Pagani: terra di tammurriate  in provincia di Salerno, ma proprio al confine della provincia verso Napoli, alla base della penisola Sorrentina e "sotto al Vesuvio" come Pompei o Torre del Greco.

 

35.000 abitanti (come ordine di grandezza), ricco mercato ortofrutticolo (unito a Nocera, rappresenta il terzo mercato italiano per volume di affari), perché sfrutta le risorse agricole della fertile valle del Sarno, l'Agro Nocerino Sarnese.

 

Perché è meta di pellegrinaggi? Perché nel XVI secolo delle galline, razzolando, portarono alla luce una tavoletta di legno sulla quale era dipinta un'immagine, individuata subito come Madonna del Carmelo.

 

Ora: la Madonna del Carmelo, come tutti sanno, è una "pre-Madonna ", nel senso che era una nuvola che nel IX secolo a.C. si fermò sul monte Carmelo, altura sulle rive del Mediterraneo che si eleva al centro dell'attuale Haifa in Galilea (Israele). La nuvola portò pioggia ad una terra inaridita da una lunga siccità. Il profeta Elia, che alloggiavva sul monte a quel tempo, prefigurò nella provvidenziale nube la donna che sarebbe stata madre di una incarnazione di un Dio che avrebbe salvato il mondo. La cosa l'aveva probabilmente sentita dal vicino oriente dove il Mahabarata cantava da secoli (dal 1400 o secondo altri studiosi dal 3100 a.C.) l'ottava e più importante incarnazione di Vishnù: Krishna, nato da una donna per salvare il mondo.

 

(a sinistra Krishna con la madre putativa 

a destra Gesù con la madre terrena)

 

A conferma della profezia di Elia, il 16 luglio del 1251 (quindi oltre 2000 anni dopo) la Madonna apparve ad uno degli eremiti che si erano andati ad isolare su quel monte, ed apparve proprio in forma di madre, quindi col "bambino" in braccio (e ovviamente circondata da uno svolazzare di angioletti infanti). E non si pensi che la cosa sia stata una allucinazione: dell'apparizione resta una prova concreta: uno scapolare, "l'abitino" come viene confidenzialmente chiamato nella religiosità popolare, che questa Madonna regalava al santo uomo. Né si pensi che questa sia una invenzione nello stile "Napoli impazza e Forcella vende": che lo scapolare sia di provenienza divina lo comprova il "privilegio sabatino" legato ad esso e ad esso solo: chi lo indossa si trova rimessi tutti i peccati e, dopo morto, si trova ad uscire  dal Purgatorio per direttissima il sabato successivo alla sua morte. Se non è prova questa...!

 

Una cosa è certa: l'area del monte Carmelo è una delle 529 aree protette dall'UNESCO nel mondo, come "riserve" per mantenere caratteristiche vitali sul pianeta, di ciascuna proteggendone le bio diversità. Come dire? una cosa buona il Carmelo l'ha fatta.

 

La Madonna del Carmelo (o Carmine come viene anche detto) si festeggia dunque il 16 luglio, ma avendo le galline scoperta la sua effige a Pagani "l'ottava di Pasqua", la Madonna del Carmine "in versione Galline" si festeggia l'ottava di Pasqua, cioè la domenica successiva alla Pasqua. (Come è noto, seguendo gli ebrei un calendario lunare e non solare, le loro date sono mobili e quindi "l'ottava di Pasqua" è mobile).

 

Ma a Pagani, per chi è assetato di cose dello spirito, si va anche per venerare le spoglie di Sant'Alfonso Maria de Liguori. Noto a tutti come compositore di "tu scendi dalle stelle", la mitologia specializzata ce lo tramanda per due fatti strabilianti: a Foggia, nella cattedrale, mentre predicava nel 1735, fu avvolto da un fascio di luce e tutti lo videro levitare da terra. Ma ancora di più: nel 1774 ebbe il dono dell'ubiquità, apparendo a Roma al capezzale del papa morente, che lo aveva da anni per amico di grande conforto, mentre tutti i suoi familiari lo continuavano a vedere nella sua casa vescovile a Sant'Agata de'Goti, benché immobile su una poltrona.

(S.Alfonso Maria de Liguori a sinistra da giovane, a destra da vecchio e colpito da artrite)

 

 

I pellegrini possono oggi venerare a Pagani nella Basilica Pontificia di Sant'Alfonso le sue reliquie disposte

"...in ordine anatomico"

(!?) (così in una guida del luogo) in una cassa d'argento, base di una statua lignea del Santo.

 

Fuor di divagazioni mistiche, Alfonso, benché di agiata e affermata famiglia e benché lanciato nelle arti forensi come giovanissimo e brillante avvocato prima di prendere i voti, curò l'istruzione delle  classi più umili alle quali portò lo spirito e i racconti del Vangelo ricercando sempre le parole più comprensibili per il suo uditorio e le più adatte modalità comunicative, in questo proponendosi modello per chiunque di noi voglia riprendere oggi a far politica davvero con la gente.

 

(a sinistra: arco celebrativo innalzato durante la festa di S.Alfonso

a destra: Basilica del Santo a Pagani)

 

Ma torniamo alle galline di Pagani e alla loro festa. La tavoletta rinvenuta da queste bestiole fu forse sotterrata per salvarla dalla distruzione degli iconoclasti, e in questo caso risalirebbe a circa l'VIII secolo dopo Cristo. Data infatti dal 600 all'800 d.C. il movimento iconoclasta che, partito da Bisanzio, riusciva a far sentire la sua foga distruttrice anche nella penisola italiana. Nella corte Bizantina si affermavano infatti i pauliciani che, sensibili alle idee provenienti dal mondo mussulmano, che sosteneva che la divinità non è rappresentabile per la sua essenza immateriale e che ogni rappresentazione del divino può portare il volgo all'idolatria, dichiaravano contrario alla religione cristiana il culto delle immagini, e per passare dalle parole ai fatti, distrussero opere d'arte e libri miniati insieme alla paccottaglia popolare, forti dell'appoggio militare della corte imperiale. Il paulicianesimo fu combattuto dalla corte papale romana come eresia, perché questa sosteneva invece che essendosi Dio incarnato in Cristo (si diceva prima di Krishna...) era divenuto rappresentabile e decretare sacrilega la raffigurazione del divino, corrispondeva a negare la natura umana del Cristo; quindi: scomunica.

Nell'incertezza degli esiti delle lotte per il si e per il no alle immagini, il nostro misterioso proprietario della tavoletta della Madonna potrebbe averla seppellita nell'aia di casa per proteggerla.

Altra ipotesi è che sia stata sotterrata per sottrarla alle feroci incursioni e razzie dei saraceni, ammesso che una tavoletta di nessun valore avesse potuto distrarli dalle altre loro faccende (per altro i saraceni erano molto attesi per la loro fama di instancabili stupratori, della quale godevano pur non essendo rumeni...)

 

Disseppellita, l'immagine fu conservata nel piccolo oratorio dell´Annunziatella, detto anche Spogliaturo, perché lì i confratelli , prima di accompagnare i morti alla sepoltura, si svestivano dei loro abiti per indossare quelli prescritti dal rito.

Ma la tavoletta, benché sopravvissuta a iconoclasti e saraceni, accusava il deterioramento della lunga sepoltura. E quando si cominciò a pensare che fosse necessario restaurarla, ecco che uno storpio venne da quella miracolosamente guarito. E mentre si infervorava la fede nella folla ben altri 7 miracoli operò la santa effige ! prova tangibile di come le speranze siano contagiose tra i disperati e quanto, una volta nate, siano in grado di salvarci. Basta: nel 1610 accanto all´oratorio dell´Annunziatella  iniziò la costruzione di una vera chiesa e  la tavoletta fu riprodotta su più dignitosa tela. Del resto il popolo lo sapeva, che quella tavoletta era miracolosa; non sarebbe riaffiorata al mondo ad opera di umili galline! Gli dei, già nella mitologia pagana, amano apparire ai mortali - e sovente ai più umili - attraverso sembianze o opere di umili animali; per cui il popolo, che cattolico è ma pagano è stato, queste cose le sa... E perciò quel popolo chiamò quel santuario, da che fu ultimano nel XVIII secolo,

"Madonna delle galline".

 

La festa:

Nel pomeriggio del venerdì in Albis si svolge il rito dell´apertura del Santuario. Gruppi di fedeli battono le pelli di capra delle loro tammorre, cantano ´a figliola e danzano in cerchio tammurriate fino a quando le porte del santuario vengono aperte e vengono liberati colombi e tortore.

Il canto a figliola è quello Intonato da un solo cantore al quale si unisce poi il coro dei presenti

e si contrappone alla fronna, che è un canto a distesa da parte di un cantore solo.

La tammorra è un tamburo a cornice di grande diametro, spesso - ma non sempre - privo di sonagli,

dove si battono i 4/4 della tammurriata, nome di un genere musicale e di un ballo

appunto di tradizione campana.


Dopo l´apertura, la festa religiosa continua la domenica in Albis con la Processione. Ed ecco arrivare noi con il nostro pullman. La statua lignea ottocentesca della bella Madonna dai boccoli d´oro e con gli occhi azzurri, tipici delle giovani madri palestinesi, attraversa vicoli, cortili; i fedeli fanno volare coriandoli dai balconi e dalle finestre addobbate con drappi. I più devoti offrono galline, colombi, pavoni e quelli, più devoti ancora, soldi.

 

 

Soprattutto negli antichi cortili viene esposto con grandi addobbi un quadro della Madonna: sono i toselli (dallo spagnolo dossel, baldacchino) piccoli altari devozionali realizzati con drappi e lenzuola del corredo da sposa. E ogni cortile si trasforma con una scenografia all'interno della quale sono invitati tutti i pellegrini. Si, perché, al di là della devozione, nei cortili vengono allestite tavolate dove, con modestissimi contributi, si possono mangiare le specialità locali e bere dell'onesto vino spesso fatto in casa.

 

E dal momento che i nostri viaggi sono rivolti allo studio dei riti religiosi, dei balli popolari, ma anche delle tradizioni gastronomiche, è doveroso a questo punto precisare quali siano le specialità culinarie su riferite:

 

 

carciofi arrostiti alla brace

poi serviti togliendo le foglie più esterne servite come crogiuolo di cottura, che comunque è lenta e a bassa brace

tagliolini al ragù

realizzati con semola di grano duro e uova, 2 o 3 millimetri di larghezza, simili agli spaghetti ma a sezione piatta, preparati dalle donne nei giorni che precedono la celebrazione, rigorosamente conditi con ragù di carne.

La devozione garantisce di buon augurio uno "schizzo" di ragù sulla camicia, "schizzo" per altro difficile da evitare mangiando tagliolini, e quindi prossimo a quella interpretazione di buon augurio che i teatranti attribuiscono a pestare involontariamente degli escrementi prima di entrare a teatro... Voglio dire l'arte di trasformare in consolatorio buon augurio un contrattempo.

casatiello

tortino di pasta di pane lievitata naturalmente, reimpastata con sfrittoli ottenuti scaldando lardo per ottenere strutto con cui oliare l'impasto, e con salumi. Messo in teglia a ciambella, viene guarnito con uova ancora col guscio. Queste sono in genere trattenute da una gabbietta realizzata con striscioline di pasta messe in croce. Uscite dal forno,  le uova nel guscio si presenteranno sode con tuorlo dai decisi riflessi verdi.

 

Come si vede, al di là dell'omaggio alle galline attraverso le uova, a farla da padroni sono i prodotti della terra e massimamente il grano. Questo perché la Madonna delle Galline ha preso il posto del precedente culto a Demetra, dea della terra e della fecondità, festeggiata in tutte le regioni in prossimità del rinascere della Primavera. E il culto della Terra, in ogni regione, basa sull'offerta e sull'uso dei suoi prodotti.

 

Tornando alla Festa:

Prima di rientrare al suo Santuario, la Madonna si reca in piazza Sant´Alfonso per ricevere le due galline che Sant´Alfonso personalmente amava offrirle.
La festa dura sino all´alba del lunedì quando i "tammmorrari" si recano al Santuario a consegnare le tammorre che il Priore depone ai piedi della Madonna.

(La sera del lunedì inizia poi a Pagani il " Ritmofestival", festival di musica popolare con esibizione di paranze locali ed artisti di fama internazionale, su di un palco allestito sul sagrato della Chiesa Madre).

 

Quanto ai "Toselli"

ho trovato questo simpatico e interessante elenco

che invito a leggere perché permettono di entrare nello spirito del luogo

 

01-TOSELLO STORICO’E L’AFRICANO” Via Mateotti – devoto Francesco Tiano

02-Tosello “a Giacchino Moscariello’” Vicoletto Striano – devoto Mimmo Carrara

03-Tosello “Cortile Forino”  Via Malet -  devoto Girard ‘a fisarmonica

04-Tosello “ra’Torre e’ Curtignan’” Via Malet – devota Filomena Pappalardo

05-Tosello “sott’ campanell’” Via Malet-Vicoletto Striano – devoto Pasquale Sorrentino

06-Tosello “ro’ Cartuccia” Via Malet Pal. Laperuta – devoto Gigino Serra

07-Tosello AMNIC Via Perone – devoto Mario D’Antuono

08-Tosello “ra’ Addulurat’” Via Pagano – devoto Ciccio Buonfiglio

09-Tosello “Via Nova” Via Criscuolo –  devoto Ludovico Mandiello

10-Tosello “AMreG Via Criscuolo – devoto Mimì ‘o Maoista 

11-Tosello “Casa Campitiello” (edicola votiva) Viale Trieste – devoto Carminuccio ‘o pittore

12-Tosello “’e Casa ‘e l’Ara” Via Amendola – devoto zì Raimondo Ferrajoli

13-Tosello “’a Tuppona” Via Astarita – devoto Nicola ‘o marmista

14-Tosello ”do’ Mangarella” Via Astarita – devoto Luca ‘o figlio ro’ sart’

15-Tosello “ro’ Barone ‘ncopp ‘e palazzin’” Via Roma – devoto ‘o Barone

16-Tosello “ro’ Conte” Via Zito angolo Via Ferrante – devoto Peppe Cesarano

17-Tosello “’ncopp ‘a Strettola” Via Marconi angolo Via De Rosa – devoto Ciccio ‘o fuchist’

18-Tosello “ Tosello ro’ Prolungament’’” Via Mangino – devoti “Comitato di quartiere via B. Mangino”

19-Tosello “Palazzo Tortora” Via Marconi – devoto Enzo Caputo

20- Tosello “’Ntunino ‘o ‘Pparatore” Via Marcomi – dedicato ai Comuni gemellati di: Montoro Inferiore, Vaglia, Prato, Muro Lucano, Fontanellato

21- Tosello “Carminello ad Arco” Via Lamia – devoto Enzo Violante

22- Antico pollaio del tufo – via Marrazzo, 4 – devoto Giggino ‘o Peng’

 

E i balli?

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