino 'Tuca d'Oro" accompagnato con l'organetto da " 'NTUNIUCCIO BOCCHINO" e dal nuovo percussionista  'NGILILLO 'E CARAFIELLO (Angelo CORSO) in quanto il rinomato percussionista Antonio BOCCHINO " 'NTONIO 'E LETIZIA" è venuto a mancare non molto tempo addietro.

2 Febbraio 1999